The Divide - CineFatti

The Divide (Xavier Gens, 2011)

L’apocalisse nucleare nel truculento The Divide – di Fausto Vernazzani.

Il paese sta per essere nuclearizzato, gli ordigni sono in volo e visibili a occhio nudo, nessuno può scampare eppure tutti fuggono convinti di avere una possibilità: istinto di sopravvivenza. Niente di nuovo sotto il sole per The Divide, anche perché il Sole non c’è più, coperto dalle nuvole. Almeno questo si può immaginare se fossimo nella mente dei nostri protagonisti, uno sparuto gruppo di uomini e donne scampati a una morte certa dopo essersi rifugiati nella cantina del condominio dove han sempre vissuto, divisi dal mondo.

Non conosciamo il perché della guerra né la storia di queste persone se non una minima parte delle relazioni che intercorrono tra loro. The Divide non s’illumina al buio, sia perché la splendida fotografia di Laurent Barès lascia all’oscuro lo schermo anche in perfette condizioni di luce, sia perché non brilla per originalità, ma a farsi valere ci sono le interpretazioni dei protagonisti, ancor meno di quanti sono i personaggi effettivamente presenti, e la fantastica regia del francese Xavier Gens.

Horreur français

Sull’horror francese non smetteremo mai di scrivere belle parole, per quanto questa sia a tutti gli effetti una produzione USA nonostante il cast tecnico del vecchio continente. L’ambientazione è il classico scantinato, ma in questo caso non c’è un’apparenza di un vuoto ordine e perfezione inerme, bensì di sporco, di sudicio e disgustoso, una serie di aggettivi sempre più invadenti con lo scorrere dei minuti, crescono come bubboni pestilenziali rendendo la visione scostante, difficile, impietosa.

Claustrofobia grottesca

Grottesco è quanto di più gli si addice, non horrorfantascienza, due generi cui The Divide si accosta a tempi alterni, sia per l’atmosfera claustrofobica sia per i momenti di invasione del nemico i cui esperimenti rimarranno un mistero in eterno. O forse no? Le musiche di Jean-Pierre Taieb offre un’altra chiave di lettura: il film stesso non finirà mai. Nota su nota, la colonna sonora del film di Gens non sembra voler descrivere i vari momenti calcando lo scorrere del tempo, appare come una sorta di commentario che sembra voler dire “Ancora, ancora!”.

Il teatro dell’orrore

Una sorta di favola con personaggi come Mickey (Michael Biehn), Eva (Lauren German), Josh (Milo Ventimiglia) o Bobby (Michael Eklund) di cui ci interessa più la funzione che altro, come Vladimir Propp insegna nel suo studio sulle fiabe. The Divide è una fiaba a livello strutturale, con uomini e donne che svolgono il loro ruolo all’interno di una drammaturgia basata sui classici cliché, tuttavia ben congegnata. Persone che si trasformano in animali, in bestie i cui geni cadono a pezzi lentamente, nel corpo e nella mente, la quale era, forse, già distrutta dall’inizio.

Non siamo di fronte a un capolavoro, ma a un buon film di genere che sa nuotare in tutte le direzioni seguendo ogni corrente senza cedere a una sola. È il riscatto di un regista che come da tradizione statunitense è stato rapito dal suo paese per poter fare “di più” e poi cascare in fondo al pozzo con qualcosa di dimenticabile (per usare un eufemismo) come Hitman e infine risalire con un piccolo grande film di 2 ore che soddisferà la vostra voglia di sangue, mistero e studio antropologico.

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