La protesta dei VFX artists colpisce Hollywood e la Notte degli Oscar

VFX agli Oscar: una voce tagliata dal coro – di Fausto Vernazzani.

Se fossi John Williams sarei infuriato per l’uso infame della sua geniale colonna sonora realizzata per Lo Squalo, avviata durante la Notte degli Oscar ogni qualvolta il premiato spendeva troppo tempo per fare i suoi ringraziamenti.

La cosa speciale degli Oscar non è lo spettacolo, non sono gli sketch del presentatore, ma la gioia e la commozione dei vincitori, i cui discorsi possono rendere memorabili una serata. Tra i vari “tagliati” vi sono stati i maestri che han realizzato gli effetti speciali per Vita di Pi: Bill Westenhofer, al suo secondo Academy Award, Guillame Rocheron, Erik-Jan de Boer e Donald R. Elliott.

Salgono sul palco, Westenhofer parla per il quartetto, ringrazia tutti, in particolare il regista Ang Lee, tanto grato della menzione da alzare i pugni in aria, poi il discorso inizia a scaldarsi: viene fatto il nome del Rhythm and Hues Studios, nato nel 1987, realizzatore solo nel 2012 degli effetti di Django Unchained, The Hunger Games, Quella casa nel bosco e, appunto, Vita di Pi.

Lo scandalo

Cosa succede è questo: Westenhofer cita i problemi finanziari del Rhythm and Hues, vuole ringraziare l’azienda per cui lavora da anni, ma il volume della musica di Williams si alza per poi culminare nella crudeltà più grande. e viene tagliato il collegamento al microfono. Westenhofer parla al vuoto e la regia salta sull’espressione di pena d’una Nicole Kidman che deve la sua invecchiata bellezza ai maestri degli effetti speciali della medicina: i chirurghi plastici.

Molti non si curano di questi aspetti, tante persone sono convinte che gli effetti speciali rappresentino il male, ma la verità è che si tratta di un elemento fondamentale nel cinema, utilizzato da registi eccellenti e non. Basti pensare allo stesso Tarantino, anche lui in lizza per l’Oscar al fianco di Vita di Pi.

È dunque un fatto grave che la Rhythm and Hues, dopo aver portato alla vittoria di cinque Oscar il film di Lee, abbia dovuto dichiarare bancarotta, mandando per strada centinaia di artisti la cui dignità è stata calpestata sia dall’Academy che dallo stesso regista, che così fiero della sua vittoria, preferisce ringraziare il suo avvocato piuttosto che quelle 500 persone grazie ai quali è salito su quel palco.

VFX Protest 2

Le ragioni

Dov’è il problema che ha portato anche la Digital Domain a dichiarare bancarotta? Semplice, Hollywood non divide i profitti con nessuno, e se anche il loro blockbuster guadagna 600 milioni di dollari, gli studios degli VFX continuano a vivere solo del pagamento dovuto, con un margine di profitto così ridicolo da mettere tutti in ginocchio.

È l’eccesso di richieste dei piani alti, così decisi a rispettare le date di consegna da non consultare nemmeno chi si occupa del lungo processo di post-produzione, costringendo il reparto a lavorare in tempi strettissimi, assumere personale aggiuntivo – entro i costi pattuiti inizialmente – e fare straordinari fino a 14 ore di lavoro al giorno: tutto per far camminare Richard Parker sulla scialuppa della Tsimtsum.

Sì, perché i costi non sono i computer o chissà quale particolare aggeggio a fusione nucleare che realizzano gli effetti, ma le persone: sono gli ARTISTI dei VFX, ad essere il “costo” da cui nasce l’assegno firmato dalle major.

VFX Protest 3

Nonostante tutto Ang Lee, rispondendo all’accusa di non aver difeso chi gli ha permesso di vincere un altro – immeritato per giunta – Oscar, si difende dicendo “Preferirei fossero più economici”, ricevendo in risposta la lettera di un indignato Philip Broste. Degradante, dato il soggetto della frase, degli esseri umani il cui stipendio non sempre permette loro di vivere da nababbi, in particolare nelle posizioni più piccole.

È un altro momento di vergogna per Hollywood, una protesta che potrebbe scatenare danni enormi alle Major, le quali senza il team di Janek Sirrs (per esempio), come sostiene un anonimo addetto ai lavori, vedrebbero il loro Iron Man spogliato anche delle sue mutande.

 

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