Men In Black 3 - CineFatti

Men In Black 3 (Barry Sonnenfeld, 2012)

Men in Black 3, il dignitoso ritorno di Will Smith e dei suoi alieni di Fausto Vernazzani.

Una musica il cui taglio si riconosce, è Danny Elfman: è notte e un insetto vola fino a schiantarsi contro il parabrezza di un camion mentre i titoli di testa scorrono con un crescendo musicale incalzante che sembra stia parlando allo spettatore e gli stia dicendo: “Preparati a qualcosa di grande”.  Così fu. Men In Black, anno stellare 1997, fu un successo, sentirne parlar male è roba di un’altra dimensione. Will Smith stava diventando la star che è (era?) e Tommy Lee Jones finalmente si faceva conoscere da tutti. Poi venne un sequel il cui titolo nemmeno scriverò, l’unica sua nota positiva era la bellezza di Rosario Dawson, nettamente superiore all’antagonista del film. Dopo quell’obbrobrio non ci si sarebbe più aspettati nulla sui MIB da Barry Sonnenfeld, regista di entrambi gli episodi, né si può dire che si sentisse la necessità di continuare, ma si sa, questi sono gli anni in cui se potessero ripescherebbero dalla tomba persino Wolfgang Preiss per far risorgere la saga de Il dottor Mabuse inaugurata da Fritz Lang (ovvio cammeo per Rudolf Klein-Rogge). Quindi eccoci qui con Men In Black 3, ancora una volta firmato da Sonnenfeld.

L’Agente J e l’Agente K sono ancora protagonisti, Z è morto e adesso c’è O al comando (Emma Thompson). Tutto è come sempre, son passati 14 anni dal reclutamento, ma K ancora tratta J come un novellino. Intanto un pericoloso criminale alieno noto come Boris l’Animale (Jemaine Clement) scappa dalla prigione lunare e torna sulla Terra con un piano diabolico: tornare indietro nel tempo per uccidere K che lo arrestò e gli impedì di iniziare un’invasione che avrebbe distrutto il pianeta. Tutto ad un tratto J si trova in un mondo senza K, nessuno se ne ricorda a parte lui, perciò non gli resta altro da fare che buttarsi giù dall’Empire State Building per fare un “salto” nel 1969 e rimettere le cose in ordine con l’aiuto dello stesso K d’un tempo (Josh Brolin). Una tipica giornata da MIB in poche parole.

La trama non manca di errori, soprattutto di continuità rispetto ai film precedenti, specie il primo che già diede diversi indizi sul passato di K su cui nel terzo capitolo s’indaga molto più a fondo e con più ingenuità. Tralasciando altri punti deboli della sceneggiatura, i difetti sono pochi, primo tra tutti l’assenza di Tommy Lee Jones per quasi l’intera durata del film, a cui si sostituisce alla grande Brolin, ma l’espressione granitica dell’ “anziano” rappresentava buona parte della simpatia della saga. A questo si aggiunge il 3D, non perché brutto, sporco e cattivo, piccolo e nero, ma perché dovendo concentrarsi sugli elementi in risalto si tralascia lo sfondo: carrellate, inquadrature dall’alto e l’abilità di Rick Baker avevano fatto dell’esibizione degli alieni e dei costumi una delle colorate bellezze dei MIB, in contrasto con il grigiore del mondo ignaro. Ci si concentra di più, invece, su smascheramenti di agenti infiltrati d’epoca come un Andy Warhol stanco di dipingere zuppe Campbell, un Tim Burton alieno e un ristorante cinese che propina vermi alieni. Strano a dirsi, ma funzionano.

Men In Black 3 regge il gioco, non fa ridere spesso, ma fa sorridere quanto basta – nonostante la terribile traduzione di certe gag (“Dobbiamo farci una canna fumaria”? eh?) – e anche se Will Smith ha perso molto del suo carisma d’un tempo, ci si riesce a far prendere positivamente dalla nostalgia e dalla sala si esce, se non pienamente soddisfatti, con una certa contentezza. Dopo un primo terribile sequel ci si può permettere di dire che gli Uomini in Nero hanno ritrovato la loro (non piena) dignità.

2 pensieri su “Men In Black 3 (Barry Sonnenfeld, 2012)

    1. Il primo episodio è inarrivabile, non c’è verso, non potranno mai replicare quella meraviglia. Però assicuro che non si esce dalla sala pensando “Ma chi me l’ha fatto fare”, anche se il miglior consiglio è quello di aspettare il DVD! In ogni caso non è tempo perso ;)

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