Vita privata di Sherlock Holmes (Billy Wilder, 1970)

Billy Wilder racconta la vita privata di Sherlock Holmes – di Fausto Vernazzani.

Chi è Sherlock Holmes? Nei suoi libri John Watson ha sempre parlato di un uomo brillante, dalle geniali deduzioni e dalle più bizzarre ricerche. C’è tuttavia una cronaca che non ha mai pubblicato, ed è quella di una vicenda che narra qualcosa in più della vita privata del detective più famoso del mondo, capace di competere con Tchaikovskij, Tolstoj e Nietzsche in una gara al “gene” migliore.

In queste pagine c’erano cose che Watson non voleva si scoprissero o anche solo leggessero per seminare il dubbio sulla genuinità e l’integrità di chi svelò i misteri di Baskerville e più volte aiutò le forze di Scotland Yard. Lette a distanza di decine di anni dalla morte di entrambi, questi documenti sono trasposti nel film di Billy Wilder intitolato Vita Privata di Sherlock Holmes.

Un giorno alla porta di Baker Street 221, una donna d’origini belga sviene nel loro appartamento, portando con sé un mistero: chi è lei? Dov’è suo marito Emile? Cosa stanno tramando tra le acque del Lago di Loch Ness e a che cosa servono tutti quei canarini?

In tempi come i nostri, in cui la moda di Sherlock Holmes è divampata, in certi casi correndo verso nuovi binari lontani dai personaggi letterari come la serie di Guy Ritchie, in altri avvicinandosi di più pur allontanandosi nell’ambientazione, con lo Sherlock di Steven Moffat e Mark Gattis.

Tornando però indietro nel tempo agli Anni ’70, ci si rende conto con una delle pellicole meno celebrate del magnifico Billy Wilder che il regista de L’appartamento era forse l’unico che poteva davvero rendere al 100% un personaggio così brillante. Come ci vuole un pazzo per fermare un pazzo, ci vogliono delle menti brillanti per parlare di una mente brillante.

Sceneggiato da I.A.L. Diamond e datato 1970, Vita privata di Sherlock Holmes è un piccolo gioiello dal punto di visto della scrittura prima ancora che della regia, ma del resto da uno sceneggiatore simile che cosa ci si sarebbe mai potuto aspettare?

Diviso tra commedia e thriller a tratti avventuroso – ma con ovvia assenza d’azione – il film si dispiega in una serie di eventi che si concentrano sulla demolizione parziale dell’idea dell’uomo perfetto.

Dei vizi del personaggio scritto da Arthur Conan Doyle se ne sa già abbastanza, ma Wilder ne vuole parlare mettendo su dei punti interrogativi che spingano lo spettatore a chiedersi chi sia quest’uomo veramente: qual è il suo orientamento sessuale, il suo consumo quotidiano di cocaina e la sua aggressività nei confronti di chi gli sta vicino, ma anche la sua debolezza nei confronti di alcune donne, che in certi casi, possono indirizzarlo verso la strada sbagliata, senza tuttavia ingannarlo per davvero.

Interpretato da quello che è forse il miglio Sherlock in assoluto, ossia Robert Stephens, Vita privata di Sherlock Holmes sono due ore che scivolano via tra dialoghi, musica e danze che vedono protagonista il tarchiato Watson, alias Colin Blakely, ma anche tra primi piani volti a far trasparire qualcosa dalle espressioni del suo (non)protagonista Sherlock.

Wilder si confermò così un regista più intimo di quanto volesse apparire, raccontando anche in questo caso una sorta di dramma interiore, seppellito in mezzo alle centinaia di sorrisi compiaciuti. Un degno erede di quest’opera è appunto la serie televisiva firmata Gattis & Moffat, lontana dal fine taglio registico di Billy Wilder, però vicina nel lato intimistico, che ritrova il possibile “figlio” di Sir Stephens in Benedict Cumberbatch.

Chiunque abbia fame e voglia di vedere un vero Sherlock Holmes aggirarsi entro i limiti dello schermo, non abbia paura e si dimentichi l’iper-adrenalinico (però stancante) Downey Jr. di Ritchie, per lasciarsi andare a un classico di grande valore.

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4 pensieri su “Vita privata di Sherlock Holmes (Billy Wilder, 1970)

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