Berlino 63

BERLINO63: Giorno X – Faust+Fran hanno visto un Orso

BERLINO63: le conclusioni – di Fausto Vernazzani.

Siamo ormai all’ultimo giorno: oggi verranno consegnati i premi della giuria internazionale, finalmente sapremo chi saranno i vincitori dell’Orso d’oro e d’argento. La trasferta festivaliera (citando il funereo film di Im Kwon-taek), non è stata delle più fortunate. Il contagion soderberghiano è stato il’invisibile protagonista della corrente edizione del Festival del Cinema di Berlino, concerti continui di starnuti e colpi di tosse hanno fatto da fastidiosa colonna sonora ad ogni proiezione stampa, permettendoci di capire che non in tutte le nazioni è usanza coprirsi per il rispetto. Il resto lo lasciamo immaginare a voi.

Quel che resta dei CineFatti è in attesa delle 18:55 di stasera per sintonizzarsi sul canale 3SAT della televisione tedesca, grazie a cui sarà possibile seguire in diretta la cerimonia di premiazione. Una conclusione che attendiamo con curiosità pur non essendo stata eccelsa la selezione della competizione, suddivisa tra capolavori e non. Inutile dire che apparteniamo alla curva dei tifosi di Jafar Panahi, al suo secondo film da quando il governo di Teheran lo ha costretto a venti anni di allontanamento dal mestiere. Un coraggioso, un uomo il cui talento è pari al suo dramma, per questo speriamo che Closed Curtain colpisca la giuria internazionale. Dovremo confidare nel cinefilo Wong Kar-wai, presidente di giuria così come nei restanti membri del team: Susanne Bier, Andreas Dresen, Ellen Kuras, Shirin Neshat, Tim Robbins, Athina Rachel Tsangari.

Dispiace che il contagion ci abbia impedito di vedere il favorito dalla critica Gloria del cileno Sebastian Lelio, così come il francese Emmanuelle Bercot (On My Way), la polacca Malgoska Szumowska (In the Name of…) e il rumeno Calin Peter Netzer (Child’s Pose). Tra questi potrebbe nascondersi un vincitore, ma esser superiori a Panahi, al terzo capitolo della saga Paradies di Ulrich Seidl (Paradise: Hope), alla commedia di Hong Sang-soo (Nobody’s Daughter Haewon) e, perché no, anche ai buoni Steven Soderbergh (Side Effects) ed Emir Baigazin (Harmony Lessons) , è abbastanza difficile.

Difficile fare previsioni sui premi secondari, anche se a spiccare vi è di sicuro Juliette Binoche nel mal riuscito dramma di Bruno Dumont (Camille Claudel 1915), papabile vincitrice del premio per la miglior attrice, così come la giovane Melanie Lenz e Joseph Lorenz, entrambi dal cast dell’Hoffnung di Seidl (miglior regia?). Per tutti gli altri non resta che aspettare, confidare nella fotografia di Yves Cape per La Religieuse e sedersi di fronte alla TV a godersi gli ultimi scampoli di una Berlino vestita a festa.

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