Silent Night (Steven C. Miller, 2012)

Il remake di Silent Night è un brutto regalo – di Roberto Manuel Palo.

Come ogni anno che si rispetti, ad un Natale pieno di luci e buonismo, il Cinema horror contrappone film dove c’è un killer con le sembianze di Babbo Natale. Questi sono dei classici slasher che, con il passar del tempo, iniziano a diventare tutti uguali, l’equivalente dei cinepanettoni in salsa horror.

Quest’anno è toccato a Steven C. Miller proporre la sua idea del Bad Santa e, per non venire meno alla moda degli ultimi anni, ha fatto un remake di un classico del genere, datato 1984 dal titolo Silent Night, Deadly Night. Per differenziarsi l’ha chiamato soltanto Silent Night. Se già l’originale non era tutto questo capolavoro, cosa sarà uscito fuori da questa rivisitazione?

La trama

Presenti nel cast l’onnipresente Malcolm McDowell nel ruolo dello sceriffo Cooper e la bella attrice canadese/cambogiana Ellen Wong, vista in Scott Pilgrim Vs the World, qui nel ruolo di una modella per siti soft-porno.

Nel ruolo di protagonista femminile abbiamo Jaime King (Sarah Palmer in San Valentino di sangue 3D, Goldie in Sin City) nella parte di Aubrey Bradimore, vice-sceriffo. Il trailer, a dir la verità, è fatto molto bene, lasciava presagire evoluzioni molto intriganti e, se facciamo bene attenzione senza addormentarci dopo venti minuti, vedremo che alcune scene sono effettivamente di un certo interesse, anche se Miller non osa più di tanto quando in realtà potrebbe nonostante il tasso splatter sia comunque molto alto.

La storia è ambientata in un piccolo paesino, alla vigilia di Natale. Un  assassino (Donal Logue) agisce vestito da Babbo Natale e sulle sue tracce ci sono lo sceriffo Cooper e il vice-sceriffo Bradimore ma, a causa della parata annuale dei Babbi Natale, la ricerca si rivelerà più ardua del previsto e lo psicopatico ha già stilato la lista delle sue vittime.

La critica

La sensazione finale è che Miller abbia girato una schifezza, e anche di corsa vista la scadenza obbligatoria del Natale, obiettivo risultante in molte scene grottesche e ridicole, oltre che eccessivamente lunghe, a causa della necessità di avere una durata degna di un lungometraggio, oltre che per sopperire alle esigue idee dello sceneggiatore Jayson Rothwell.

Il brutto è che non si capisce se il ridicolo è volontario o involontario, specie nelle uscite tamarre di Malcolm McDowell o durante la scena alla stazione di polizia precedente al finale, oppure ancora nel corso del primo omicidio.

Per non parlare della scena più inutile della storia del Cinema, senza dubbio riempitiva (o almeno voglio pensare che sia così): il flash-back conclusivo. Miller non sa girare né, cosa ancor più grave, creare tensione, e non sa che non basta un cranio tagliato da un’accetta per rendere buona una pellicola.

Del resto i precedenti del regista non andavano a suo favore, dato che è autore del pessimo Automaton Transfusion e di The Aggression Scale, che non ho ancora visto, ma che dappertutto ha avuto recensioni ben poco gradevoli.

Il ragazzo è giovane, avrà modo di rifarsi, ma di certo non continuando di questo passo e dandosi ai remake.

Alla pessima regia di Silent Night va aggiunta la tremenda recitazione di tutti gli attori e lo scarso appeal del villain. In questa ecatombe filmica va salvato, però, il make-up di Vincent J. Guastini e suoi collaboratori, che han regalato tanto sangue agli appassionati del genere, unico motivo per non addormentarsi.

Silent Night sono 93 minuti di perdita di tempo natalizia da non consigliare nemmeno al vostro peggior nemico, e noi di CineFatti siamo puntualmente qui a fare un favore alla patria… anche a chi ha qualcuno che non gli sta particolarmente a genio!

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