Scandal Makers

Scandal Makers (Kang Hyung-chul, 2008)

Scandal Makers: quando lo scandalo diverte – di Fausto Vernazzani.

Il modo più facile per essere qualcuno è convincersi nel profondo di esserlo già. Nam Hyeon-soo è un trentenne convinto di essere una star nazionale, vive come se lo fosse in un appartamento iper-lussuoso cosparso di sue foto qua e là, nel frigorifero ha solo cibi salutari divisi per date,  come se dovesse mantenersi in forma per un pubblico che non aspetta altro che lui su un palco.

In realtà Hyeon-soo è un dj con un passato da idol e due album all’attivo, ma nessuno lo vede mai in faccia. La sua voce è importante, non tanto quanto pensa, e nemmeno tutto per merito suo, ma più che altro di Jeong-nam, una ragazza madre single alla ricerca di suo padre che invia lettere alla radio descrivendo la sua storia. L’interesse del pubblico cresce grazie a lei, per Hyeon-soo sarà invece molto diverso quando scoprirà di essere lui il padre di Jeong-nam e nonno del piccolo Ki-dong.

Scandal Makers, l’esordio cinematografico di Kang Hyung-chul, parte da un’idea che ha dello scandaloso: una famiglia  composta da tre persone con poco più di 10 anni di differenza l’uno dall’altro, un presupposto che potrebbe far strabuzzare gli occhi agli spettatori di mezzo mondo, una storia che se fosse reale sarebbe un vero e proprio scandalo.

Donde, non a caso, il titolo internazionale (spesso rintracciabile come Speedy Scandal) vista l’importanza dell’elemento scandalistico di cui Hyeon-soo ha il terrore, vedendolo come un mostro capace di distruggere la sua popolarità – tutta nella sua testa – motivo per il quale si troverà costretto a nascondere la sua nuova famiglia giunta a sconvolgergli un’esistenza che ruotava interamente all’immagine riflessa nello specchio.

Una commedia campione d’incassi che per settimane è rimasta in cima alla classifica del botteghino, dato che non stupisce molto trattandosi di un film capace di divertire con leggerezza senza mai cadere nel grottesco, aspetto rischioso visto il delicato tema trattato, in cui tutto potrebbe correre il rischio di diventare pietoso, cosa che non accade mai, nemmeno nel classico momento drammatico e catartico finale.

Persino il piccolo Ki-dong (interpretato dal tenerissimo Wang Seok-hyeon) non diventa mai la figura del bambino nato con una famiglia disastrata, ma è anzi protagonista di buona parte delle situazioni comiche di Scandal Makers: memorabile la scena in cui nonno e nipote incontrano le rispettive “donne della loro vita” e nella loro testa parte una doppia colonna sonora d’accompagnamento, una bambinesca e l’altra più sinfonica, che si alternano e si mescolano in un medley assurdo.

Kang Hyung-chul non esplode mai in virtuosismi registici ma, mantenendosi nel genere della commedia, cerca di divertirsi anche lui dietro la macchina da presa, giocando spesso a fare delle inquadrature e dei movimenti di macchina bizzarri che aggiungono il giusto pepe al film, evitando di lasciare tutto in mano alla storia.

Scandal Makers non è dunque l’opera di un regista/artigiano, ma di qualcuno che ha voglia di dirigere, di creare, di sperimentare pur restando nei soliti canoni, sfruttando un attore protagonista come Cha Tae-hyun, già protagonista della celeberrima commedia My Sassy Girl, che con una recitazione iperbolica riesce perfettamente a dare l’idea del tipo radical-chic da pugno in faccia.

Meno convincente è invece la giovane co-protagonista Park Bo-young, nel ruolo della ragazza sedotta e abbandonata, madre e figlia di un padre che non sembra volerla accettare, una parte forse difficile da rendere al meglio, ma in ogni caso riuscita pur non essendo stata capace di colpire.

Se dovessi sbilanciarmi per dare un giudizio, direi che siamo oltre la sufficienza piena.
Vedere per credere!

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