ROMA7: E la chiamano estate (Paolo Franchi, 2012)

E la chiamano estate. E lo chiamano… – di Fausto Vernazzani.

Sesso: cosa unisce una coppia, lo spirito o il corpo? È il contatto della pelle, il tocco interno e la penetrazione oppure un avvicinamento di anime? Dino ed Anna non sanno darsi risposta, vivono innamorati da anni, marito e moglie, ma mai hanno avuto un rapporto sessuale l’uno con l’altro. Troppo pura, Anna non può essere sporcata dalle infinite perversioni sessuali di lui.

Dino cerca il sesso in prostitute, scambisti ed orge in cui può sfogare tutta la sua depravazione. Figlio di Shame, figlio di Eyes Wide Shut, il terzo film da regista del controverso Paolo Franchi riesce a farsi odiare dal pubblico come non era mai ancora accaduto a questa VII edizione del Festival Internazionale del Film di Roma: fischi, urla e pochi applausi han fatto da colonna sonora per tutta la durata di E la chiamano estate.

Que merd! Disse un francese sulla poltrona affianco, prima disperato poi divertito dalle ricercate soluzioni registiche di Franchi, in totale contrapposizione allo svolgimento della trama ed ai terribili dialoghi, scritti con così poca attenzione che nessuno dei quattro sceneggiatori (Daniela Ceselli, Rinaldo Rocco, Heidrun Schleef e lo stesso Franchi) si è reso conto dell’enorme cartello di pericolo che li invitava ad evitare il ridicolo.

Non lo si sfiora, lo si centra in pieno quel cartello, un’infinità di battute che vanno dal “Pisciami in faccia!” al “Una scopata non si nega a nessuno”, vere e proprie esplosioni imbarazzanti che spingono il pubblico a ridere piuttosto che a scandalizzarsi per le estreme perversioni di Dino/Jean-Marc Barr, forse tra i peggiori attori di questo festival (insieme alla co-protagonista Isabella Ferrari, sempre nuda, come suo solito), doppiato atrocemente da Adriano Giannini.

Riferimenti culturali, tentativi di citare opere d’arte falliti, E la chiamano estate è un insieme di nudi e scene di sesso così volgari da non poter mai essere confuse con un ideale di rappresentazione artistica.

Un peccato (capitale) che costerà molto a Paolo Franchi, già fischiato a suo tempo per il suo Nessuna qualità agli eroi, regista che segue una strada tutta sua, costellata dalle immagini sovraesposte e fuori fuoco dei direttori della fotografia Cesare Accetta (il suo punto più basso) e Vincenzo Carpineta, guadagnatisi le urla “Fuoco!” da parte di un pubblico convinto che quei bianchi fortissimi e sfocati non fossero voluti.

E la chiamano estate costringerà gli spettatori ad indossare gli occhiali da sole (ebbene sì, ho dovuto) per sopportare una luce fortissima che viene dallo schermo, da non confondere con LA luce da seguire alla fine del tunnel, forse preferita da gran parte dell’audience infuriata per le bassezze toccate da quello che è stato apostrofato da uno spettatore con “E lo chiamano film”, una dichiarazione forse fuori luogo da fare durante la stessa proiezione (stampa), ma che non si può non sottoscrivere con tutto il cuore.

L’ultimo dei tre film italiani in concorso al Festival di Marco Müller, per quanto salutato da una certa fetta come il possibile migliore della tripletta (per i più è il razzista Alì ha gli occhi azzurri), delude come mai ci si sarebbe potuti aspettare; fischi che son stati trasferiti con rabbia dalla proiezione stampa alla conferenza con il cast, il regista e la produttrice Nicoletta Mantovani, lì in sala a chiedere aiuto ai giornalisti per favorire il cinema indipendente italiano.

L’unica risposta che noi possiamo dare è la seguente: come possiamo aiutare il cinema indipendente d’Italia se quello che ci viene proposto è un prodotto di infima qualità, i cui pregi seguono strade così diverse da dar l’impressione di star vedendo un inferno in formato film… Come possiamo?

7 pensieri su “ROMA7: E la chiamano estate (Paolo Franchi, 2012)

  1. lo ripeto,ci sono grandi case di produzione porno. Tu vai,dici :ehi ho sta storia.Ottimo famolo.e ti esce un grande porno con pure la trama, ma ste opere…Per me il sesso nel cinema oltre al porno non è filmabile , è sempre ridicolo.

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    1. Per me è filmabilissimo, c’è riuscito Bertolucci e ci son riusciti e tanti altri, ma Franchi per niente! Insopportabile, volgare, ridicolo. indecente… Filippo Nigro che fa lo scambista è terribile!

      F.

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  2. e la chiamano italia. che paese di storonzoli nullapensanti. ma perche’ vi accanite tanto sul film del Franchi ?? non mi spieghero’ mai tanta puntualita’ per assassinare qualcuno collettivamente…
    posso essere daccordo che la ferrari fa parte di quella schiera di attrici che decidono di spogliarsi a cinquanta, ma il film ?? il festival de roma fa talmente pena che se la deve prendere con Franchi ?? muller con la moglie cinese e le sue giacche cinesoidi ha voluto la topa della ferrari. ciao.

