After Earth (M. Night Shyamalan, 2013)

After Earth è il nuovo clamoroso fallimento di M. Night Shyamalan – di Fausto Vernazzani.

Su qualche sito internet sconosciuto ai più deve esistere un documento da compilare per abbonarsi ai Razzie Awards, gli Oscar per i peggiori film dell’anno, e M. Night Shyamalan sembra essere uno dei più assidui lettori/vincitori insieme al sempreverde Adam Sandler. Passare da film drammatici e dall’intenso lavoro di introspezione sui personaggi come Il sesto senso e Unbreakable, a operette prive di spessore come The Last Airbender e After Earth è un salto che non fa altro che segnare il declino di un regista da considerarsi ormai artisticamente moribondo.

Soggetto di Will Smith, After Earth è ambientato in un futuro imprecisato, a millenni di distanza dall’esodo dell’uomo dal pianeta Terra, devastato da una razza capace di inimicarsi le altre forme di vita di questo e degli altri universi. Decisi a sopravvivere su altri pianeti, gli uomini si scontreranno con una razza aliena con l’abilità di fiutare la paura degli uomini, creature da cui ci si può difendere solo con la tecnica della “spettralità” inventata dal Generale Cypher Raige (Smith Sr.). Eliminando ogni traccia di paura dalla propria mente, i Ranger, soldati addestrati a questo scopo, riescono a rendersi invisibili al naso del nemico, fornendo la prima arma contro l’estinzione.

Tutto questo riassunto in pochi minuti simili a un trailer, un background che ci presenta Will Smith, guerriero forte e implacabile, genitore di un ragazzino incapace di seguire le sue orme, Kitai Raige. Interamente pensato per costruire un portfolio a Jaden Smith, After Earth prosegue in maniera del tutto diversa dai presupposti costruiti nei primi minuti, presentando una semplice rincorsa all’amore del padre da parte del figlio “abbandonato” dal soldato sempre in guerra, e, ovviamente, solo tramite un’esperienza vissuta insieme riusciranno a ricostruire quel legame spezzato. Tale avventura sarà uno schianto su un pianeta in quarantena, la Terra, dove tutto si è evoluto per eliminare l’uomo.

Tanto di quanto si vede è stato già letto o raccontato in altri film, il tema ambientalista anche non sorprende, ciò che colpisce è solo il production design di Thomas E. Sanders – presto al lavoro per Crimson Peak di Guillermo Del Toro -, abile nel creare un ambiente futuristico con probabili invenzioni e architetture già oggi sperimentate, permettendo allo spettatore di immergersi in un ambiente con qualcosa di familiare pur spiazzandolo completamente. Un peccato che gli spazi debbano poi lasciare aria alle foreste, ma il design lascia il testimone all’eccellente fotografia di Peter Suschitsky che copre la regia abbozzata di Shyamalan, fatta di tempi mal calcolati e situazioni il più delle volte poco interessanti e decorate da inquadrature fin troppo finte per incastrarsi nel letto d’un fiume che dovrebbe scorrere veloce.

Convince poco l’intera essenza del film, dominata dalle “coraggiose” presenze di Will Smith e del pessimo Jaden Smith che hanno impedito per l’intera durata della produzione l’accesso di qualunque altro personaggio o star maschile che potesse competere con loro. Del resto è per questo stesso motivo che Smith rifiutò il ruolo del protagonista nel Django Unchained di Quentin Tarantino. Una caduta verticale per chi un tempo era tra le star più proficue della industry USA, ora leader di un flop che può sperare di recuperare la spesa di 130 milioni solo col mercato globale, ancora affezionato al Principe di Bel Air, ma che forse mal digerirà l’egocentrismo di Smith e la sempre più vuota e priva di spirito regia di Shyamalan.

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6 pensieri su “After Earth (M. Night Shyamalan, 2013)

    1. Io ero un grande fan di Shyamalan, il primo DVD che comprai in tutta la mia vita fu proprio The Village! Mi piacque molto quel film, così come anche Unbreakable e Il sesto senso! E venne il giorno purtroppo non mi colpì per niente, anzi in senso negativo sì!

      Fausto

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