DellaMorte DellAmore

DellaMorte DellAmore (Michele Soavi, 1994)

di Roberto Manuel Palo.

DellaMorte DellAmore può essere un film su mio padre, un film su tuo nonno, un film sulla fame nel mondo, un film su tutto, ma NON è un film su Dylan Dog. Michele Soavi traspose cinematograficamente il racconto omonimo di Tiziano Sclavi. Lo stesso Sclavi si ispirò alla fisionomia di Rupert Everett per disegnare i tratti dell’indagatore dell’incubo.

Fatta questa doverosa precisazione, il film racconta di Francesco DellaMorte, custode del cimitero di Buffalora che, nella tranquillità della sua dimora, ha a che fare con una strana epidemia. Per qualche oscuro motivo, dopo sette giorni dalla dipartita, i morti del cimitero di Buffalora riprendono vita e l’unico modo di rispedirli al Creatore è fracassargli la testa. Con l’aiuto dell’amico Gnaghi, Francesco ogni notte si munisce di pallottole per fronteggiare l’orda quasi con indifferenza e con noia, come se fosse normale routine. Incontra l’amore in una Lei (Anna Falchi) e intanto si porta avanti col lavoro iniziando a collezionare un bel numero di delitti che gli vengono, secondo il suo modo di dire, rubati.

Questa pellicola ha diviso parecchio. C’è chi in questo film non ci ha visto niente definendolo inutile e insignificante e c’è chi lo ritiene un cult pieno di spunti e riflessioni. DellaMorte DellAmore è un buon film, con una regia ottima che ci regala delle scene che resteranno nell’immaginario comune, come il rapporto sessuale tra Francesco e la prima Lei (ne incontrerà tre nell’arco del film) sulla tomba del marito oppure la scena finale – che io reputo spettacolare e piena di significato – dove c’è tutto: morte, solitudine, violenza, perdita della speranza.

Delizioso il make-up di Sergio Stivaletti che non risparmia sul succo di pomodoro e trucca gli zombie molto bene – successivamente proverà la carriera di regista con pochissimi alti e moltissimi bassi. Peccato.

Rupert Everett domina su tutti, Anna Falchi è atroce, ma ci regala la visione di altre doti e ci fa capire che “oltre alle gambe c’è di più”, molto di più. La sua utilità è solo quella, eppure non si dimentica facilmente.

Guai a pensare che DellaMorte DellAmore sia una pellicola sugli zombie. Non sono gli zombie i protagonisti di questa storia. Non è una storia dove ci si barrica in una casa per sopravvivere all’esercito di morti viventi. Gli zombie sono solo un elemento come un altro dello scenario, quasi degli amici che vanno a trovare Francesco nella sua dimora e che lui saluta sparando mentre parla tranquillamente al telefono, come se stesse preparando una tazza di tè. DellaMorte DellAmore è solitudine, impossibilità di rapportarsi col prossimo, cinismo, sarcasmo, dolore di un uomo che ha letto due libri nella sua vita: uno non l’ha mai finito e l’altro è l’elenco telefonico dove cancella tutti i morti di giornata e rimprovera Gnaghi quando brucia i vecchi elenchi dicendogli: “È così che tratti i classici?”.

L’ironia e il sarcasmo: sono proprio questi due elementi a prevalere, caratteristiche fondamentali di Francesco che, proponendo battute intelligenti e pungenti, non manca di divertire lo spettatore, ma allo stesso tempo lo fa riflettere, magari sulla realtà, magari sulla vita o semplicemente sul modo invivibile di vivere che lui ha e che odia. “Darei la vita per essere morto” dice ad un certo punto la sua voce fuori campo, e noi non possiamo fare altro che credergli e di sperare che, un giorno, incontri l’amore e “il resto del mondo” dopo Buffalora.

Per concludere menzionerei la stupenda colonna sonora di Manuel De Sica, delizia per le orecchie.

Vorrei uno Gnaghi anch’io, uno Gnaghi è per sempre, uno che quando gli dici gna gna gna non ti chiudono in una clinica psichiatrica. Cosa si può volere di più dalla vita? Più Gnaghi per tutti. Chissà se mi voterebbero alle prossime elezioni con questo slogan. Sono sicuro che tira più un pelo di Gnaghi che uno di Anna Falchi.

See You Soon.

26 pensieri su “DellaMorte DellAmore (Michele Soavi, 1994)

      1. Quindi significa che non sai neanche rileggerti? Stai messo bene. La critica era semplice: l’italiano non è il tuo forte. Si fa distinzione da un testo redatto scritto e un testo parlato. Questo blog alterna ottime cose con articoli mediocri. Non parlo, ovviamente, del giudizio sui film, una cosa del tutto personale nel cui merito non entro, ma proprio del fatto che non sai scrivere.

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      2. Incasso e vado avanti. Ti ringrazio comunque di questo commentoperchè anche le critiche sono importanti e vedrò di migliorare i miei testi scritti. Un pò di sana critica è sempre ben gradita. Il fatto è che il tuo commento precedente l’ho considerato come un “commento da video Youtube” (penso che ce l’hai ben presente:D) e quindi ho risposto in quella maniera forse anche un pò indisponente e ne chiedo perdono. Ora, però, ti vorrei fare una domanda importante: oltre al fatto linguistico e grammaticale, non gradisci neanche il “modo” in cui pongo il testo scritto?

