The Eye 3 – Infinity (Danny e Oxide Pang, 2005)

The Eye 3: repetita non iuvant – di Roberto Manuel Palo.

Nel 2002 uscì un film su cui nessuno avrebbe scommesso neanche mezzo centesimo e che, invece, fu un più che discreto risultato dal grande successo al botteghino. Trattasi di The Eye dei fratelli hongkonghesi Danny Pang e Oxide Pang.

Inevitabile fu, nel 2004, il sequel, sempre diretto da loro. Incredibilmente, per alcuni, fu qualitativamente superiore al primo episodio. E così, l’anno successivo, i fratelli Pang erano pronti per il loro terzo della saga che, in Italia, uscì col titolo The Eye 3 – Infinity, in originale Gin Gwai 10.

Molte aspettative c’erano su questa terza esperienza dei Pang, ma già il trailer non lasciava presagire niente di buono.

La trama

Sin dalla trama capiamo che il film non ha nulla di nuovo da dire. Quattro amici di Hong Kong sono in vacanza in Thailandia. Uno di questi acquista un libro dove sono rappresentate le “leggi dell’Otto”, otto leggi fondamentali per accedere al mondo degli spiriti. I quattro provano, per divertimento, ad applicarle e riescono nel loro intento. Il guaio è che sarà molto difficile ritornare nel mondo reale.

Nel primo episodio la protagonista cieca vedeva i fantasmi perché, per farle riacquistare la vista, le avevano trapiantato degli occhi sani di una persona deceduta; nel secondo una donna incinta, dopo aver tentato svariate volte il suicidio, si sentiva minacciata da oscure presenze; nel terzo episodio il motivo per cui i ragazzi vedono i fantasmi sa davvero di mancanza di idee.

Il motivo del libro maledetto, ormai, è stra-abusato da decenni e la regia quasi amatoriale dei Pang avvolge tutto in una strana aura di mega-stupidaggine. Non pochi sono i tratti in cui ci chiederemo se i Pang hanno voluto fare una horror-comedy, è tutto involontario o, semplicemente, hanno voluto prenderci in giro (la differenza tra le ultime due ipotesi è molto sottile).

Una auto-parodia

È pur vero che i Pang hanno affermato più volte che questo episodio è una auto-parodia della serie, mentre in Italia fu pubblicizzato come un horror puro, ma posso assicurare che la pellicola non funziona neanche come parodia, sia perché non fa ridere, sia perché si rimane troppo sgomenti durante la visione di alcune scene.

Non mancano le auto-citazioni dagli episodi precedenti come un bambino (questa volte reale) che dice ad uno dei protagonisti che ha perso la sua pagella (cit. The Eye) prendendosi un bel calcio nello stomaco.

La sceneggiatura dei due fratelli è il grande problema: fa acqua da tutte le parti, con buchi grandi quanto il Grand Canyon che portano lo spettatore a confondersi in più momenti della visione, anche con i personaggi – cosa gravissima.

Non aiutano nemmeno gli effetti speciali di Mark Garbarino che hanno tutta l’aria di essere stati fatti con After Effect e poi inseriti (male) nella pellicola, vista la loro grottesca “estraneità” rispetto alle scene.

Essendo una (brutta) auto-parodia, si dà per scontato che chi si appresta alla visione di The Eye 3 dovrà prima vedere i due (meritevoli) episodi precedenti, altrimenti non capirà alcuni passaggi e non coglierà gli elementi comici (?) del tutto.

L’unico quesito è: ne varrebbe la pena? Io vi consiglio di vedere sicuramente i primi due e di ponderare con attenzione e con tutte le riserve possibili e immaginabili la visione di questo capitolo. Uomo avvisato, mezzo salvato: forse anche voi potreste avere difficoltà ad uscire da questo “Limbo”. Attenti!

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