Grandi speranze (Mike Newell, 2012)

Grandi speranze infrante – di Roberto Manuel Palo.

In questo periodo in cui si parla solo di fine del mondo, quale miglior film si potrebbe guardare se non uno dal titolo Grandi speranze? Mentre i Maya (o i presunti studiosi dei Maya, per esser più precisi) stanno pensando ad un piano per terminare il mondo col Prof e il suo fedele Mignolo, il vostro Hanuman è andato al cinema con la sua combriccola a vedere questa terza trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Charles Dickens diretta da Mike Newell, per la prima volta alle prese con un film in costume.

La trama

Siamo nel 1812 in Inghilterra e Pip (Jeremy Irvine) è un giovane che vive in campagna con la sorella,  Joe Gargery (Jason Flemyng) e Mrs. Joe (Sally Hawkins). Un giorno Pip offre da mangiare ad un evaso, Magwitch (Ralph Fiennes), catturato poi dalle guardie. Gli incontri di Pip, però, continuano e viene successivamente convocato in una casa nobiliare dove vive una donna dalle strane manie, con sempre indosso un abito da sposa, chiusa nell’oscurità dopo aver sofferto una forte delusione amorosa: Miss Havishaw (Helena Bonham-Carter).

Manie per manie, questa volta ha deciso di voler vedere due bambini giocare, e così manda a chiamarne una, Estella (Holliday Grainger), della quale Pip si innamora sin da subito. Gli anni passano e il ragazzino riceverà una enorme fortuna da un benefattore che richiede, tra le tante condizioni, l’anonimato, riuscendo di colpo a diventare un gentiluomo, punto a favore per tentare di conquistare Estella introducendola nei salotti d’élite di Londra. Ma saranno altri i misteri che verranno a galla.

La critica (e qualche spoiler)

Ad una prima parte abbastanza scorrevole e della quale il giudizio non potrebbe essere che positivo, si contrappone un secondo tempo imbevuto di noia, dovuta alla scelta dello sceneggiatore David Nicholls di far prevalere le storie d’amore e i rapporti personali tra Pip e Joe agli eventi storici e sociali che in quel periodo caratterizzavano l’Inghilterra, e hanno una certa importanza anche nel testo di Dickens.

Newell ci mette del suo allargando moltissimo alcune scene in cui la carie la fa da padrona. L’obiettivo è scatenare la lacrima facile per far dire: “Bellissimo! Mi ha fatto piangere tantissimo!” (e la rima è voluta). Ma, con il prolungamento delle scene, viene meno anche la partecipazione dello spettatore.

Prendiamo ad esempio l’incidente di Miss Havishaw, una scena clou in teoria provocatrice di emozioni forti, ma sullo schermo tradotta in un modo che, se non fossimo a conoscenza della sua tragicità, ci provocherebbe quasi ilarità. E se vogliamo parlare anche della morte di Magwitch, ci mancava solo che, dopo 10 minuti di parole in sofferenza, cacciasse una lettera e dicesse a Pip: “Tieni, dà questa a mia moglie e dille che la amo!”.

La fedeltà non è tutto

Alla fine, come i lettori delle Great Expectations di Charles Dickens mi han riferito, Grandi speranze è abbastanza fedele al testo, tanto che ne sono stati inseriti interi stralci. Benissimo, però al cinema non basta una fedele trasposizione: al cinema si guarda e si ascolta, non si legge, e se farlo ti annoia, allora il film non è riuscito.

Il cast è stato però superlativo, e tra tutti emerge il favoloso Ralph Fiennes, da molti ormai conosciuto solo come Voldemort (sarebbe quasi ora che si decidessero a tornare a ricordarlo anche per altro, visto che di interpretazioni fantastiche ne ha offerte in quantità).

Ottima anche la colonna sonora di Richard Hartley  nonostante possa sembrare un po’ ripetitiva. Fin quando il solito è bello da ascoltare, gli si può sempre assegnare una nota di merito, nota che va anche ai bellissimi e fedeli costumi di Beatrix Aruna Pasztor capaci di immergere anima e corpo dello spettatore nell’Inghilterra di primo Ottocento.

See You Soon.

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