Il domani che verrà (Stuart Beattie, 2010)

di Fausto Vernazzani.

In un paese come il nostro non c’è una grande cultura del campeggio nel fine settimana, non abbiamo luoghi in cui possiamo andare zaino in spalla per fermarci con una tenda o un sacco a pelo e dormire all’addiaccio. Diciamocelo, molti di noi avrebbero anche paura di trovarsi di fronte chissà quale alieno cascato dal cielo con il braccio pieno di buchi pronto a violentarci. Ok, forse non proprio tutti la pensano in questo modo, ma è sicuro che non si tratta di una nostra usanza comune.

Nella vasta Australia, dove in pratica vive un abitante ogni 10 chilometri (I Simpson docet), ci sono un’infinità di luoghi in cui andare e pare che per gli abitanti di Wirrawee ci sia un fiume oltre cui si cela una zona chiamata Hell. E’ lì che i protagonisti di Il domani che verrà scelgono di passare il weekend.

Potrebbe apparire il solito film in cui un gruppo di amici viene trucidato in un bosco isolato, ma non è così per Tomorrow, When the War Began (titolo originale dell’opera), film del 2010 distribuito a fine 2011 in Italia. Tratto dal romanzo omonimo, è il primo di una serie di sette – di cui solo il primo è stato pubblicato dalla Mondadori – dell’australiano John Marsden e incentrato su un gruppo di ragazzi che tornati a casa da una breve vacanza si ritrovano in un paese in guerra ed occupato da una forza straniera che ha invaso l’Australia. Molti di voi potrebbero dire che se ne ha abbastanza di queste saghe letterarie giovanili che approdano al cinema (l’ultimo caso è The Hunger Games tratto dai romanzi di Suzanne Collins), ma il paese oceanico mantiene la sua dignità realizzando un film godibile e apprezzabile, per la regia di Stuart Beattie.

Il domani che verrà

Anche tra gli scrittori del film, Beattie ha convinto Marsden a realizzare le trasposizioni (quest’anno è prevista l’uscita del secondo The Dead of Night) grazie al suo curriculum come sceneggiatore: La maledizione della Prima Luna e Collateral sono materiale abbastanza convincente per chi vuole che la propria creatura sia trattata con il giusto rispetto senza dimenticare l’idea di intrattenimento.

Per tenere fede a questo secondo intento, Il domani che verrà si svolge come un tipico film di formazione; ragazzi che si lamentano a tutte le ore dei loro genitori, trovatisi di colpo a dover prendere delle decisioni: nascondersi o combattere contro il nemico invasore? Per il nostro gruppo di la risposta sarà ovviamente sì, e Beattie mette in scena la loro breve evoluzione in uno stile anni Ottanta, imitando John Hughes ed il suo The Breakfast Club inserendo i classici personaggi: il belloccio Kevin/Lincoln Lewis, il simpatico ribelle Homer/Deniz Akdeniz, la sempliciotta Corrie/Rachel Hurd-Wood, l’altolocata e schizzinosa Fiona/Phoebe Tonkin, l’ultra-religiosa Robyn/Ashleigh Cummings, l’affascinante e introverso Lee/Chris Pang e infine la protagonista Ellie Linton/Caitlin Stasey, la guida dello spettatore in questo presente distopico.

Non tocchiamo alti livelli di qualità, né regia eccelsa, ma Beattie sa che qualcuno quel lavoro lo dovrà pur fare e decide di farlo al meglio delle sue possibilità – e chissà se non possa fare di più in futuro – e riesce nell’intento di creare un prodotto piacevole, capace di creare un vero legame tra il personaggio e lo spettatore, di far sentire l’ansia tramite le innumerevoli scene d’azione da vera e propria guerriglia urbana senza dimenticare che chi è protagonista non è certo Rambo. Ci sono pallottole, ci sono inseguimenti tra camion iper-corazzati e delle sottospecie di dune buggy urbane, belle ragazze e vari intrecci sentimentali che possono accontentare le papille gustative di qualsiasi occhio, quindi… vedetelo, fidatevi, non è Apocalypse Now, ma fa diverte, e lo fa con intelligenza.

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