FEFF 14: Morti ipotetiche dei cinefattiani viaggiatori – L'inizio

di Francesca Fichera & Fausto Vernazzani.

C’è chi dice che l’attesa è migliore della meta. Ma quando si attende troppo a lungo? Forse è la pazienza che manca a chi vi sta scrivendo direttamente dall’interno di un’auto in quel di Udine, per parlarvi del tanto agognato FEFF – Far East Film Festival – giunto alla sua 14a edizione. Vi parlo da quest’abitacolo perché, pur essendo il primo giorno della manifestazione – in realtà il secondo tenendo conto del fatto che già da ieri hanno ufficialmente aperto il Feff Market, per le vie del centro storico cittadino – il Teatro Giovanni da Udine trabocca ancora di scotch, scatoloni, scale ed operai PRENSILI (cioè in grado di abbarbicarsi a qualsiasi oggetto, proprio come il panda sull’Empire utilizzato per il logo ufficiale di quest’anno). Onde riempire l’inaspettato vuoto, la qui scrivente Frannie e l’altro inviato cinefattiano Doc Faust hanno pensato di testare in prima persona le svariate attività collaterali del Far East già avviate in tutta la città.

Si è cominciato, per l’appunto, col Feff Market, una colorita serie di bancarelle dedicate ai diversi prodotti provenienti dall’estremo Oriente: spezie e infusi dai profumi inebrianti, dvd e fumetti con manga più o meno noti, cibi pronti in busta, kimono, oggettistica e, ovviamente, gli immancabili e adorabili pupazzi (Totoro, P-chan e chi più ne ha più ne metta, la vostra Fran non va oltre perché ha già zompettato tanto dall’entusiasmo e rifarlo in una macchina non è esattamente l’ideale). Intanto pazzi appena laureati urlavano per le strade del centro storico, brandendo minacciosamente bicchieri di vino bianco alle 11 del mattino, e la pioggia cadeva a secchiate, e sullo sfondo di questo magico scenario Doc & Frannie si intrufolavano nel Mercato del Pesce (sì, dite pure ciò che volete), dove è stata allestita una mostra fotografica dal titolo Beijing Flickers con le inquietanti e affascinanti istantanee del regista Zhang Yuan. L’idea del progetto, che oltre alle fotografie comprende anche la pubblicazione di un libro e la realizzazione di un video sulla vita a Pechino vista dai giovani, deriva da un film che lo stesso Yuan ha girato all’incirca vent’anni fa. E un secondo film, ideale conclusione di questo ammirevole lavoro multimediale, è già in fase di post-produzione. Noi invece siamo in stato di rottura di palle avanzata, ma non demorderemo.

Abbiamo aspettato con ansia il buffet inaugurale, vana speranza di riavere sangue alle guance ed energia nelle vene, ma a consolarci è bastata la prima proiezione del Far East di quest’anno, Sunny di Kang Hyung-chul, con tanto di regista in sala – una delle novità del FEFF, che rinuncia alle repliche dei film per avere un maggior numero di ospiti illustri e, dunque, una più vasta risonanza in qualità di evento culturale internazionale e di raccordo fra due culture così lontane (e) così vicine. La presentazione del festival ha però qualche caduta nel pacchiano (perché questo termine CI PIACE): sotto lo sguardo chiaramente imbarazzato del fenomeno registico coreano, lo staff del FEFF ha omaggiato la sua pellicola con una terribile e forsennata coreografia a spasso per la sala, sulle note della canzone che ha dato il titolo al film, per l’appunto Sunny dei Boney M. Del film in quanto tale vi dirà di più il caro Dottor Faust. Qui intanto ci si prepara alla seconda giornata del festival, con un tempo orrendo che non s’arrende (allitterazioni così, di prima mattina), contatori d’albergo che prendono fuoco rischiando di rasare drasticamente a zero i vostri corrispondenti cinefattiani e hotel siti in comuni introvabili persino dai navigatori satellitari. Se sopravviveremo ci leggeremo ancora, sempre qui, solo su CineFatti – l’unico blog che per voi rischia anche la morte.

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