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La Top Ten del Cinema Sci-Fi del 2012

Cinema Sci-Fi 2012: un piccolo best of – di Fausto Vernazzani.

Avevo detto che avrei redatto solo due classifiche del 2012? Che  gran bugiardo che sono. Prima di selezionare il meglio, da bravo fan del cinema di genere, fantascienza in particolare, mi son sentito nell’obbligo di dover segnalare anche quel che ha reso l’anno appena trascorso uno dei più belli per il cinema Sci-Fi che tutti amiamo – e il 2013 promette ancor di più.

Molti considerano questa particolare branca della letteratura e del cinema come un qualcosa di inferiore rispetto ai generi classici (drammatico, commedia), ma mi son sempre spiegato il fenomeno in questo modo: sono persone che non amano e non desiderano quel che il futuro riserva per noi tutti.

Pensateci un po’: quando si parla di gran cinema di fantascienza si nominano sempre i soliti titoli, da 2001: Odissea nello Spazio a Voyage dans la lune passando per Blade Runner, film che in certi casi sono stati dimenticati o odiati a lungo prima di raggiungere il successo offerto loro dallo status di pellicola d’annata.

A costo di essere ripetitivo, e riproporre un paio di film di cui vi ho già parlato nella lista delle migliori sorprese del 2012, eccovi un po’ di freschezza: cinema Sci-Fi non ancora stagionato, che può guadagnarsi il titolo di cult in futuro, di ottimo film, o gran film.

Un paio di questi rasentano l’inimmaginabile, per me, per altri il fondo del barile, ma lascerei ognuno nelle mani di se stesso e della propria testa, per decidere perché son brutti e/o belli.

10. Halo 4: Forward unto Dawn 

Non si tratta di un film, bensì di una web-series di cinque episodi, i quali, uniti tutti insieme, potrebbero esser visti come una normale opera di fantascienza, il cui scopo è però ben diverso dai suoi “normali” cugini.

Diretto con grande abilità da Stewart Hendler, Halo 4 nasce come uno dei più ambiziosi progetti promozionali, facendo infatti da cartellone pubblicitario live-action per l’uscita del videogame omonimo.

La storia narra della genesi del coraggio del cadetto Thomas Lasky (Tom Green) dell’accademia di Corbulo, dove il suo addestramento sembra rivelarsi contrario ai suoi principi, finché i Covenant non attaccano il suo mondo, distruggendo tutto ciò che conosce ed ama.

Brillante nella sua semplicità, consegna esattamente tutto ciò che ci si aspettava: azione a non finire, effetti speciali di gran qualità senza essere in gran quantità, ed un design fedele all’ultra-noto universo di uno dei videogiochi più famosi.

9. Chronicle

che si tratta di una sorpresa lo abbiamo già detto, ma il film di Josh Trank va oltre, spingendosi verso una forma più comprensibile ed user-friendly del genere fantascientifico.

Un gruppo di ragazzi in seguito all’incontro ravvicinato con un oggetto che tutto sembra meno che terrestre, scopre di avere poteri telecinetici, facendone spesso un uso un po’ troppo adolescenziale, sfociato poi verso il finale in vere e proprie crisi di onnipotenza.

L’adattamento della classica trama del maltrattato dai bulli (Dan DeHaan) in versione ­sci-fi dà come risultato un film adatto a tutti, sia agli amanti dei teen-drama che del sovrannaturale o extra-planetario.

L’idea di girarlo con la tecnica del found-footage aggiunge poi quel tocco di realismo per cui questo genere di cinema è nato, poi utilizzato al peggio da chi ne ha invece preferito i “poter” economici.

8. The Divide 

è il classico film post-apocalittico, con la differenza che tutte le vicende sono ambientate all’interno di uno scantinato, in cui gli abitanti di un condominio si trovano a vivere in condizioni sempre più disumane.

