L' altro uomo (Alfred Hitchcock, 1951)

L’ altro uomo, il grande Hitchcock – di Nicola Palo.

Guy Haines (Farley Granger) è un giovane e promettente tennista che incontra sul treno Bruno Anthony (Robert Walker), il quale propone a Guy un folle scambio di favori: uccidere la moglie fedifraga di Guy che non vuole concedergli il divorzio, ostacolando la sua relazione con Ann Morton (Ruth Roman) in cambio dell’uccisione di suo padre. Guy non dà peso alla cosa, ma Bruno commetterà comunque il suo omicidio, ossessionando Guy.

Film diretto nel 1951 da Alfred Hitchcock, L’ altro uomo è uno dei film più riusciti del regista. Nonostante a volte sembra che la trama si sviluppi in maniera troppo semplicistica, il tutto viene messo in secondo piano dalla grande prova che Hitchcock offre dietro la macchina da presa. La vertiginosa suspance, che raggiunge il suo acme nella scena finale della giostra, crea un senso di oppressione nello spettatore che non lo abbandonerà fino alla fine.

Robert Walker, grazie anche ad una recitazione essenziale, tipica nei film del regista, dà vita ad uno dei cattivi più pregnanti di Hitchcock: a metà tra lo psicopatico ed il ricco eccentrico, Walker si muove con estrema facilità in un intero universo di emozioni che passano dalla lucidità dell’omicida seriale, all’ilarità, al piacere quasi fisico di rivevere i momenti del delitto attraverso gli occhi di Barbara Morton, interpretata dalla figlia del regista, Patricia.

La regia di Hitchcock penetra dentro i suoi personaggi, mettendone in risalto tutte le sfumature possibili: ad esempio, l’uso dei fuori campo, che sembra rinchiudere il quadro tanto da neutralizzare l’ambiente circostante, aumentando a dismisura la carica emotiva della figura di Bruno che osserva da lontano Guy. È in questo “quadro chiuso” che l’essenza del film si svolge: quello che Hitchcock vuole mostrare non è semplicemente l’azione, né l’autore dell’azione, ma l’insieme delle relazioni in cui si muovono sia l’azione che l’autore della relazione.

Queste relazioni, ben note allo spettatore ma non ai personaggi, superano la coppia di termini azione-attuatore, in quanto la penetrano, la racchiudono e proseguono oltre: non si tratta semplicemente di uno scambio di colpevoli (il classico schema dell’innocente accusato ingiustamente), ma è altro, poiché la relazione ne ha superato i confini. Bruno commette l’omicidio per Guy: l’assassinio non può esser separato dall’operazione con cui il criminale ha scambiato il suo crimine (il patto nel treno), rendendo Guy, volente o nolente, partecipe dell’omicidio. Questo rapporto a tre “azione-attuatore-relazione” è uno dei temi fondanti de L’ altro uomo di Hitchcock, ed è parallelo ad un’altra triade, comune a tutta la carriera del regista, ovvero quella tra il film, il regista ed il pubblico.

Portando a conoscenza il pubblico del sistema di relazioni che sono alla base del film, automaticamente si producono due effetti. Il primo è quello di massimizzare la quantità di suspance che investe lo spettatore. Da qui l’uso di piani brevi, di primi piani che diventano contenitori di tutto ciò che è presente; riprese dal movimento quasi lento che si alternano a frammenti impazziti, rapidi movimenti di macchina, che raggiungono l’apice nel frenetico e vertiginoso girare della giostra. Il secondo effetto è quello di rendere il pubblico parte integrante  dell’azione che si svolge sullo schermo. C’è un’intima connessione con il pubblico: ogni immagine che popola questi quadri chiusi, agisce, si muove, percepisce, ma non può testimoniare le relazioni che la determinano. È la regia, la cinepresa, che spiega il sistema di relazioni che avvolge i personaggi e che crea la relazione tra lo spettatore, il film e la regia stessa.

In definitiva L’ altro uomo è uno dei migliori film di Hitchcock, una delle massime espressioni del suo fare filmico. Sicuramente da riscoprire.

Un pensiero su “L' altro uomo (Alfred Hitchcock, 1951)

  1. uno dei tanti capolavori del maestro,ed è sempre meraviglia quando ci si imbatte in un sua opera.
    Perchè trattenendo i virtuosismi,che pure ci sono,con il suo stile apparentemente dimesso,riesce a narrare e mostrare il lato oscuro delle persone e anche della natura-gli uccelli-con vero e autentico senso dell’arte

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