A Roma 7 si espandono gli orizzonti della provincia periferica d’Italia – di Fausto Vernazzani.
Oggi è il primo giorno, oggi non è il primo giorno. Cè un po di confusione in tal senso per chi possiede il tesserino giallo della stampa, ora spettatore dalla finestra di un bar della passeggiata di Takashi Miike, Hideaki Ito ed Erina Mizuno sul Red Carpet della prima ufficiale de Il canone del male, primo film in concorso di questa VII edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
Ci si sente strani in questatmosfera modificata, vedere uno come Miike camminare per la prima volta a Roma è un cambiamento non indifferente portato dal nuovo Direttore Marco Müller: uninvasione di cinema orientale.
Pro e contro
A noi certo non può dispiacere sapere che sul tappeto rosso cammineranno personalità asiatiche come Feng Xiaogang, Donnie Yen, Fan Bingbing, Johnnie To e forse forse anche Louis Koo, ma per adesso ci si deve accontentare di un inizio ambizioso, anche se molto morbido e pieno di falle.
Unorganizzazione tremenda, la chiara ignoranza di molta stampa , la qualità dei film mantenuta sulla mediocrità, sono elementi che fan salire al cervello qualche dubbio su come potrebbe andare avanti in questo primo/secondo giorno, ma è ancor troppo presto per parlare, pur sembrando già passato un mese intero.
Guardando con una lente dingrandimento si può notare proprio come le interiora dellItalia di questa Roma capitale siano inadeguate ad una visione ampia come quella di Mr. Müller: Kim Ki-duk scritto Kim Ki-duc nella libreria dellauditorium, giornalisti televisivi – la cui testata non nominerò che sostengono che attore o regista non conta, se si intervista Hideaki Ito o Takashi Miike, sempre giapponesi sono; ancor peggio potrebbe essere la dichiarazione emessa con sicurezza sul fatto che il cinema nipponico non può e non sarà mai cruento.
È pronta lItalia a questo salto di qualità o siamo ancora troppo provinciali per un ampliamento come questo?
Un ingresso confuso
Forse TakasChi Miike potrebbe risolvere questo dilemma, ma è un peccato che TakasChi esista solo sullintestatura del modulo dellufficio stampa che si è occupato della gestione delle interviste per il celeberrimo regista di Audition ed Ichi the Killer.
Ma il mistero più grande da risolvere a breve sarà il panico che si scatenerà nelle sale stampa quando si tratterà di scrivere il nome del regista del film dapertura di Roma 7: Bakthyar Khudojnazarov. Il regista tagiko non è certo tra i più famosi, ma per chi ha memoria dun lontano incontro Shooting Stars a cui partecipò Michele Riondino anni fa, ore si persero nel domandare ad unattrice finlandese come si pronunciasse il suo nome Phila (non alla greca, ma aspirando la p, per chi fosse curioso).
Roma 7 si apre dunque con confusione, solo per chi ha inviti o lo stomaco di sopportare lenorme mole di sangue che Miike lancerà sugli ignari spettatori italiani, che di lui poco han visto tanto in sala quanto in DVD. Come lui stesso ha dichiarato in conferenza stampa, si spera che alla fine della proiezione non lo assalgano con lattughe, pomodori e qualche Ferrero Roché preso dalle borse di tutti noi accreditati (o almeno di coloro che han resistito più di 5 minuti senza mangiarli).
Adesso cè solo da aspettare, dopo la visione del film di Valérie Donzelli, Main dans la main, imbarazzante e duna faciloneria come pochi, parallela alla piattezza di Aspettando il mare del su citato Khudojnazarov. Domani sarà però un altro giorno, il secondo o terzo che sia.
foto in evidenza tratta da myMovies: tutti i diritti riservati all’autore.

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