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  3. CI si ‘accanisce’ perché il film è brutto. Non credo anche d’esser stato così puntuale, avendo fatto comparire la recensione due giorni dopo la proiezione, preferendo parlare prima di Jacques Doillon (ovvero di cos’è bello) e poi dedicarmi ad un film che oggettivamente è molto difficile da difendere. Si assassina qualcuno collettivamente così come si può promuovere qualcuno collettivamente, capita a volte che il giudizio sia unanime (ma ho sentito anche pareri positivi sul film di Franchi) ed è solo peggio per chi il film lo ha realizzato. Sulla Ferrari c’è ben poco da dire, se non che si spoglia, il suo personaggio è solo un corpo nudo senza valore, ma non direi MAI e poi MAI che il Festival di Roma fa schifo. Marco Muller ha finalmente dato un’identità ed una direzione a questo Festival, per cui se me la prendo (gli altri non lo so) con Franchi è solo perché il suo film è brutto, ma non è uno sfogo contro una VII edizione comunque sorprendente! Muller con le sue giacche ‘cinesoidi’ ci ha fatto un grande favore, è stato un direttore vero, serio, che spero in molti applaudiranno alla conferenza stampa di oggi che lo vedrà protagonista.

    Franchi dovrebbe capire che il suo film non è un capro espiatorio, dovrebbe solo capire che il suo film era brutto, ha sbagliato, ma non per questo deve suicidarsi o dobbiamo dargli noi una pacca sulla spalla dicendogli “Su, la prossima volta andrà meglio!”. Michele Placido lo fischiano da anni, eppure continua sempre a far film e non si arrocca su una colonna citando filosofi e quant’altro per sentirsi incompreso. No, lui continua a far film e, a quanto pare perché non l’ho visto, quest’anno sembra che abbia anche fatto il colpaccio con “Il Cecchino”. Franchi deve solo portare pazienza, accettare d’aver fatto un brutto film, proiettato fianco a fianco con bellezze rare ed impossibili. Tutto qua. Il Festival di Roma 2012 è stato il migliore in assoluto.

    F.

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    1. che dire? non riesco più a capire se l’odio con cui parlate non tanto del film, quanto del regista dipenda dal fatto che quest’ultimo abbia osato citare Bergson, o non abbia fatto una specie di mea cupla visto che il suo film non vi è piaciuto.In ogni caso bisognerebbe diffidare sempre dai consensi unanimi, così tragicamente frequenti nella bella italietta. Non’è certo il primo a vincere un premio tra i fischi dei critici. Prima di lui ci sono stati Pialat con Sotto il sole di satana, Antonioni con l’Avventura, Ferreri con la Grande abbuffata. Detto questo non ho letto una sola recensione bella o brutta che sia, degna di questo nome. Dire che un film è brutto non significa nulla per un critico. Così come sezionare la fotografia, i dialoghi, la recitazione senza considerare un opera nella sua essenza, nella sua complessità ed anche nella sua imperfezione è considerare un film alla stregua di un prodotto uso e getta. Non mi stupisco che amiate Muccino e Virzì

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  4. Fausto sei grande! Mi sei piaciuto soprattutto quando dici : “Riferimenti culturali, tentativi di citare opere d’arte falliti, E la chiamano estate è un insieme di nudi e scene di sesso così volgari da non poter mai essere confuse con un ideale di rappresentazione artistica.” Bravo!

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  5. Io Muccino non lo amo affatto, né lo riesco a considerare un regista. Virzì invece lo apprezzo, perché riesce ad unire tutti quegli elementi che vanno spezzettati, e lo fa perseguendo un unico fine. Franchi con E la chiamano Estate non c’è riuscito: attori, fotografia, regia, tutto va per i fatti suoi senza mirare ad un obiettivo comune che permette al film di essere un tutt’uno nel suo complesso. A parte da questo, desidero dire che lo “spezzettamento” è necessario proprio perché il film è un lavoro d’insieme ed ognuna delle sezioni merita un discorso a sé quando c’è, non si può parlare di fotografia solo quando la si deve applaudire, né dire bravo agli attori e via: quando qualcuno sbaglia va detto.

    Dire che un film è brutto per me significa molto, è un aggettivo che riassume alla perfezione quello che penso di E la chiamano Estate. Non sono per i consensi unanimi, ma a volte capita che qualcuno sbagli e capita anche che quasi tutti si trovino d’accordo con quel giudizio: è successo con The Room, l’intera filmografia di Uwe Boll e molto di quel che ha fatto e fa ancora Michael Bay. Succede che altre volte si sia in disaccordo, succede che film siano fischiati e poi premiati (molti per esempio fischiano il premio a Colomer per la fotografia di Mai morire, sempre al RomaCinemaFest, ma io ne son contentissimo) a volte perché giusto altre no. Non trovo giusto il premio a Franchi, molto per via del fatto che vi erano contendenti di valore decisamente superiore.

    Se poi cita Bergson sono fatti suoi, quel che dice fuori dal film e come lo dice è solo un giudizio sulla sua persona e, lo ammetto, non mi piace, non amo le persone che ostentano una presupposta superiorità come Franchi ha fatto, ma riesco a distinguere la persona dai suoi prodotti artistici. Franchi, purtroppo, non ha fatto un buon film, a mia opinione. Il mea culpa di Franchi nessuno lo chiede, più umiltà sarebbe stata piacevole, ma di certo non si è giudicato il film dalla persona, anche perché l’intera platea ha prima visto il film e poi è andato in conferenza stampa, l’antipatia, che ci sia o no, è venuta dopo, i fischi prima. Concludo dicendo che E la chiamano Estate E’ un film usa e getta: sparare a zero sul sesso, voler scandalizzare a tutti i costi, spalmare volgarità su volgarità è voler fare un film che sia usato una sola volta per poi esser gettato via dopo aver contato i guadagni in termini di fama.

    I film, in generale, sono tutto: a che categoria appartengono dipende solo da come li fai.

    F.

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