L’evoluzione dei personaggi, i villain Michael Eklund (vera rivelazione dell’anno) e Milo Ventimiglia, il portinaio Michael Biehn, sono straordinari tanto quanto un bell’omaggio alla fantascienza di ieri e di oggi.

Xavier Gens, regista francese, riesce nell’intento di mostrare il lato horror di questa frangia, sempre appartenuta unicamente alla fantascienza più riflessiva (basti pensare a Quintet di Altman o a The Road di McCarthy), ora trasformata in un viscido mistero in cui spiccano costumi, trucco e la perfetta scelta della location, oltre che al finale ben scritto e ancor più inquietante di quanto è stato visto fino a quel momento.

7. Womb 

Non tutti lo accettano, un po’ come la fecondazione assistita ai giorni nostri, ma in un prossimo futuro sarà legale clonare le persone. Il metodo è uno solo: portarli in grembo e crescerli come fossero figli propri.

C’è chi decide di far rinascere la propria madre, o il proprio compagno, come la protagonista Eva Green, ben sapendo che del suo amato, morto in un incidente di fronte ai suoi occhi, avrebbe avuto solo le sue fattezze.

Recitato divinamente dalla Green e dall’ottimo Matt Smith (l’attuale Dottor Who), Womb rappresenta il perfetto esordio in lingua inglese che ci si aspettava dal regista ungherese del dramma Dealer, Benedek Fliegauf.

Una regia delicata e una fotografia perfetta aiutano ad aggiungere la giusta atmosfera di dolore che vive la protagonista, in silenzio. L’attesa per la lenta distribuzione subita da questo film è valsa la pena.

6. Quella casa nel bosco 

Molti vedono l’esordio alla regia di Drew Goddard per quello che è, un film horror, ma l’intero impianto che si nasconde nella vera trama del film, quella ormai nota a tutti – che non vi dirò per non rovinare la sorpresa a chi ancora non l’ha visto – è un bellissimo misto di fantascienza e “film di paura” (oltre che commedia).

Cinque ragazzi decidono di andare in vacanza in una casa nel mezzo del bosco, dove un gruppo di zombie li ucciderà uno alla volta, guidati da qualcuno ben nascosto non si sa dove, per motivi più grandi dell’uomo e dell’umanità stessa.

Sceneggiato da Joss Whedon (finalmente giunto al successo nel 2012), questa geniale parodia del cinema horror contemporaneo è stato uno dei momenti più belli dell’anno, nonché un bellissimo esempio di fusione di generi.

5. Dredd 3D 

Probabile che non smetterò di parlarne fino a quando non avrà il meritato successo nel momento in cui anche qui in Italia sarà distribuito. Una delle migliori esperienze in 3D da quando il mezzo è tornato in auge, la nuova trasposizione del fumetto di John Wagner e Carlos Ezquerra è tra i migliori film d’azione del 2012 (a contendersi il titolo con The Raid: Redemption, con cui condivide una trama praticamente identica).

Semplice, spietato, diretto, gettato via ogni vano tentativo di renderlo qualcosa di più di quanto avrebbe mai potuto essere, il film di Pete Travis è una gioia per gli occhi e Karl Urban non possiamo non desiderare di “rivederlo” (mai si leva il casco, come da fonte) in un futuro sequel.

4. Looper

Per noi italiani è uno dei film più attesi del 2012 che fu, ma vederlo in sala al momento della sua prima uscita internazionale, è stato un sogno diventato realtà. Meno impressionante di quanto le premesse sembravano farci credere, Looper è comunque un originale modo di vedere i viaggi nel tempo: Joe (Joseph Gordon-Levitt) è un sicario chiamato looper, assassino pagato per uccidere tutti coloro che i suoi capi dal futuro (30 anni per esser precisi) gli spediscono per aver così un lavoro pulito, a patto che tra questi ci siano anche i loro “Io” futuri (Bruce Willis).

Chiudono un loop, un cerchio, nel film di Rian Johnson, scritto e diretto con grande maestria, capace di far perdonare l’abbondanza di cliché che non gli permettono di figurare tra i migliori assoluti dell’anno.

