Cha Cha Cha - CineFatti

Cha Cha Cha (Marco Risi, 2013)

Un Cha cha cha che non si balla.

Alla bionda piacciono ricchi e criminali. Oppure, Il detective Corso non sta a guardare. Titoli che sarebbero stati più interessanti di Cha Cha Cha, un richiamo a quando in Italia si giravano per davvero gialli e noir mettendo in prima pagina le atmosfere e la denuncia e dando ai personaggi uno stile più che una forma vera e propria.

Qui invece di forma ce n’è troppa, Marco Risi, definito sulla carta come un regista impegnato per aver diretto Fortapàsc, vuole a tutti i costi stupire con una regia sporca come lo Stato, invisibile e crudele protagonista del giallo Cha Cha Cha.

50 sfumature di giallo

Giallo perché così è stato decretato dal regista stesso, una sorta di Padre Maronno che però almeno con la sua grande rivelazione del giallo! disse una verità constatabile da chiunque, cosa che non si può affatto dire del film di Risi.

Un giallo, un noir, come se l’affiliazione a un determinato genere fosse sufficiente a giustificare tutte le scelte registiche e di sceneggiatura, riconducibili a un lento e insensato ritmo televisivo anche nei momenti che vorrebbero omaggiare David Cronenberg e il suo La promessa dell’assassino, la cui celebre del combattimento nella sauna è replicata da un palestrato Luca Argentero (il detective Corso) protagonista vuoto e antipatico sin dal primo minuto.

Ma Argentero non è Viggo Mortensen, ed Eva Herzigova non è un’attrice, ma solo una bella bionda piazzata per fare da conquista romantica (molto condivisa a quanto si lascia intendere nel film) per un Cicerone il cui scopo nella vita è ignoto per l’intero primo quarto d’ora del film, fin quando non si scopre la vicenda che avrebbe dovuto incantarci (secondo loro) sin dal primo minuto.

Il fatto è questo

Corso è un ex-agente di polizia che dopo un “fatto” ha deciso di mettersi in proprio, contro la polizia di Stato rappresentata da Torre (Claudio Amendola).

Gli incarichi sono i classici, fotografie alle donne di qualcuno – donna oggettificata e sempre colpevole di adulterio – ma spiare Tommy, il figlio della sua ex-amante Michelle (Herzigova), è un lavoro semplice, finché un auto non lo uccide lasciando crescere i sospetti sul suo potente patrigno (Pippo Delbono).

Sbagliando non s’impara

Da un paese così legato al cinema americano come l’Italia sorprende vedere come ancora nessuno sia riuscito a imparare la lezione: il mistero non lo crei evitando di raccontare alcuni dettagli, la sigaretta non è sufficiente a fare di un personaggio una figura oscura, dei docili cani che leccano le ferite di un cadavere non sembreranno mai un branco di randagi affamati.

Risi, è chiaro, è nel panico, non ha idea di come dare il La al suo Cha Cha Cha, tant’è che gli affibbia a forza un titolo vagamente sarcastico, terminando il suo capolavoro della Noia (tra la A e la R c’è poca distanza su una tastiera) come un episodio qualunque de La Signora in Giallo. Forse un’altra citazione, oltre al classico poster affisso “per caso” sulla parete (Gilda).

Ma è un giallo e Marco Onorato, a cui è dedicato il film (sigh), accende i toni su quei colori conferendo un’aura dark al solito Colosseo, al solito Altare della Patria e alle solite Piazze, senza che Risi si sforzi di fornire una nuova angolatura, un senso per cui questa nostra Capitale debba essere di colpo vista come un luogo di intrighi, intercettazioni e lussuria.

Un velo da stendere

È sufficiente un trans per sconvolgere? Basterà parlare di cose porche per far capire che tutti hanno dei segreti?

La verità è che il popolo italiano o vive tra le nuvole al punto da stupirsi con le solite immagini trite e ritrite prese dalla cronaca modaiola oppure ha un cuore troppo debole.

Altri cuori vedranno invece il battito calare rapidamente, le palpebre saltar giù e i neuroni impegnati in altre attività, nell’attesa che la lancetta dell’orologio annunci la fine di un film così poco serio che sente di dover ringraziare Nino Frassica per una breve quanto fine a se stessa apparizione in coda.

Stendiamo un velo giallo e pietoso.

Fausto Vernazzani

Voto: 1/5

2 pensieri su “Cha Cha Cha (Marco Risi, 2013)

  1. Secondo me è un problema vasto. Tu capisci che se in francia mi girano L’ultima missione con Daniel Auteil, e insomma mica è la stessa cosa di un argentero qualsiasi.
    Capisci che il casting è importante,mica lo fai sfogliando vecchie riviste di moda, o programmi tv.
    Capisci anche che determinati generi la trama è il pretesto per mettere in scena il furore,il malessere,la malinconia,lo scontro finale tra chi è distrutto perchè onesto contro i farabutti.
    Ma io temo che questo in Italia …lassa perde va…lassa perde

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  2. Questa Italia conosce solo la superficie dei problemi, non riesce ad analizzarli fino in fondo. E’ come se avesse un vocabolario davanti e leggesse solo le parole, ma non quello che c’è oltre i due punti, quel ch’è necessario per poter trasmettere il malessere. Daniel Auteil riesce a farlo poi solo con una espressione del volto – è uno dei più grandi attori contemporanei non a caso, o no? *_* – Argentero anche se fosse una sua unghia, così diretto non potrebbe mai far nulla. La sceneggiatura è importante anche per chi recita, rovina anche la loro interpretazione, quando non sono dei maestri! Incrociamo le dita per il prossimo giallo, va’…

    Fausto

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