Tetsuo: The Iron Man (Shin'ya Tsukamoto, 1989)

di Fausto Vernazzani.

«Colui che è in parte non ha nulla da impartire» è la filosofia dell’Halber Mensch, il Metà Uomo degli Einstürzende Neubauten, gruppo industrial tedesco molto in voga negli anni ottanta. Il protagonista di Tetsuo si accosta a questa sentenza di un gruppo vicino per l’amore del metallo al regista cult Shinya Tsukamoto; nella sua mutazione da uomo a ferro lui non è niente, è una pura e candida trasformazione in qualcosa di nuovo, un tutt’uno con qualcosa che ha invece molto da dare al mondo: la distruzione.

Non c’è una vera storia dietro questo film. C’è un uomo che investe un ragazzo, con la perversione di aprirsi la carne e di infilarvi all’interno pezzi di metallo, che viene ucciso sul colpo e il cui corpo viene gettato via e nascosto. Eliminato il cadavere resta però l’anima di questo Feticista del Metallo, com’è chiamato da Tsukamoto, e questo spirito si manifesta nella trasformazione in metallo dell’Uomo protagonista che una mattina si sveglia trovandosi un cavo elettrico spuntar fuori dalla guancia. Questo sarà solo l’inizio di una trasformazione rapida e crudele della carne di lui e sessualmente potente nella sua mente.

Tetsuo: The Iron Man

Il rapporto con l’acciaio e il ferro è tutto incentrato sul sesso, sull’aspetto erotico che ha la penetrazione di questo materiale dentro il corpo. Quello mostrato da Tsukamoto è uno stupro vero e proprio che avviene di fronte allo spettatore con una crudeltà rara nel cinema non solo della fine degli anni ’80, ma di sempre. L’atto più rappresentativo della Vita è stato offerto allo spettatore con l’assimilazione al materiale più duro che la mente possa immaginare, a qualcosa che non respira, ma anzi allontana l’ossigeno per poter sopravvivere. C’è l’atto nel grasso che cola da un macchinario, c’è sensualità nell’olio che scivola giù lungo i denti di un ingranaggio così come ce n’è nell’acqua che scorre sulla pelle di una donna o di un uomo, così come il sudore della fatica del rapporto aggiunge un sapore fortemente erotico che una nicchia della mente si gusta solamente per se stessa.

Tutto quello che è nascosto dietro quest’opera magistrale è parte del suo successo, il significato dato ad ogni singolo filo e spranga di ferro, ma l’aspetto tecnico, la frenesia del cyberpunk adattata nello stile registico di Tsukamoto che crea degli effetti visivi disturbanti, ma terribilmente affascinanti al tempo stesso, è il vero punto di forza di Tetsuo. Un montaggio veloce e sincopato, inquadrature in primo piano che mostrano i volti degli attori Tomorowo Taguchi, Kei Fujiwara e lo stesso Shinya Tsukamoto (l’uomo, la donna e il Feticista) in tutta la loro bellezza perversa, la loro paura e la loro “voglia”, sono 70 minuti di pura bellezza animale.  Questo lo rende un capolavoro, Shinya Tsukamoto ha dato vita al metallo.

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6 pensieri su “Tetsuo: The Iron Man (Shin'ya Tsukamoto, 1989)

  1. Eh, dottò, a me basta solo nominarlo e sono soddisfatto. È il film che mi introdotto al cinema orientale, ho detto tutto… Addirittura mi è capitato di citarlo come mio film preferito in assoluto. STORIA.

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  2. @Roby: Body Hammer e Bullet Man ancora mi mancano, ho preso spunto per scrivere la recensione da un’intervista dell’anno scorso di Tsukamoto sul terzo episodio, ho sentito il dovere di dire qualcosa su questo capolavoro, cosa che mi fa piacere leggere scritto anche da altri! Gli altri due li vedrò quanto prima, l’intervista – geniale come ogni parola detta da Shinya – mi ha messo una gran voglia di recuperare anche gli altri due episodi!

    @Luigi: io ci sono entrato per altri canali – OldBoy, sempre un ingresso violento – ma appena vidi questo film… Amore Amore Amore *_*! Non lo potrei citare come mio preferito in assoluto perché Love Exposure è difficile da battere, ma… tra i miei preferiti si. STORIA, assolutamente.

    @Frank: Grazie millissime! Ancora felice di leggere la parola capolavoro condivisa anche da altri!

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