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      3. Assolutamente! Ti sembra “maturo” scrivere in una recensione cinematografica che vuole essere presa sul serio un periodo del genere:

        “Vorrei uno Gnaghi anch’io, uno Gnaghi è per sempre, uno che quando gli dici gna gna gna non ti chiudono in una clinica psichiatrica. Cosa si può volere di più dalla vita? Più Gnaghi per tutti. Chissà se mi voterebbero alle prossime elezioni con questo slogan. Sono sicuro che tira più un pelo di Gnaghi che uno di Anna Falchi.”

        A tratti sei poi ridondante, ripetitivo e, anche, prolisso su particolari assolutamente inutili che non riguardano la tua recensione ma danno l’impressione di voler allungare in qualche maniera il brodo.

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  1. Io ho il libro, e me ne sono innamorata :) Letto in poco più di una ora, forse due se includo i minuti tra una riga e l’altra che ho passato piegata in due dal ridere :) Il film, rispetto al libro, è un po’ deboluccio a mio parere, ma sono diventata matta per trovare il dvd e non lo cederei :)
    Combinazione, stavo proprio pensando in questi giorni di rivederlo :) mica detto che non lo faccia stasera!

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    1. Non avendo letto il libro, per me il film è stato tutt’altro che deboluccio. Ma sono cose che possono succedere:D. Son contento se ti ho fatto venire voglia di rivederlo. Magari potresti cambiare idea:D

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      1. il libro è bellissimo, e molto più denso. Il film (l’ho effettivamente rivisto ieri sera ;D) è, in confronto, edulcorato e si, deboluccio. Manca tanto del libro, come battute e storia.
        Poi il libro era stato scritto con una voce fuori campo che è uno spettacolo, che pone parecchie delle domande che nel film sembrano banali e non hanno significato…..

        Beh, se ti capita di trovarlo, magari in biblioteca o ebook, te lo consiglio! Molto, molto molto più bello :)

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      2. Il tuo tentativo non è andato a buon fine, ma niente paura. Mi iscrivo e il gioco è fatto:D. Ho tanto tanto da leggere nella mia wishlist e questo sicuramente scalerà molte posizioni nella lista:D

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  2. Molti sono ancora convinti, ancora oggi, che sia il film su Dylan Dog…
    Io sono dalla parte degli apprezzatori: sarcastico e pregno di significati come i grandi scritti di Sclavi sanno essere, uno degli ultimi horror italiani fatti come si deve.
    Concordo sul finale!

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    1. La mia precisazione iniziale era dovuta proprio a questo. Molti sono convinti che sia il film su Dylan Dog. Concordo anche sul fatto che sia uno degli ultimi horror italiani fatti come si deve anche se, ultimamente, del mondo underground italiano di genere sta uscendo roba molto interessante e che dà speranza. E noi speriamo:D

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  3. È vero, nell’underground c’è un buon movimento di quelli che sono innanzitutto appassionati.
    La precisione era ben messa e chiara, proprio all’inizio, a scanso di equivoci ancora attualissimi! Neanche l’uscita del DYD ufficiale (purtroppo per noi lo è) ha curato questa fissa! :D

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  4. L’ho odiato.
    Detto proprio senza peli sulla lingua.
    Ma siccome l’ho visto in un’epoca in cui per me il film horror italiano era qualcosa di immondo ed inguardabile, troppo “weird” in qualche modo rispetto al piatto e “rassicurante” prodotto americano, non escludo che riguardandolo ora mi possa piacere.
    A prescindere, devo comunque fare un grosso sforzo per riuscire a guardare un film con la Falchi protagonista. Preferirei, chessò, martellarmi un dito.
    Babol

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    1. hai detto benissimo. A volte sono anche i periodi in cui un individuo guarda un film che influiscono sul giudizio personale. Guardato in due diversi periodi della propria vita, un film può non essere recepito allo stesso modo:D. Poi ci sono, ovviamente, i gusti personali. Poi non ci crederai, ma io ci ho visto molto di “americano” in questo film. Su Anna Falchi son d’accordo, ma per quelle poche volte che appare, io ci ho messo una pietra sopra la sua presenza nel film:D

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    1. Eppure, Frank, a molti non piace o piace poco. E la maggior parte di essi ha letto il racconto di Sclavi. Inizio a pormi qualche domanda:D. El a risposta è sempre più che questo film piace solo se non leggi il racconto:D

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      1. Vabbè, in fondo è una cosa relativa. Alla fine, lettura o non lettura, a me il film è piaciuto e ho cercato di spiegarne i motivi, condivisibili o meno:D. Per fortuna siamo tutti diversi e tutti in grado di spiegare il perchè e il per come pensiamo una certa cosa ed è proprio questo il bello e ciò che ci arricchisce, in un senso e nell’altro:D

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  5. un poema orrorifico di straziante e struggente pulcretudine.Una riflessione amarissima sulla vita,la morte,l’amore.Con un finale intenso e commovente ,surrealmente dolceamaro.
    Poi Soavi ha fatto cazzate come Il sangue dei vinti,ma vogliamoli bene per questo piccolo,grande,immortale capolavoro

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    1. Soavi non si è ripreso più, però a me “Arrivederci amore, ciao!” del 2006 non mi era proprio dispiaciuto. Per me è stato un bel ritorno sul grande schermo dopo tanta cacca in televisione.

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