Don Jon - CineFatti

Don Jon (Joseph Gordon-Levitt, 2013)

Una love story tra tamarri per Don Jon, debutto alla regia di Joseph Gordon-Levitt – di Fausto Vernazzani.

Lo abbiamo oramai identificato come un attore versatile, capace e intelligente nelle sue scelte, Joseph Gordon-Levitt, sulla cresta dell’onda dopo le sue interpretazioni in The Dark Knight Rises, Looper e Lincoln. Da quest’anno dovremo invece osservarlo sotto una nuova ottica: il regista/sceneggiatore Gordon-Levitt. Il suo esordio è sbocciato al Sundance, approdato poi oggi a Berlino, dal titolo Don Jon, storia sincera e commedia “grigia”, derisoria e parodia dell’oggettificazione al centro dei rapporti umani dei giorni nostri.

Jon, detto Don Jon per la sua capacità di portarsi a letto tutte le ragazze che desidera, vive la routine di un’esistenza a senso unico: pulisce casa per guardarsi riflesso nell’ordine, orgoglioso del suo corpo, del suo modo di affrontare i problemi e delle sue confessioni settimanali in chiesa, ma, soprattutto del suo porno. Nulla è come il piacere di masturbarsi di fronte alla clip perfetta, neanche la dominatrice – fuori dalle lenzuola – Barbara (Scarlett Johansson). Cosa ne sarà di lui e della sua dipendenza è il risultato di una lunga serie di sfottò ai cliché dell’uomo “tamarro“: gel sui capelli, pensieri quadrati e locandine del Titanic sulle pareti delle camere di ragazze figlie degli anni Novanta.

La riflessione sull’oggetto si espande, la pornografia è solo la leva di partenza da cui piano piano il mondo di Jon si sgretola rivelando la sua gretta tangibilità con una tagliente ironia che diverte e accarezza lo sguardo con soluzioni registiche semplici, ma molto efficaci. Un talento in sceneggiatura e regia inaspettato, quello di Gordon-Levitt, le cui dimensioni sono raddoppiate per l’occasione – così come le curve della Johansson -, un talento che ci fa ben sperare in una nuova ramificazione della sua carriera. Non Batman, Justice League e vie commercial-popolari, ma una sottile scivolata verso l’altro lato creativo del cinema, dietro una macchina da presa osservata da più angolazioni.

Don Jon riesce nella sua critica, anche meta-cinematografica nei suoi tramonti finali, più reale del reale con l’aggiunta dell’etereo personaggio di Julianne Moore, grillo parlante e risolutore dal tragico passato e dalla discreta conoscenza del porno-chic degli anni Settanta. Un film che per noi italiani può essere ancor più “personale” per via del rapporto di somiglianza tra i protagonisti e le mandrie nostrane di trappani. L’augurio è che i distributori capiscano il potenziale di quest’opera prima, al di là del piccolo cast di richiamo.

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