A Muse (Jung Ji-woo, 2012)

L’età non ha pietà di nessuno, la morte è lì col piede sulla porta ad aspettare di poter avere il permesso di entrare al momento giusto per prendere ciò che le spetta, ma non tutti sono preparati a quel momento. Non tutti accettano l’idea di avere un corpo coperto di rughe e capelli bianchi sul capo. Lee Jeok-yo è uno di questi, poeta tra i più amati della nazione, al punto da essere considerato patrimonio culturale, pur non essendo mai apparso in pubblico. L’esatto contrario di Seo Ji-woo, studente di Jeok-yo, e scrittore senza talento che di nascosto ruba le opere del suo maestro per pubblicarle a sua insaputa. A spezzare il legame marcio e inconsistente tra i due è una ragazzina, Han Eun-gyo, una giovane che risveglierà i sensi del vecchio, fino a fargli tornare la voglia di vivere e di abbandonarsi all’orgoglio.

Jung Ji-woo è regista da lungo tempo, ma il suo adattamento del romanzo di Park Bum-shin, A Muse (in originale Eun-gyo, come la co-protagonista interpretata da Kim Go-eun), arriva come una forte delusione. La scelta sbagliata di affidarsi esclusivamente agli attori e ad una serie di flashback rovina la splendida storia di un uomo ed il suo ringiovanito specchio, entrambi spaventati dall’idea di scomparire, uno nell’ignoto, l’altro dentro se stesso e il vuoto della fine. Analisi dell’età e del suo valore, dei suoi limiti e dei suoi odori: cos’è l’amore e fino a quando lo si può considerare tale, finisce nel corpo proprio l’Io di una persona? Tante erano le possibilità per A Muse, film molto apprezzato in Sud Corea.

A Muse

La lentezza e l’input minimalista della trama trasformano A Muse in una serie di azioni ridondanti fin troppo evidenti già dall’aspetto del protagonista, un Park Hae-il costretto a vestire gli scomodi panni di un settantenne. La gioventù riesce poco a decifrare gli acciacchi e lo sguardo della vecchiaia, facendone uscir fuori il ritratto d’un essere goffo e non credibile, e dando prova di un trucco fallito sin dal principio. In fin dei conti già film come J. Edgar e Cloud Atlas ci han dato un assaggio delle difficoltà date dall’invecchiare un attore, ma dietro entrambi c’erano registi di talento e grandi storie, cosa che purtroppo non si può dire di A Muse – la cui origine letteraria non possiamo però giudicare.

Non a caso, pur essendo stato un film di discreto successo, specialmente in Sud Corea, A Muse si è fatto vetrina solo della piccola interpretazione di Kim Go-eun, vincitre di numerosi premi come nuova scoperta, ma un po’ anche del numero tre, Kim Mu-yeol, volto televisivo più capace di quanto potesse sembrare all’inizio. Le stesse cose purtroppo non possono dirsi a proposito del povero Park Hae-il, il cui lavoro convince poco come quello di Jung Ji-woo, un regista che dovrà farsi perdonare una parmigiana di melanzane troppo cotta e scontata, veramente difficile da digerire.

Fausto Vernazzani

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