Mea Maxima Culpa: Silence in the House of God (Alex Gibney, 2012)

Mea Maxima Culpa: l’orrore senza rumore – di Fausto Vernazzani.

Non è uno sconosciuto Alex Gibney, uno dei più prolifici documentaristi americani nonché uno dei più aggressivi. Nel 2007 vinse il premio Oscar per il Miglior Film Documentario con Taxi to the Dark Side, più volte in passato si avvicinò a quest’obiettivo poi raggiunto e chissà se in futuro il suo occhio inquisitore non raggiunga ancora una volta la vetta della cinquina. Ma Gibney è un regista il cui vero scopo è svegliare le anime assopite, spingere la gente a porsi domande sul mondo che la circonda, mettere in discussione le autorità ed i loro mezzi. Con una mossa commerciale non indifferente, in Italia è stato distribuito oggi Mea Maxima Culpa: Silence in the House of God, la cui prima apparizione “pubblica” è stata il 3 Febbraio 2013 sul canale HBO, pochi giorni prima della rinuncia di Benedetto XVI.

Papa Francesco I si è ora instaurato sul trono pontificio, la sua presenza e le sue parole sono già chiamate rivoluzionarie, un Papa santo prima ancora di essersi fatto realmente conoscere dal popolo di tutto il mondo, ma cosa c’è dietro e cosa sarebbe davvero rivoluzionario? Alex Gibney, così come la precedente Amy Berg fece per Deliver Us From Evil, parte da un caso di pedofilia negli Stati Uniti, precisamente in Milwaukee, dove Padre Lawrence Murphy abusò di centinaia di studenti sordi lasciati sotto la sua custodia nella scuola di St. John negli anni Settanta ed oltre. Niente esitazioni, nessuna paura, il regista racconta subito il problema senza indorare la pillola, ma allargando le accuse delle vittime (e le sue stesse) a tutti i piani possibili della Chiesa Cattolica.

Dove la Berg si era fermata senza andare troppo oltre, Gibney ha piantato le tende, installandosi sui confini del Vaticano, non risparmiando nessuno, tanto meno l’amatissimo Papa Giovanni Paolo II, accusato di aver premiato e celebrato alcune tra le figure peggiori dello scandalo della pedofilia negli Stati Uniti. Un velo che copre anche l’Italia, i cui media hanno da sempre evitato di dar peso ai racconti di pedofilia avvenuti sul nostro territorio, in particolare in un altro istituto per sordi a Verona dove i portavoce dichiarano come i preti si muovessero come dei lupi, sfruttando i bambini meno capaci di difendersi e di comunicare con le proprie famiglie. Mea Maxima Culpa è un film struggente meno potente di Deliver Us From Evil, dove il cinema faceva il suo gioco, sfrutta tecniche televisive come semi-ricostruzioni di alcune scene del passato che smorzano l’effetto commozione, ma lasciano un vuoto nello stomaco tanto forte da cancellare ogni pensiero.

La St. John è infatti solo un punto di partenza da cui l’inchiesta di Gibney si espande, salendo sempre più su, osservando il silenzio mai spezzato dalla Corte Vaticana, uno Stato inavvicinabile deciso a non divulgare la verità, anche quando una volontà di ristabilire l’ordine si manifestò per mano di Benedetto XVI, il cui vero gesto santo sarebbe stato annunciare che la Chiesa può sbagliare e deve essere giudicata. Così non è stato e così non sarà, è questo il messaggio di Gibney, a tratti esagerato nel paragone col fascismo italiano, ma giusto nel voler esporre, in un periodo cruciale per la Chiesa Romana, tutti i problemi che andrebbero davvero affrontati. Capire e far penitenza dovrebbe essere il nocciolo della questione.

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