Lavori In Corso, X Edizione: dall'epilogo al riepilogo

Qualche lieve modifica al programma previsto, a causa di assenze e ritardi, non ha bloccato i Lavori in corso dell’AIRSC, cominciati lunedì 21 presso lo spazio polifunzionale “InCampus” in via Mezzocannone, a Napoli, e conclusisi la scorsa sera. In un’atmosfera distesa – ma lungi dall’essere superficiale – i curatori Salvatore Iorio e Dario Minutolo hanno quasi immediatamente introdotto la prima parte della rassegna incentrata sulle opere di Michele Schiavino, autore di diversi documentari dal piglio popolaresco e diretto, a tratti finanche disturbante ; il regista stesso è poi intervenuto durante il pomeriggio di lunedì per presentare e discutere i suoi particolarissimi Ad Memoriam, spunti/appunti per un futuro film-omaggio all’eterno Pier Paolo Pasolini, e nella giornata di giovedì per introdurre il suo personale e “gioioso” ricordo di Roberto Rossellini (Addo’ sta Rossellini?),  realizzato in collaborazione con Alberto Grifi. A seguire, l’ incursione nella sezione Nascita di una nazione: il Risorgimento italiano, inaugurata dalla proiezione del corto di Matilde Tortora, Il sole con l’Alchèrmes, vero e proprio album fotografico in movimento, e approfondita dal film di Gianfranco Pannone, Ma che storia…, poi commentato dal docente di Storia del Cinema dell’Università di Salerno Marco Pistoia. Ma, e vogliamo sbilanciarci, le vere sorprese di questo insolito, piccolo eppur stupefacente viaggio a distanza dal mainstream sono almeno due: su entrambe spenderemo qualche parola qui di seguito, confidando in un momento prossimo d’approfondimento. Stiamo parlando della retrospettiva dedicata ad Augusto Tretti, visionario regista veronese amato tanto da Federico Fellini quanto da Ennio Flaiano (e se entrambi questi nomi non vi dicono nulla, vi ordino di uscire da questa pagina e scontare una settimana di penintenza senza leggerci, giusto perché oggi mi va di fare la snob), del quale sono stati proiettati al convegno: La legge della tromba, Alcool, Mediatori e carrozze Il potere, tutti film dal tratto cupo e tagliente di messinscena grottesca che, strappando sorrisi tremuli, urla denuncia e raccapriccio. Un repertorio introvabile, quello di Tretti, reperibile non a caso soltanto tramite le registrazioni dei “notturni ghezziani”, il cui genio sorprende almeno quanto la generica indifferenza di contorno. O forse no, perché la visione anticonformista dell’autore, paragonabile tra forma e sostanza allo sguardo rivoluzionario di Ejzenštejn, si configura subito come una delle cause principali dell’ostracismo a cui critica e pubblico italiani sembrano aver voluto condannarlo. D’altro lato c’è il caso del poliedrico Adolfo Celi, ennesimo protagonista di questa edizione di Lavori In Corso, ricordato sì, ma non nella totalità del suo percorso artistico. L’Airsc  si è impegnata a ricostruire la sua figura d’artista a più facce, fuoriuscendo dal luogo comune che serba memoria soltanto di un paio di esse (l’antagonista di 007 in Operazione Tuono e il professor Sassaroli di Amici miei) e proponendo al pubblico i film da lui girati: i brasiliani  Caiçara e Tico-tico no Fubà, targati anni ’50, e l’unica (stupefacente!) pellicola diretta in Italia, L’alibi, del 1969. Alla ricostruzione fedele operata dall’Associazione ha offerto il suo contributo il figlio di Celi, Leonardo, introducendo – con il supporto del critico Nino Genovese – il suo documentario Adolfo Celi, un uomo per due culture, esemplare ed istruttiva carrellata di immagini tratte da vita e carriera dell’artista messinese. Una menzione speciale va poi alla sapiente selezione di documentari, d’impegno e di denuncia, trasversale all’intero convegno: doppia lode va ad Andrea D’Ambrosio (Biutiful Cauntri) per Campania Burning, sul ghetto di immigrati di San Nicola Varco, e I giorni della merla, che riaccende la speranza attraverso il racconto dell’esperimento sociale degli orti urbani; ancora, per la sezione Cin(e)migrante spicca la tragica e  lucida indagine di Luca Romano, Francesco Amodeo, Armando Andria e Mario Leombruno in Non è un paese per neri (a tal punto che se ne riparlerà in altra sede, come per Tretti!), sui vent’anni di soprusi atroci subiti dalle comunità africane residenti tra Villa Literno e Castel Volturno. E, vi dirò, in questo caso avete perfino una seconda chance per recuperarne la visione (in data 7 dicembre, presso l’Orientale di Napoli). Per il resto, aver saltato l’appuntamento con l’Airsc equivale ad aver perso la grande occasione di soddisfare quella “sete di conoscenza” e quella “fame di cinema” delle quali così spesso ci si lamenta e che poi, nei fatti, corrispondono più a un vizio o a un vezzo che a un bisogno primario. Lavori In Corso è un progetto che muove dalla passione pura, allontanandosi dagli schemi precostituiti della “cultura da salotto” che ci condizionano, in maniera subdola, al pari di quelli  della cosiddetta “non-cultura” dei fraintendimenti mediatici. Illuminante e originale,  è un’inziativa che offre la preziosa possibilità di imparare, troppe volte trascurata a favore della formula evergreen e asettica del “parlarsi addosso”. Se poi la scintilla platonica scatta in pochi, per dirla con Tretti, « è il sistema che non funziona ».

Frannie

(Francesca Fichera)

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