Il nuovo Millennio e la situazione sociale ideale per lo sviluppo dello zombie

Dopo la crisi della cinematografia non morta durante gli anni Novanta, con l’avvento del Duemila lo zombie ha un boom improvviso e torna alla ribalta. I tempi sono cambiati e siamo nell’era della globalizzazione, dove Internet è, ormai, in quasi tutte le case e rende la comunicazione più facile e veloce ma, spesso, senza filtri efficaci sviluppando, così, nuove paure e timori che proprio grazie a questa grande facilità di diffusione contagiano tutto il mondo. Non c’è metafora più calzante della condizione umana e delle paure dei contagi di nuove malattie se non il nostro amico zombie.

In questo nuovo millennio si sviluppa notevolmente, proprio per il motivo della su citata diffusione delle malattie contagiose, una delle categorie dello zombie che, nei decenni precedenti, aveva mosso i primi passi: lo zombie diventato tale a causa di un morbo. Morbo, malattia e virus sono le parole che, nel Duemila, spaventano di più la gente; gli alieni e le bombe nucleari hanno lasciato spazio alle fatidiche armi di distruzione di massa e alle armi batteriologiche.

Negli Stati Uniti e nel resto del mondo, dopo l’11 Settembre 2001, il nemico comune è diventato il terrorismo che adotta metodi infimi per provocare più vittime possibili in poco tempo trovando, quindi, nelle armi batteriologiche, il mezzo perfetto per ottenere il proprio fine. Per porre un freno al timore sempre crescente tra le popolazioni e far fronte a questa minaccia, i vari governi si sono rapidamente attrezzati con norme di sicurezza sempre più dure e attente che daranno molte idee a chi si cimenterà nel cinema zombie. Tra questi paesi si sono distinti, in particolare, gli Stati Uniti che, nel 2007, hanno emanato il John Warner Defense Authorization Act, seguendo la linea del Presidente George W. Bush, e autorizzando in sostanza l’uso dell’esercito in caso di disastri naturali, di epidemie o di emergenze per la salute pubblica. In questo modo la guerra alle pandemie è stata ufficialmente approvata dopo che ci fu la comparsa delle emergenze mondiali dovute alla diffusione della SARS nel 2003 e, nel 2009, all’influenza A di tipo H1N1, conosciuta come “Suina”, cosicché tutto il mondo venne contagiato non tanto dalle malattie, ma dalla paura.

zombie che marciano in La Terra dei Morti Viventi

Ed è in questo clima che si sviluppa notevolmente, come detto, il filone dedicato allo zombie di origine virale, facendo sì che la quasi totalità della produzione dedicata allo zombie dal Duemila ad oggi veda come causa scatenante del ritorno in vita dei morti una malattia; cambiano le modalità di creazione, le causa e le finalità del motivo per cui gli zombie vengano creati, ma diventa fisso lo schema degli zombie contagiati da un morbo e che, a loro volta, con il loro morso, portano il contagio a livelli planetari.

Del resto lo zombie è  una creatura dotata, oltre che dalla persistente capacità di penetrazione nella cultura di massa, di un fiuto infallibile per le annate di crisi. Quando sembrava essersi assestato nell’arcaico panorama delle leggende caraibiche, il 1968 lo fa irrompere, per mano di George Romero, nei conflitti della modernità. Nel momento in cui la natura disegnata per lui dal maestro sembra non offrire più spunti, ecco la crisi dell’aviaria e la crisi economica globale del 2009 a risputarlo fuori. Più cattivo e più agguerrito, figlio malevolo di una nuova truppa di scrittori, sceneggiatori e cineasti. Curioso il fatto che, secondo una recente ricerca, gli americani sono più preoccupati di perire assaliti dagli zombie che di cadere vittima di un assalto terroristico.

Ringraziando, e non lo si può fare mai troppo, una delle fonti principali di questi focus che è il libro di Arona-Pascarella-Santoro L’alba degli zombie, nel prossimo focus vedremo lo sviluppo prettamente cinematografico dello zombie attraverso i film e le tappe principali di questo primo decennio degli anni zero.

See You Soon,

Roberto Manuel Palo

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