Incubo sulla città contaminata (Umberto Lenzi, 1980)

di Roberto Manuel Palo.

Un aereo atterra in un aeroporto evitando qualsiasi procedura di sicurezza relativa al protocollo. Dato il segnale di emergenza, i militari arrivano nel luogo incriminato, ma non trovano nessuno ai comandi dell’aereo. Dopo aver intimato agli sconosciuti di uscire dall’aereo, gli danno 30 secondi di tempo per uscire allo scoperto. Basterà molto meno per capire che sarà l’inizio di un incubo. Dal portellone esce un’orda di individui completamente deturpati in volto che stermina l’intera diligenza umana presente, cibandosi del suo sangue. I proiettili non sembrano neanche scalfirli. Ad assistere, in disparte, alla scena, sono un giornalista e un operatore che riescono a fuggire nella confusione. Si viene a scoprire che questi individui sono il risultato di una fuga di gas radioattivo che, entrato nel corpo dei malcapitati, diventa contagioso. L’unico modo per fermarle tutto è sparare al cervello. Gli infetti iniziano ad aumentare in maniera esponenziale, mentre gli umani iniziano a dimezzarsi, nessun luogo è più sicuro, neanche la propria casa. Mentre l’esercito tenta di trovare una soluzione, il resto del popolo dovrà arrangiarsi con esiti più o meno soddisfacenti.

Dopo La Notte dei Morti Viventi, nel 1968, i film di zombie cominciarono ad uscire in tutto il mondo. Nonostante la grande diffusione, fu nel 1978, anno dell’uscita del secondo episodio romeriano, Dawn of the Dead, che il genere si diffonde a dismisura. Le pellicole, grazie sia al successo del film sia a un’aumento dei mezzi per lo splatter, si diffondono come funghi. Grazie a Dario Argento Zombi ha il suo successo anche in Italia con ovvie conseguenze. Lucio Fulci fu il primo a cimentarsi con una pellicola sui morti viventi nel 1979, Zombi 2, che ebbe, in America, ancor più successo del film di Romero.

Nel 1980 esce nei cinema Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi, regista famoso in quel periodo soprattutto per i suoi poliziotteschi. Nonostante gli effetti splatter artigianali di buona fattura, la pellicola non ha mordente, non entusiasma e delude, con attori non all’altezza della situazione, montaggio non eccellente e con una sceneggiatura (Antonio Cesare Corti Luis Maria Delgado) veramente ridicola e piena di buchi. L’unica cosa che sembra salvarsi, oltre al make-up di Franco Di Girolamo e Giuseppe Ferranti, è la colonna sonora del sempre ottimo Stelvio Cipriani, vero specialista della colonna sonora thriller anni settanta.

Ma questo film rappresenta un crocevia importante perché, dopo dodici anni di dominio incontrastato dello zombie ciondolante e affamato di carne umana dell’universo romeriano, iniziano ufficialmente tre scontri generazionali tra morti viventi che evolvono. Incubo Sulla Città Contaminata fu il primo film a presentare tre caratteristiche che si svilupperanno nel futuro: si parla di infetto e non di morto vivente, gli infetti sono veloci e, infine, hanno una minima consapevolezza di ciò che fanno. Gli studiosi affrontarono il fenomeno negli anni seguenti e arrivarono a stabilire queste tre sfide: Ghoul (Morto vivente romeriano) vs Infetto (un essere non morto che viene infettato da un morbo o da un virus che, spesso, è creato dall’uomo stesso); Slow zombies vs Fast zombies; Dumb zombies vs Zombi con emozioni e intelletto (Bub, il celebre zombi con emozioni di Day of the Dead, terzo episodio della saga romeriana).

Se un film ha la capacità di provocare tutto questo, allora merita davvero che se ne parli, al di là della qualità della confezione.

See You Soon.

3 pensieri su “Incubo sulla città contaminata (Umberto Lenzi, 1980)

    1. Beh, c’è da dire che non solo il finale è ridicolo, eh!:D. Alla fine sono poche le cose interessanti che si salvano come appunto gli infetti e la scena dell’attacco iniziale all’aeroporto che m’ha fatto godere come un pazzo:D. Poi, purtroppo, il film non riesce a mantenere gli alti livelli degli inizi, un po’ per mancanza di idee, un po’ perché gli attacchi iniziavano a diventare troppo simili uno dall’altro e il film scema nel finale che, come hai ben detto, rasenta il ridicolo e ci fa rimpiangere quei capolavori di bad ending che sono i finali della Trilogia della Morte di Lucio Fulci.

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