Rubber (Quentin Dupieux, 2010)

di Roberto Manuel Palo.

“The film you are about to see today is an homage to the no reason, the most powerful element of style”. È così che, dopo un breve elenco di scene no reason tratte da film celebri e dalla vita reale, Stephen Spinella conclude il suo discorso al pubblico che si appresta a vedere questo film. Grazie a questo espediente, Quentin Dupieux, regista e sceneggiatore della pellicola, mette subito le cose in chiaro: in questo film vedrete cose strane che accadono senza ragione. E, infatti, a partire dallo stesso Spinella che viaggia nel bagagliaio di un auto quando i sedili sono tutti liberi, dal pubblico che viene costretto a vedere il film in piedi con un binocolo perché l’auto distrugge le sedie una ad una, Dupieux ci introduce nella storia principale della pellicola: uno pneumatico prende vita ritrovandosi ad avere dei poteri psicocinetici; presa coscienza dei suoi poteri, lo pneumatico comincerà ad ammazzare qualsiasi cosa gli capiti a tiro con enorme quantità di splatter.

L’idea, nel complesso, non è originale in quanto l’horror ha già conosciuto, nella sua storia, oggetti che prendono vita e ammazzano qualsiasi cosa, dal gelato (The stuff) al preservativo (Killer Condom) per arrivare fino ai pomodori (Killer Tomatoes, nel cui seguito recitò anche George Clooney). Nonostante il soggetto non originale, però, la sceneggiatura impostata completamente sul non-sense è geniale. Nulla viene spiegato, né come uno pneumatico si ritrova con poteri, né il perché, per far finire il film, viene tentato l’avvelenamento del pubblico eccetera eccetera. Perché tutto avviene senza alcuna ragione e quindi non meritevole di una spiegazione.

Ma c’è qualcosa che non gira e, per spiegarlo, come già feci nella recensione di Insidious , devo chiamare in soccorso i miei amici videogames: avete presente quando comprate un gioco e rimanete estasiati all’inizio per la grande novità e per la varietà di cose da fare ma, dopo aver capito che bisogna fare sempre la stessa cosa, vi annoia e lo riponete sullo scaffale? Ecco! L’errore di Dupieux è proprio questo: la ripetitività. La sua sceneggiatura sarebbe stata sensazionale, un vero capolavoro, se il suo progetto fosse stato un cortometraggio. Durata e ripetitività, annoso problema di cinema e videogames. Una volta fattoci capire che questo pneumatico uccide con la forza del pensiero, vedremo ciò per l’intera durata del film (78 minuti) e quindi, dopo un po’, inizieremo ad annoiarci pericolosamente sperando che accada qualcosa di diverso. Dupieux, FORSE, si rende conto di questa cosa e cerca di coprire la noiosa ripetitività con la sottotrama del pubblico che sta guardando il film col binocolo. A mio avviso la sottotrama regala le scene migliori e maggiormente surreali della pellicola ma dà comunque la sensazione di riempitivo rispetto alla storia principale, offrendo alcuni momenti morti e, appunto, senza alcun senso.

Rubber è un grande esperimento, superlativo, ma fa della discontinuità il suo punto debole: se la prima mezz’oretta è da scroscio di applausi sia per regia che per introduzione , e anche la presa di coscienza dei poteri da parte dello pneumatico che sente crescere la sua voglia di uccidere è rappresentata egregiamente, la confusione che si crea fra trama e sottotrama mina la qualità della pellicola, faticosa da vedere una seconda volta – esperienza personale.

Il nuovo progetto di Dupieux, Wrong, ha concorso al Sundance Film Festival di quest’anno. Inutile dire che è un’altra pellicola visionaria e ricca di no reason dove reciterà anche Jack Plotnick, in Rubber interprete dell’uomo che controlla le reazioni del pubblico e poi tenta di avvelenarlo. Bravo e simpatico. CineFatti starà molto attento a questo progetto.

See You Soon.

2 pensieri su “Rubber (Quentin Dupieux, 2010)

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