Almost Human - CineFatti

Almost Human: Pilot & Skin (Brad Anderson, Michael Offer, 2013)

La conclusione di Fringe ha lasciato un vuoto nella televisione statunitense, niente più fantascienza seguita da milioni e milioni di telespettatori, il povero serial Falling Skies non è riuscito neanche per un secondo a spodestare l’agguerrito collega prodotto da J.J. Abrams, l’uomo di cui nessun canale può ormai fare a meno. Sembra dunque giusto che a ridare spazio al sci-fi sia proprio lui, ancora, questa volta producendo il concept di J. H. Wyman, già tra gli autori di Fringe nonché regista dell’ultimo episodio di una delle serie più amate di questi ultimi anni.

Il presente futuristico di William Bell e Walter Bishop passa in secondo piano, l’evoluzione tecnologica diventa oggetto di studio di tutti i giorni e l’anno non è più il nostro ma è il 2048. L’evoluzione scientifica non è più sotto controllo, annuncia una voce narrante al prologo del pilota di Almost Human – diretto dall’ottimo artigiano Brad Anderson – la criminalità è in aumento e le forze dell’ordine sono sovrastate dall’illegalità, motivo per cui, gli androidi entrano a far parte del corpo di stato per rimpolparne le fila.

Durante una delle tante operazioni di John Kennex/Karl Urban qualcosa si spezza, il suo ex partner umano viene ucciso, lui perde una gamba e rimane in coma per quasi due anni, per risvegliarsi con un odio viscerale verso la sua controparte robotica.

Il concept di Wyman è questo: un futuro dominato dalla tecnologia non è il posto adatto per un poliziotto ancorato al rapporto umano, all’idea di un lavoro di squadra tra esseri umani contro esseri umani. Un po’ troppo simile ad Io, Robot, forse. Ma è il 2048 e la realtà va accettata così com’è’ e dunque nulla di originale esiste nell’idea di base di Almost Human, il cui titolo si riferisce al secondo protagonista della serie Dorian, interpretato da Michael Ealy, androide di generazione inferiore ma con tratti umani ben definiti e una vera e propria personalità.

Un buddy cop insomma, un richiamo a quando un tempo il problema era poliziotto bianco e poliziotto nero, un po’ come La calda notte dell’Ispettore Tibbs, oppure Alien Nation, dove la razza dominante ha delle difficoltà ad accettare quella inferiore ai suoi occhi. Non c’è dubbio che Wyman non si sia sforzato molto per creare Almost Human, saccheggiando qua e là il cinema degli anni Ottanta e Novanta per creare una serie dal futuro antico dove nulla ha un vero sapore di nuovo.

Se da un lato il futuro degli anni Ottanta nel nostro presente non ha un grande appeal, il protagonista Karl Urban ce l’ha ed è esattamente quel che promettevano i primi trailer: una serie d’azione, investigativa a tratti, dove Urban ci delizia con il suo tipico atteggiamento da badass confermandosi uno dei migliori attori del cinema di genere oggi in circolazione. Lo stesso non si può dire della sua controparte Ealy, ma dalla sua ha una recitazione efficace, macchinosa a sufficienza per non far dimenticare la sua natura, rivelata solo dagli occhi azzurri e la classica luce blu che spunta da un qualche parte. J. J. Abrams ormai l’ha deciso: il futuro della tecnologia è blu.

La fantasia di Fringe non è stata dunque riprodotta e la natura nerd del team di J. J. Abrams ha avuto la meglio. La sensazione è che persino l’epoca in cui non viviamo debba sottostare a degli standard di familiarità: noi tutti conosciamo i touch screen proiettati in tre dimensioni nell’aria (blu ovviamente) tutti conosciamo la voglia di essere umani dei nostri futuri androidi, tutti conosciamo il classico mercato nero dove medici senza scrupoli e sex-bot operano lontano da sguardi indiscreti.

Forse è proprio per questo che Almost Human ha i numeri del successo: azione e conoscenza. Non è richiesto alcuno sforzo da parte dello spettatore né grande immaginazione, ma solo il desiderio di mostrare un mondo vicino e lontano allo stesso tempo con cui si può dialogare come se lo vedessimo da sempre. È chiaro che Wyman non avrà la stessa fama dei creatori di Fringe né di Lost, ma per lui si prospetta una buona vita nella televisione USA, nel suo slot di lunedì, prima dell’ennesimo inutile episodio di The Walking Dead. Vedremo se in futuro non si apriranno altre porte.

Fausto Vernazzani

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