World War Z (Marc Forster, 2013)

di Fausto Vernazzani.

Il buon Marc Forster per anni è riuscito a farsi voler bene con storie interessanti, intriganti o addirittura lynchane. La sua filmografia è però un grafico in disperata discesa, una caduta libera senza paracadute che con il successo di Mendes alla regia di Skyfall si è trasformata in schianto a causa di tutti i paragoni con il “peggior 007”, Quantum of Solace. Un brutto colpo per chi con l’adattamento de Il cacciatore di aquiloni sperava di riconquistare l’Academy come accadde con Neverland, tanto brutto che dopo il fallimento con James Bond, è stato necessario darsi ad un comune e banale film d’azione come Machine Gun Preacher. Non si sa come, forse per disperazione, gli Studios abbiano deciso di affidare a lui il salvataggio di World War Z, film la cui pronuncia è ancora materia di discussione in terre anglofone. Dal romanzo di Max Brooks (figlio di Mel) da cui è tratto, il film si discosta di netto.

Non interviste in giro per il mondo per scoprire come tutto è iniziato, ma la caccia al paziente zero di una pandemia che ha trasformato miliardi di persone in creature molto simili a degli zombie. Gerry Lane/Brad Pitt è un ex-agente delle Nazioni Unite riuscito a fuggire grazie ai suoi contatti ad una prima orda che ha assalito lui e la sua famiglia tra le strade di una tranquilla città. Poche storie e poca emozione, Gerry salva se stesso, sua moglie e i figli, facendosi trasportare su una portaerei dov’è trattato con tutti gli onori, finché non viene spedito da una nazione all’altra per capire come fermare la pandemia attraverso la ricerca della sua origine.

Un film dalla storia turbolenta, con continui cambi di budget, scene da rigirare e situazioni particolari. Per Forster non deve essere stata una passeggiata e il risultato si vede nella sceneggiatura scritta a sei mani da Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard e l’ormai onnipresente Damon Lindelof. Caratteristica di quest’ultimo è l’inserimento di scene prive di senso alcuno, create al puro scopo di riempire i buchi: ex-agente dell’UN sente in TV che la Legge Marziale è stata applicata nel suo paese e non si informa? Questa è solo una delle tante curiosità su World War Z, il cui climax si può forse annoverare tra i più brutti degli ultimi quindici anni. Ci sono soluzioni che semplicemente non possono essere accettate come tali, non in questo modo così sbrigativo.

Ma al team Forster non importa, perché Brad Pitt è nato per fare uno spot alla Pepsi, una pubblicità nel mezzo di una scena clou che già aveva lasciato a bocca aperta per la sua, diciamocelo, stupidità. Ma ci sono i paesaggi, costruzioni narrative ad incastro e il genio d’un personaggio protagonista che con i soli occhi, da molto lontano, riesce a capire ogni cosa senza nemmeno fare un test di alcun genere. Lo spoiler dovrebbe essere consentito nel momento in cui ci si trova a simili bassezze come nel caso di World War Z, l’unico film di zombie in cui non si vede neanche una goccia di sangue. Violenza sfumata nel nulla, forse Brad Pitt non aveva alcun desiderio a prender parte a un film che i suoi bambini non potessero vedere. Ma tutti gli appassionati del genere zombie non saranno per nulla soddisfatti dagli effetti speciali fini a se stessi, da questi infetti maratoneti e dai noiosi dialoghi che costellano l’intera opera. Per Marc Forster non deve essere stato simpatico venir a sapere che gli Studios temevano il flop, ma fortuna sua così non è stato, pur non rientrando tra i film di maggior successo dell’anno, cosa che potrebbe pregiudicare il suo prossimo futuro, dove vedere un ritorno a quelle storie commoventi, dolci e divertenti non sembra essere più all’orizzonte.

 

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3 pensieri su “World War Z (Marc Forster, 2013)

    1. Pacific Rim è di un altro universo proprio, è un film, prima di tutto. World War Z è come la lattina di coca cola con i nomi scritti sopra: un’operazione commerciale (riuscita anche male).

      Fausto

      Mi piace

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