L’idea di dare spazio al viaggio nel tempo senza spiegarlo nei suoi dettagli rischiando l’assurdità e non la fantascienza è stato l’escamotage perfetto per evitare il ridicolo e rimanere in campo con il fantastico. Nel senso che il film è fantastico.

3. Perfect Sense 

Inglese fin nel midollo, David Mackenzie ci mostra la sua visione della fine del mondo. Un poco alla volta tutti gli uomini, senza un motivo particolare, iniziano a perdere i sensi. L’udito, il gusto, l’olfatto, spariscono pian piano, lasciando ogni uomo all’idea di doversi preparare all’oscurità.

Uno dei film più romantici dell’anno, se escludiamo la tarda distribuzione della piccola gemma Like Crazy, è un capolavoro di regia e sceneggiatura, nonché recitazione, data l’ottima prova di Ewan McGregor ed Eva Green (attrice sci-fi dell’anno), coppia tanto perfetta da dare all’opera nel suo complesso un’idea ancor più grande di perfezione.

Lui cuoco, lei scienziata, mostrano come sia possibile trovare la bellezza anche nei momenti più oscuri, dove la mancanza di luce non è data solo dallo spegnersi dei nostri occhi, ma dal lento svanire della nostra connessione con il mondo tangibile, insulso di fronte all’unione di due cuori, a un abbraccio.

2. Prometheus 

lo so, lo so, molti di voi lo hanno eletto come uno dei peggiori film dell’anno, a causa di svariati errori contenuti all’interno della sceneggiatura scritta da Jon Spaihts e dall’icona cult Damon Lindelof, diretto poi dal mito che ha aiutato a definire la fantascienza nel cinema con i suoi capolavori Alien e Blade Runner: Ridley Scott.

Diventato negli anni uno dei peggiori registi in circolazione, il suo voler tornare ad esplorare l’universo del suo film del 1979 è stata una delle migliori idee che gli siano mai balzate in mente in questi 20 lunghi anni di crescente oblio.

La storia di un team di scienziati corsi nello spazio per trovare la risposta alla domanda “Perché siamo e da dove veniamo?” è un piacere per gli occhi e per chiunque si lasci coinvolgere dalla portata epica della storia, interpretata dagli straordinari Michael Fassbender e Noomi Rapace, ingiustamente dimenticati da chi ha, purtroppo, definito “stupido” (l’amato Quentin) il gran ritorno di Ridley.

1. Cloud Atlas 

Eletto il peggior film dell’anno dal Time, flop al botteghino, il film diretto da Andy Wachowski, Lana Wachowski e Tom Tykwer è l’adattamento del romanzo best-seller di David Mitchell, un’opera in cui i protagonisti sono l’evoluzione della propria anima in un periodo che comprende oltre quattro secoli di storia.

L’impianto narrativo deve aver fatto pianger sangue ai tre registi /sceneggiatori, dando però come risultato un perfetto intersecarsi di tempo e Storia, rendendo digeribile un film della durata di 3 ore, scorrevoli come non ci si sarebbe mai aspettati.

Nonostante il difetto del make up a volte tendente al ridicolo, l’insieme dei generi e il grande tema che si nasconde dietro questo film che darà una nuova definizione di epico al genere della fantascienza fa di Cloud Atlas un ottimo film, con grandi attori ed una colonna sonora straordinaria che credo non riuscirò a togliermi dalla testa per molto molto tempo.

Finisce così, un anno con un gran numero di film di fantascienza, molti non validi come ci si aspettava, altri destinati a diventare piccoli cult del genere trash, come The Lockout, prodotto da Luc Besson e con un badass Guy Pierce, mentre ci dispiace per film che avrebbero potuto dare molto di più, come il John Carter di Andrew Stanton.

Altri ancora hanno sforato la barriera, raggiungendo vette che vedrete solo nella prossima classifica: l’ultima!

 

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