Brucia ragazzo, brucia (Fernando Di Leo, 1969)

Il talento talvolta andrebbe misurato con il bilancino, per capire fino a che punto si possa elogiare una persona. Il pugliese Fernando Di Leo è un uomo che inganna, sceneggiatore portentoso sulla carta.

Con le sue collaborazioni con il primo plagio di Sergio Leone e il successivo capolavoro di Per qualche dollaro in più, ma in realtà è più un mistero scoprire fino a dove il suo contributo ha reso grandi alcuni film.

Nonostante questo è impossibile mettere in discussione la sua arte rozza, la sua regia seghettata e pungente. Il suo esordio alla regia Rose rosse per il Führer è introvabile, ma ciò che lo rese famoso è lì sotto gli occhi di tutti, con un titolo accattivante, forte ed estremo: Brucia ragazzo, brucia.

 

Nel 1969 il mondo era in piena rivoluzione culturale, scopriva sentimenti ed emozioni fino a quel momento tenuti repressi, i ragazzi si divertivano a saltare da un modo di essere all’altro, come il bagnino Giancarlo (Gianni Macchia).

Il suo vanto è giocare a far l’’intellettuale con i cretini, e il cretino con gli intellettuali. Un essere che rappresenta il nulla, un mascalzone dichiarato hippy per età anagrafica che sfrutta il suo corpo per “corrompere” le signore borghesi scese sulla spiaggia per trovare un’’avventura, per godere della loro ora d’’aria da una vita di costrizioni e ignoranza spirituale.

La nuova vittima di Giancarlo si chiama Clara Frisotti, donna di mezz’età innamorata di suo marito Silvio (Michel Bardinet), sempre fuori dalle sue quattro mura per raggiungere il suo sogno americano.

Clara è il normale esposto in un tempo di transizione, è la carne di un personaggio scritto con grande lungimiranza da Fernando Di Leo e Antonio Racioppi, donna che scopre la sua vera natura grazie all’adulterio con Giancarlo.

Brucia ragazzo, brucia è l’’urlo dalla “piccola” amante del bagnino, Monica (Anna Pagano), che copre le confessioni di Clara, trovatasi faccia a faccia con se stessa per la prima volta nella sua vita, la statua del serio presente circondata dal passato agorafobico di Silvio e dal futuro claustrofobico di Giancarlo e della sua cricca.

Di Leo aspetta la fine del film per dare un volto a questo spaccato, agisce con crudeltà e mano tremante, con una sequenza divisa tra soggettiva e vari piani sequenza: Silvio cammina sulla spiaggia lasciando che l’aria di mare pulisca la sua coscienza, mentre il fuoco brucia menti e corpi dei giovani che vi ballano attorno fino al mattino come fossero degli Zombie di Romero.

Ad interpretare Clara è la francese Françoise Prévost, dalla recitazione lucida e in totale scontro con la regia di Di Leo, attrice che forse si sarebbe trovata più a suo agio di fronte ad autori brillanti come Pasolini. Brucia ragazzo, brucia non anticipa quanto sarà di Fernando Di Leo in futuro, regista noto per i suoi noir e thriller, per opere “erotiche” volte a dar sfogo al corpo femminile (esemplare la Ursula Andress di Colpo in canna), ma il biglietto da visita con cui parte per il suo lungo percorso è più intimo: non è la femmina ciò a cui mira, ma alla Donna, a quella metà dell’Umanità che in quegli anni continuava la sua battaglia per l’integrazione culturale. E il finale è un profetico e metaforico quadro dei giorni nostri, in cui il tema del femminicidio è sulla bocca di tutti.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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