God Bless America - CineFatti

God Bless America (Bobcat Goldthwait, 2011)

God Bless America e la sua maledetta società ipermediatizzata.

““Che fine ha fatto il sogno Americano?”” È la domanda di Nite Owl al “collega” vigilante Il Comico, mentre quest’’ultimo è impegnato a sparare granate a gas lacrimogeno su una folla di manifestanti scesa a protestare contro ciò che di giusto è rimasto al mondo. La risposta è scontata, “”È diventato realtà””.

Così recita una scena di Watchmen, adattamente della graphic-novel non a caso inserita tra i capolavori della letteratura del Novecento. Alan Moore critica con sapienza la società, qualcosa che non ci aspetterebbe invece da Zed, ladruncolo mal doppiato e interpretato in maniera iperbolica da Bobcat Goldthwait, divenuto poi regista di un film notevole come God Bless America.

Morire davanti alla Tv

Frank è una persona qualsiasi, con un lavoro noioso e una famiglia da cui è separato da anni. Ha una figlia il cui unico interesse è avere un iPhone e non incontrare suo padre. Vive in una casa con pareti tanto sottili da permettergli di sentire i suoi vicini urlare e il loro neonato piangere e strillare.

Vive in una nazione che mette alla berlina i più deboli in televisione, dove un tal Steven per aver fatto la figura dell’’idiota in un talent show viene preso in giro da chiunque: sulla bocca della gente non esiste che la vita del piccolo schermo, abitata da personaggi discutibili creati solo per aumentare l’’audience.

Frank legge, ma non è né un uomo colto né perfetto, è solo stanco della gente con cui è costretto a dividere il pianeta, unione destinata a finire a causa di un tumore cerebrale.

“”No one has any shame anymore, and we are supposed to celebrate it.”

Questa è una delle sentenze lanciate da Frank in un monologo da ’antologia a inizio film, parte di una sceneggiatura dall’’aspetto banale dedicata al semplice intrattenimento di un pubblico non-politically correct, ma che in realtà nasconde una genialità di fondo, una tristezza e una disperazione che portano all’’inevitabile lacrima da versare pensando a quello che siamo diventati.

Perché avere una civiltà se non siamo più interessati a essere civili, così conclude Frank prima di intraprendere un viaggio da road movie alla Assassini Nati, in coppia con Roxy, per fare strage di quei personaggi inutili della televisione, delle Idol, degli scorretti e di chiunque si mostri diseducato e irrispettoso. Antisemiti, persone che prendono due posti quando parcheggiano, ragazzi che parlano al cinema durante i film, tutti coloro che desidereremmo segretamente zittire con un proiettile in testa.

L’’interpretazione straordinaria di Joel Murray è degna di un Oscar, la sceneggiatura anche, ma la patina di copertura da black comedy rischia di impedire allo spettatore di comprendere l’’urlo di denuncia di Goldthwait, capace di tirar fuori una regia che mescola il divertimento all’’orrore che la società odierna rappresenta, con uno strumento caduto in disuso: l’’ironia.

Ironia che finora era protagonista solo di poche scene in film sparsi pregni della stessa paura e dello stesso disdegno di fondo, ma che qui la fa da padrone, senza mai dimenticare l’’aspetto critico, la tragedia che ha motivato la realizzazione di God Bless America. Silenzi calibrati, dialoghi ben torniti, sparatorie dal giusto livello di sarcasmo e sadismo goliardico: God Bless America è probabilmente il film più anti-americano che si è visto in questi ultimi anni.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

 

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