Howard the Duck - CineFatti

Howard… e il destino del mondo (Willard Huyck, 1986)

Howard, un papero masturbatore dalle profondità dell’universo – di Fausto Vernazzani.

Anno stellare 1986, George Lucas è in piena crisi di onnipotenza tra Guerre Stellari e Indiana Jones, al punto da convincersi di poter tirare fuori del buono da un fumetto della Marvel intitolato Howard the Duck.

Chiunque rimarrebbe incantato dalle avventure di un papero venuto da un’altra dimensione in cui invece degli uomini ci sono cugini e nipoti di Paperino che giocano con le proprie parti intime di fronte al nuovo numero di Playduck sorseggiando birra e fumando sigari scadenti.

I neuroni di Lucas saranno implosi di colpo ed ecco che, purtroppo, si lancia nella produzione de Howard… e il destino del mondo. Dietro questi incomprensibili 3 puntini nel mezzo del titolo italiano si nasconde uno dei film più brutti della storia del cinema secondo molti, ma si vede che ancora non hanno sentito i protagonisti di In the Market parlare di uova.

Kitsch porn D.O.C.

Il film si allontana dal fumetto e offre una panoramica di versioni papere del mondo anni ’80. Passano pochi minuti e il regista Willard Huyck per fortuna ci risparmia una scena di masturbazione xeno-zoofila trasportando Howard senza alcuna spiegazione attraverso le pareti della città del nostro protagonista.

Un luogo abbastanza perverso dove operai e prostitute papere se la intendono negli ascensori e papere nude (con tanto di seno piumato all’aria) cantano con nonchalance nonostante un tizio in poltrona stia sfondando le sue pareti sparato nella galassia.

È così che il nostro già odiato e perverso pupazzo si schianta tra le strade malfamate di Cleveland, dove incontra un gruppo di ragazzi che rappresentano il trash e il kitsch tipico degli eighties: spaventosi.

Quel che dovrebbe essere un “uomo” terrorizzato dalla presenza di alieni giganti e dalla pelle liscia, è invece un Howard pronto a scappare solo perché spaventato dal look borchiato di questi ragazzi, che dopo poco si troverà a sbattere a terra grazie alle sue doti di Quack Fu per salvare la bella Beverly (Lea Thompson).

Incongruenze stellari

Lui si chiede che pianeta sia questo, lei gli risponde che crede sia la Terra (?) e se lo porta a casa, perfettamente a suo agio di fronte a un papero parlante, al punto da esserne attratta sessualmente (?). Come tornare a casa è il tema del film, un giovane Tim Robbins scienziato potrebbe essere la risposta, ma è invece fonte di una serie di gag divertenti quanto una carota infilata su per il naso.

Tuttavia trova uno scienziato (Jeffrey Jones) che gli spiega come è giunto sulla Terra: un raggio interstellare il cui utilizzo primario non ci è noto. Howard ritrova quindi la speranza di tornare a casa, pur essendo dispiaciuto per non essere andato fino in fondo con Beverly in una scena di sesso evitata per il rotto della cuffia (non oso immaginare i gusti pornografici di Huyck).

Dopo aver visto centinaia di gambe femminili a destra e sinistra ci troviamo di fronte a una guerra contro l’Occulto Super Sovrano dell’Universo – traduzione veloce di Dark Warlord – che vuole distruggere il pianeta mentre possiede Jones, attore che deve essersi sentito terribilmente umiliato dal ruolo che ha dovuto ricoprire.

So-bad-it’s-good

Colonna sonora trash a parte (canzoni di Thomas Dolby e musiche di John Barry), Howard rappresenta il peggio del cinema di sempre, quel genere di film che crede persino nel successo al botteghino, convinti di sé fotogramma per fotogramma, becco plastificato per becco plastificato, trasformandosi invece in “qualcun altro” – momenti “terrificanti” con Jones –  ben identificabile col termine “spazzatura”.

Ma tutto sommato, è per questo che ha fatto innamorare un’intera generazione di giovani e non solo. So-bad-it’s-good.

2 pensieri su “Howard… e il destino del mondo (Willard Huyck, 1986)

  1. Io questo film l’ho amato da bambino, e comunque continuo a trovarlo piacevole, forse perché legato alla mia sfera infantile.
    Capisco le ragioni dell’articolo, però trovo tutto questo accanimento ingiustificato. Ci sono migliaia di film ben peggiori di questo. Non ha grandi pretese, non vuole essere un capolavoro.
    Forse se fosse stato demenziale nessuno avrebbe avuto nulla da dire, ma io non ho trovato fuoriluogo quella vena un po’ seria e “adulta”.
    L’ho trovato coerente nel suo piccolo mondo, non ritengo necessario che dovessero rispettare regole classiche. Un papero alieno che combatte un mostro, la premessa è questa.
    Al di là di quanto gli si può imputare, non si può fare a meno di vederlo fino alla fine.
    E questo perché comunque è capace di incuriosire.
    Insomma, non ne parlo come di un bel film, ma trovo esagerato il modo in cui lo affossano molti.

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    1. Anche io da bambino lo amavo, lo avevo visto tante volte ed avevo la cassetta registrata, ma poi l’ho rivisto e purtroppo al contrario di te non ho ritrovato quello stesso amore per Howard e… sulla curiosità non saprei dire in effetti, conoscendo già il film, la mia visione 10 anni dopo è stata più critica.

      Al contrario di altri film della mia infanzia, come Small Soldiers, che ho continuato ad amare, “Howard e il destino del mondo” mi ha abbandonato, ho notato le varie falle e le piccole assurdità che se demenziali sì, non avrei avuto nulla da ridire perché sarebbe rientrato in un determinato schema, ma quella volontà d’essere “adulto” è stata secondo me resa con un’eccessiva volontà di mostrare il lato più maturo della cosa, Huyck lo ha ostentato fino a renderlo, secondo una mia personalissima opinione, un po’ ridicolo.

      Pretese a quanto pare invece ne aveva, ci si aspettavano grandi incassi da questo film su cui avevano investito un po’, c’erano delle aspettative che un film del genere, non un capolavoro né il film più brutto della storia (quello è The Room), diventasse un cult! Un cult lo è diventato, però dal lato del film trash/spazzatura e in quest’ambito l’amore del pubblico l’ha trovato, specie quei bambini degli anni 80-90 come noi che ancora se lo ricordano. Il problema è che ha delle serie mancanze nella sceneggiatura!

      F.

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