Margin Call (J.C. Chandor, 2011)

Margin Call: un economic thriller – di Fausto Vernazzani.

Il cancro al fegato è rapido, ti colpisce in un punto debole che, per la sua funzione centrale all’interno dell’organismo umano,  aiuta a spandere la malattia nel resto del corpo. In una compagnia finanziaria statunitense può succedere qualcosa di analogo nel momento in cui si prende la decisione sbagliata di vendere tutto ciò che è “tossico” ai clienti “sani” e affidabili, infettandoli e, di conseguenza, rischiando la chiusura da parte loro nei confronti della compagnia.

Il cane di Sam Rogers (Kevin Spacey) sta per morire di cancro, il regista J.C. Chandor ne trasforma le lacrime dando l’immagine di una forte indifferenza d’un capo ufficio che ignora i numerosi licenziamenti scatenati su tutti i piani dell’edificio della compagnia, tra cui c’è Eric Dale (Stanley Tucci), risk manager della sezione di Rogers. Dale stava però lavorando a qualcosa d’importante, ma, costretto a lasciare l’ufficio, tutto ciò che può fare è lasciare una penna USB al suo sottoposto Peter Sullivan (Zachary Quinto) con allegato un avvertimento: “Sta attento”.

Descrivere la trama di Margin Callfilm d’esordio di Chandor, sarebbe molto complicato, quasi incomprensibile al comune orecchio umano a digiuno di termini e movimenti economici, eppure ci riesce un poco alla volta, salendo di piano in piano, di meeting in meeting con le figure chiave della compagnia, semplicemente con la richiesta da parte dei suoi protagonisti di spiegare le cose come se si stesse parlando ad un golden retriever.

Di conseguenza tutto risulta chiaro, il ciclo si apre e si chiude con la descrizione di un cancro mortale che colpisce prima un cane e poi un’infinità di uomini, tutti contagiati dalla potenza della crisi che ancora infetta il mondo intero e che, probabilmente, ancora deve sferrare il suo (brutto) tiro migliore. Nell’anno 2012 ormai si dovrebbe coniare il nome per un nuovo genere, una sorta di “economicthriller”, in cui la suspense  è data dall’esito di una vendita o dal fallimento di un acquisto d’un pacchetto azionario.

Un cast d’eccezione ci accompagna nell’incatenamento registico della macchina da presa ai personaggi in movimento e in compravendita in queste 36 ore rappresentate da Margin Call: la performance più potente la offre Kevin Spacey, il cui Rogers è una personalità a tutto tondo pronta a schierarsi per ciò che ritiene giusto, così come anche il suo sottoposto Will Emerson, nei cui panni si trova Paul Bettany, forse il personaggio più scialbo tra i tanti.

Si sale poi nei ranghi della compagnia per trovarsi di fronte a Demi Moore, visibilmente invecchiata e privata del suo fascino d’un tempo, Simon Baker, brutale e umanizzato pur essendo di solito attore prorompente sullo schermo e, infine, Jeremy Irons, grande interprete come sempre e perfetta incarnazione di un leader aziendale senza scrupoli.

Margin Call ha meritato la sua nomination per la Miglior Sceneggiatura Originale e avrebbe dovuto ricevere maggior considerazione in generale, non solo per la presenza di numerose star hollywoodiane, ma anche per la qualità della regia, mai lasciata al caso o alla semplicità del campo e controcampo d’uno scontro dialogico, no: Chandor analizza le figure chiave, gli uomini con un nome che non ha grande importanza di fronte agli spostamenti di denaro, ma i cui volti compiono questi atti chiedendosi quando sia giusto o sbagliato, per sé o per tutti quanti.

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