The Horsemen (Jonas Åkerlund, 2008)

The Horsemen: una cavalcata verso il nulla – di Roberto Manuel Palo.

Un detective (Dennis Quaid) deve indagare su una serie di inquietanti delitti connessi ai biblici Cavalieri dell’Apocalisse: è questa la semplice trama del film The Horsemen diretto da Jonas Åkerlund e sceneggiato (malissimo) da Dave Callaham.

Sono davvero pochi i pregi di questa pellicola. Tra questi, la fotografia di Eric Broms  veramente impeccabile – e, non ci credereste mai, lo stile di regia di Jonas Akerlund che riesce a rendere interessante quel poco che meritava di esserlo.

Anche gli attori non se la cavano malissimo, con Dennis Quaid e Zhang Ziyi che si elevano su tutti per la loro grande professionalità.

The Horsemen è il classico filmetto che definiresti guardabile e nulla più. Un thriller sulla scia di Seven et similia, con una spruzzatina di Hellraiser per le varie torture sugli strumenti di sospensione. Una pellicola su cui basterebbe fare una recensione di cinque righe giusto per dire, appunto, che è guardabile e che ha il finale più orribile e prevedibile della storia del cinema.

Scontato.

Brutta parola, ma è il sunto di tutto. Alcune scene di tortura sono da ricordare –

SPOILER:

come il ragazzo che si perfora il cuore con la sega, i denti sul piatto, il feto di un bambino in un sacchetto

– FINE SPOILER –

Il personaggio di Kristin, interpretato da Zhang Ziyi, è ben caratterizzato, ma è troppo poco per salvare una pellicola che fa della noia il suo svantaggio.

Nulla si eleva rispetto alle altre cose, tutto si mantiene nella mediocrità e The Horsemen arriva a fatica agli 80 minuti, lasciando le voragini di una sceneggiatura irrisolta e l’amaro in bocca.

Padre e figlio

Per non parlare del rapporto padre/figlio: cose viste e riviste, melense, scontate, trite e ritrite e artrite. Poi c’è da dire: il figlio del detective prende uno stipendio mensile. Ogni volta che c’è qualcosa di importante da vivere con il figlio, Dennis Quaid viene chiamato perché c’è stato un omicidio (ma tu guarda la sfiga e l’originalità) e lascia 20 dollari come pegno per averlo abbandonato due secondi prima di andare (come la partita oppure in chiesa, a scuola etc.).

Facciamo due conti, tanto ormai del film abbiamo parlato abbondantemente per quello che merita, e poi concludo. Dunque, 20 dollari ad abbandono; mettiamo che il detective viene chiamato almeno quattro volte al giorno, e sempre mentre sta col figlio: sono 100 dollari al giorno. Moltiplichiamo per 31 e fanno 3100 dollari al mese.

Ragazzi, fatevi abbandonare dai vostri genitori ogni volta che dovete fare qualcosa di importante con loro. Sembra un mestiere che rende.

A parte il metodo suggerito per far soldi senza lavorare, veramente non rimane nient’altro di The Horsemen, una pellicola che, soprattutto a causa di Dave Callaham, domani avrò già dimenticato.

See you soon.

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4 pensieri su “The Horsemen (Jonas Åkerlund, 2008)

  1. l’industria deve far soldi su prodotti sicuri,cosa cazzarola va di moda oggi?Ah,c’è Seven ,ok fatemi 10 tarocchi,ma taroccati mi raccomando che il tarocco originale del prodotto originale costa troppo,e poi che dio ce la mandi buona
    Questo è il pensiero alla base di queste cose

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    1. E’ come darti torto. Questo ne è l’esempio lampante. 80 minuti di totale indifferenza che ho voluto far trasparire nella recensione parlando alla fine dei soldi del figlio del detective invece di continuare a raccontare cose che mi avrebbero costretto alla continua ripetizione di cose già dette in precedenza. Perchè davvero non c’era nulla da dire e ho percepito il pericolo di essere ripetitivo giusto in tempo:D

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  2. è la crisi del sistema cinematografico occidentale,anzi atlantista!La buttassero in caciara quando comprendono di avere tra le mani il niente,almeno uno potrebbe divertisti o incazzarsi.No questi non fanno nulla.Immagini alla cazzo di cane,come direbbe renè ferretti,(boris)

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