Predator 2 (Stephen Hopkins, 1990)

Predator 2: buono il primo! – di Roberto Manuel Palo.

Facciamo finta per un attimo che Predator di John McTiernan non sia mai esistito e analizziamo questo Predator 2 di Stephen Hopkins senza pensare al suo predecessore.

Notiamo che è paragonabile: ad un’avventura per ragazzi che potrebbe essere tranquillamente trasmessa la Domenica pomeriggio; ad un action alla Arma Letale, ma privo di mordente ed adrenalina; ad un poliziesco, uno dei peggiori e più noiosi mai visti.

I momenti morti, oltre alle persone, la fanno da padroni in questo film dove non c’è assolutamente nulla di ciò che uno spettatore cerca quando legge la parola Predator.

L’alieno coi rasta appare molto sullo schermo, l’unico problema è che lo fa prima e dopo aver mietuto le vittime, con tutta la parte nel mezzo, che è ciò che cerchiamo, tagliata. Non basta far vedere due persone con un po’ di sangue che gli scorre addosso.

La trama

A Los Angeles imperversa una lotta tra criminali e forze dell’ordine e, nel frattempo, un essere alieno approfitta del trambusto per fare una strage sia da una parte che dall’altra, passando nell’anonimato grazie alla sua grande capacità di mimetizzarsi con l’ambiente.

I federali vorrebbero insabbiare tutto e cercano di impedire le indagini della polizia locale capitanata da Mike Harrigan (Danny Glover).

Mancanze

Non oso nemmeno paragonare la presenza scenica di Schwarzenegger e di Danny Glover, sarebbe imbarazzante. Al poliziotto comunque non manca certo la forza e la capacità di rambizzazione, nonchè una certa tendenza a dare veridicità alla frase “tutto muscoli, niente cervello“, eppure mi sembra strana la decisione di Hopkins di optare per uno scenario urbano in questo secondo episodio.

È vero che negli anni Novanta si portava, ma quando capirete dov’è che si trova l’astronave aliena, son sicuro che converrete con me che la città è stata una scelta discutibile.

Questo tipo di film di solito riesce perché il regista non ci fa appassionare a nessun personaggio, in quanto il protagonista assoluto è il cattivo. Nel caso di Predator 2 Hopkins fallisce completamente perché il protagonista è sì il Predator (Kevin Peter Hall), ma non ti prende per niente a causa di ciò che ho detto all’inizio.

La pellicola staziona nella noia totale e neanche il poliziotto Harrigan riesce a tenere tutto in piedi: non era lui che doveva farlo. Una bacchettata anche agli sceneggiatori Jim Thomas e John Thomas che possono vantare dei buchi enormi nel loro prodotto nonché delle azioni inspiegabili da parte dei vari comprimari e dello stesso Harrigan.

La musica ci salverà

Ma non è tutto letame ciò che puzza e Predator 2 può vantare una ottima colonna sonora di Alan Silvestri che, perlomeno, contribuisce a tenerti sveglio nei momenti che dovrebbero essere concitati e, invece, sono di una lentezza disarmante. Complimenti ad Alan perché, comunque, non è facile.

Inutile dire che, in questo sequel, si sente la mancanza di Schwarzy oltre che di McTiernan e del ritmo che ha saputo dare nella sua giungla centro-americana, un sequel che avrebbe potuto dare decisamente di più e che ha macchiato decisamente la reputazione dell’alieno a cui non basta avere uno scheletro di Alien nella sua astronave: la creatura di Rambaldi e di Giger gli verrà sempre preferita, facessero anche mille Alien Vs Predator. Dubito che ci possa essere altro da dire riguardo Predator 2.

See You Soon.

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