FEFF14: Il super-sexy programma della XIV edizione

Dopo la conferenza stampa di ieri mattina non potevano non pubblicare quanto prima il programma ufficiale del Festival, finalmente nelle nostre mani e con titoli più o meno conosciuti. Il meglio arriva probabilmente dal cinema di Hong Kong che sfodera uno dei suoi nomi più giovani come Pang Ho-cheung con ben tre titoli in rassegna, Love in a Puff, una love story tra due impiegati che nel post-legge antifumo nei locali chiusi si incontrano nelle strade nelle loro pause sigaretta, il suo sequel Love in the Buff in cui la coppia del film precedente si consolida e infine il suo ultimo Vulgaria, commedia nera con protagonista un produttore che viaggia a nord per cercare i finanziamenti per il suo prossimo film, finendo nelle mani della Triade e sessioni sessuali estreme. A far compagnia a Pang ci saranno anche il colosso della commedia Jeffrey Lau, sotto cui nacque lo straordinario attore/regista Stephen Chow, con East Meets West, Dante Lam con il suo nuovo action/thriller The Viral Factor ancora una volta con il suo attore feticcio Nicholas Tse protagonista. Un must invece il nuovo film romantico di Johnnie To, Romancing in Thin Air, mentre incuriosisce The 33D Invader di Cash Chin, un’opera erotic/sci-fi che parla di una donna che dal futuro torna nel passato alla ricerca dei migliori geni possibili.

Da tener d’occhio è l’isola di Taiwan con una tripletta di film in cui compaiono il candidato al Leone d’Oro Warriors of the Rainbow di Wei Te-sheng, un film epico sulla storia di un gruppo di indigeni che si oppone all’invasione giapponese durante la prima metà del secolo, e You are the apple of my eye, una commedia romantica tra i banchi di scuola tra un ragazzo che si masturba nelle file posteriori e la prima della classe.  Dalla Thailandia con sorpresa un solo titolo, ma pieno delle sue convenzioni sul cinema transessuale, su cui si incentra questo It gets better con tre storie di trans alla ricerca dell’amore, tra cui figurerà la protagonista del video viral del Thailan’s Got Talent che molti di noi avranno visto. Marlon Rivera arriva invece dalle Filippine con l’acclamato The Woman in the Septic Tank, un racconto divertente su tre ragazzi appena usciti da una scuola di cinema intenti nella realizzazione di un film da Oscar. Singapore, Malesia e Indonesia non sfoggiano i loro migliori e sorprende l’assenza di The Raid di Gareth Evans, un film d’arti marziali che ha sconvolto gli Stati Uniti e il mondo e sarebbe stato il perfetto erede di BKO: Bangkok Knockout di Panna Rittikrai, un Festival quindi senza grande azione d’arti marziali, né muay thai né silat.

Sorprende la totale mancanza di nomi importanti dal cinema giapponese, una cinematografia che l’anno passato ci si sarebbe aspettata di vedere rappresentata almeno da Shinya Tsukamoto e il suo Kotoko, presentato invece all’Asian Film Festival emiliano, ma ecco che invece le isole nipponiche avranno come portabandiera la pettinatura di Afro Tanaka. Trasposizione dall’omonimo anime, sarà sicuramente uno dei film più visti del festival per via del suo assurdo presupposto: un giapponese con una pettinatura afro. Importante sarà anche la World Premiere di Thermae Romae di Takeuchi Hideki, il già descritto precedentemente peplum-fantasy con protagonista Hiroshi Abe, ma da tener d’occhio è anche la commedia drammatica Mitsuko Delivers, di Yuya Ishii, storia di una ragazza al nono mese di gravidanza, single e cacciata di casa che continua a vedere il mondo come un posto bellissimo. Ryuichi Hiroki parlerà con un cortometraggio, The Future of Children in Fukushima, della tragedia del terremoto e del pericolo nucleare.

La Sud-Corea avrà invece uno spazio privilegiato con il focus di quest’anno dedicato al suo decennio nero, gli anni ’70, da cui però uscirono grandi film e grandi autori che hanno aiutato a plasmare il cinema odierno della penisola asiatica a cui si fuse poi lo stile occidentale che ha creato quella magnifica fusione di cui oggi noi siamo testimoni. Parlando di testimoni potremmo citare il film Blind di Ahn Sang-hoon, un thriller cin cui una ex-poliziotta ora ceca è testimone di un delitto e sarà coinvolta nelle indagini. Ancora thriller con Moby Dick di Park In-jie, in cui un reporter sul luogo di un esplosione sul Balam Bridge di Seoul, incontra un suo vecchio amico che non vedeva da anni che gli consegna dei documenti e indizi su quell’esplosione. The Front Line di Jang Hun (ex pupillo di Kim Ki-duk) è invece lo stendardo per gli Oscar della nazione, che non arrivò alla cinquina, ma giunge al FEFF raccontandoci ancora una volta i drammi della guerra che han fatto soffrire la Corea molto più di tanti altri paesi, un dolore ancora vivo con la separazione in due stati. Il film d’apertura Sunny  di Kang Hyung-chul promettente commedia su un gruppo di ragazze bizzarre che si riuniscono per difendere la nuova arrivata nella loro classe unendo le loro abilità di combattimento, volgarità e di sognare cose assurde.

I film da vedere saranno sicuramente tanti altri, questi sono la punta di diamante, i più noti, i più curiosi e i più interessanti, ma sicuramente quando io e la collega Frannie saremo lassù avremo modo di dirvi di più e di parlarvi di qualcuno in più, perché il bello è sempre rimanere stupiti da cosa può offrire un Festival del genere. Concludo dicendo che per la prima volta in vita mia, uno straniero, un critico olandese per la precisione, ha dichiarato che avrebbe voluto nascere in Italia solo per poter partecipare almeno una volta al Far East Film Festival. Mai successo che qualcuno avesse desiderato questo di fronte a me, qualcosa di piccolo, ma allo stesso tempo grande, di cui esser fieri. Si deve sostenere il FEFF.

Qui il link a tutti i film in programma: All the films at a Glance.

Fausto Vernazzani

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