Roma 7 - Fan Bingbing

ROMA2012: Diario – Episodio III

Che fine ha fatto Fan Bingbing a Roma 7? – di Fausto Vernazzani.

Se c’è una cosa che si può dire del Roma 7 di Marco Müller è che ha raggiunto il suo scopo di mantenere una certa aura di mistero, e che le sorprese non sono affatto mancate. Che fine ha fatto Fan Bingbing è la domanda che con molta probabilità affligge solo me qui alla VII edizione del Festival del Cinema di Roma, l’unico probabilmente ad essere stato colpito dalla possibilità di incontrare dal vivo due icone del cinema cinese contemporaneo come Donnie Yen e Fan Bingbing.

Due degli attori asiatici più potenti a porre piede sul suolo del pianeta Terra.

Certo, ce ne sono tanti altri, ma quando può capitare di vedere a Roma celebrità come loro? Celebrità, incontri e persone famose sono il top di questo festival, di qualità fin nel midollo.

Entrando nel vivo

Son tre giorni che non scrivo su quello che succede sul red carpet, nei corridoi dell’Auditorium Parco della Musica, né su cosa si vede in sala, ma le novità e gli avvenimenti, grandi o piccoli che siano, non mancano.

Il concorso è ormai entrato nel pieno della sua vita e da oggi si avvicinerà alla sua morte senza ancora aver trovato un vincitore vero, fatta eccezione per il russo Aleksey Fedorchenko, il favorito dell’intera platea capitolina, anche se c’è chi sostiene che il cinese Feng Xiaogang possa competere per il Marc’Aurelio.

Un russo ‘amico’ di Müller (vinse a Venezia con Silent Souls) e colui che attualmente si prepara ad essere il regista cinese più potente della storia, con una prossima distribuzione del suo Back to 1942 nella bellezza di 8’000 sale nella grande Cina; inutile dire che non era mai successo in tutta la storia del Cinema.

Riepilogando

Vive ma dunque non respira questo concorso di Roma 7, piatto e a tratti piuttosto imbarazzante, con vari lavori che potrebbero concorrere per il titolo del peggior film, al punto che si potrebbe instituire un premio in contrapposizione al Marc’Aurelio, come il Nerone d’oro. Candidati sono in primis Valérie Donzelli, Pappi Corsicato e Larry Clark.

Commedie patinate e dal ritmo flaccido, cinema italiano cretino e americani che non hanno più alcun potere di scandalizzare né far riflettere in alcun modo. Ci si mantiene sulla sufficienza nonostante qualcuno senta di poter applaudire anche a questi film ed i gusti son gusti e si rispettano, per quanto quell’unica persona (una di numero) che ha applaudito al termine della proiezione de Il volto di un’altra di Corsicato si sarà sentita veramente sola.

In questi casi non si può che provar pietà per chi ha trovato divertente e bello il film che ha per protagonisti uno dei duo peggiori del cinema italiano: Laura Chiatti e Alessandro Preziosi.

Consolandosi

La meraviglia arriva da tutt’altri posti. I capolavori si nascono nelle sezioni che affiancano il concorso, come la novità più bella di quest’anno, il CinemaXXI. È il caso di Tasher Desh, film passato in sordina ma osannato da chiunque l’abbia visto, ed anche Peter Greenaway, il cui lavoro è stato proiettato per una serata extra a causa del grande successo che ne ha riempito le sale.

Sale spesso troppo vuote per certe proiezioni, in un Roma 7 che sembra morente ma  si riprende scagliando la pepita d’oro in mezzo alle folle: Guillermo Del Toro presenta – come produttore – Le 5 leggende di Peter Ramsey insieme al guru della DreamWorks Animation Jeffrey Katzenberg.

Inutile dire che l’autografo di entrambi è ora nella collezione, con grande stupore di Katzenberg, più abituato a ricevere banconote che l’attenzione di un pubblico stupito tanto quanto lui nel momento della richiesta. I produttori non andrebbero mai dimenticati.

Celine Loop, Rene Mioch, Justus Verkerk, sono loro i veri protagonisti di questo festival: la prima produttrice de Il regno delle carte (Tasher Desh) e i secondi i creatori del format dal grande successo il cui primo prodotto è firmato Paul Verhoeven.

Ricordando e aspettando

Il film non è fatto solo dei grandi artisti, ma anche da chi li scova e li sa sfruttare, ed è  per questo che è non bello ma fantastico vedere Rene Mioch sempre in giro per l’Auditorium. Il cinema lo aiutano loro ed il loro ruolo non va dimenticato, i loro volti dovrebbero diventare importanti tanto quanto quelli di chi dirige, di chi firma la fotografia o di chi interpreta, anche se di certo le vere personalità si nascondo tra chi lavora di cervello e di mano sul set.

Vedremo chi altro di loro riuscirà a sorprenderci prima della fine di questo Festival. Del resto the best has yet to come, direbbe Barack Obama, e probabilmente Marco Müller sarebbe d’accordo. Eppure di Fan Bingbing ancora non si sa nulla, cosa porterà, perché verrà e il Super Direttore alla mia domanda risponde con un rapido ed oscuro riferimento alla presenza di Johnnie To.

Le sorprese non sono finite.

Un pensiero su “ROMA2012: Diario – Episodio III

  1. Bravo Fausto, immagino che la tua sia stata una bella esperienza e lo si sente anche dall’entusiasmo che trapela dalle tue parole, nonostante qualche delusione. Severissimo con la Chiatti e Preziosi, ma condivido: belli senz’anima, non emozionano…

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