Sacco e Vanzetti - CineFatti

Sacco e Vanzetti (Giuliano Montaldo, 1971)

Un dramma storico quello di Sacco e Vanzetti, in un capolavoro di Giuliano Montaldo

Sacco e Vanzetti, film del 1971 diretto da Giuliano Montaldo, presente fuori concorso al Festival Internazionale di Cinema di Roma con L’industriale, è sicuramente uno degli apici dell’attività produttiva del regista. La storia è la ricostruzione, estremamente dettagliata, di una vicenda realmente accaduta: l’arresto e il processo-farsa contro Nicola Sacco e Bartolomeno Vanzetti, due anarchici italiani immigrati negli USA, ingiustamente accusati di rapina e omicidio.

Il film ha una costruzione complessa in quanto presenta vari strati di lettura che si sovrappongono e si uniscono l’uno dentro l’altro.

La vicenda storica

Nel 1971 la memoria di Sacco e Vanzetti ancora non era stata riabilitata dal governo degli USA, quindi, nonostante i fatti raccontanti si svolgano tra il 1920 ed il 1927, la vicenda era ancora sentita.

Il racconto si svolge in maniera lucida, lasciando pochi spazi ad artifici sia retorici che di regia. La ricostruzione delle varie fasi del processo, le ingerenze, i testimoni falsi, il giudice ostile e connivente, il tutto è ricostruito con dovizia di particolari, senza lasciare nulla al caso.

Il clima di isteria sociale, che si respirava in quegli anni negli USA, contro gli immigrati ed il pericolo bolscevico, fa da sottofondo ad ogni parola, ad ogni scena del film, filo conduttore di ogni azione.

La verità senza ornamenti

Poco è lo spazio concesso a toni patetici e di ridondanza retorica, se si esclude il finale del film, costruito di proposito per colpire lo spettatore medio e lasciargli dentro quella sensazione di rabbia e dolore per una sentenza così ingiusta.

Ottima poi è la prova degli attori protagonisti, Gian Maria Volonté è Bartolomeo Vanzetti mentre Riccardo Cucciolla, insignito, nel 1971, del premio per la Miglior Interpretazione Maschile al Festival di Cannes e nel 1972 con un Nastro d’Argento, è Nicola Sacco, che, nei numerosi primi piani, restituiscono pienamente la diversità psicologica dei due personaggi, facendo trasparire tutta l’umanità e la straordinarietà di due persone consapevoli della loro innocenza e di essere delle vittime sacrificali in un processo politico.

La regia spesso si comporta come un occhio distante che osserva una scena e tenta di analizzarla nei minimi dettagli. Notevoli sono i movimenti di macchina, veloci e a volte improvvisi, che si concludono in primi piani che esaltano il carattere emotivo delle scene e degli attori.

Come detto in precedenza, pochi sono gli artifici di regia: il più importante è quello che riguarda le immagini della defenestrazione dell’anarchico Andrea Salsedo dal quattordicesimo piano del palazzo della polizia di New York, che scorrono nella mente di Sacco e Vanzetti durante l’interrogatorio.

Proprio queste immagini ci ricollegano al secondo piano di lettura del film: innegabile è il raccordo tra la sorte di Salsedo e quella di Giuseppe Pinelli, l’anarchico che precipitò dalle finestre del palazzo della questura di Milano, ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana insieme ad un altro anarchico, Pietro Valpreda. Il film, del resto, può essere pienamente inserito nel filone del “cinema politico” che ebbe tanta fortuna in Italia tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta.

Comunque non si può appiattire l’opera di Montaldo ad una semplice ricostruzione storica o ad un sermone politico per i contemporanei. Con Sacco e Vanzetti il regista ci lascia un’opera dove temi come xenofobia, corruzione e giochi di potere vengono trattati in maniera naturale e brutale, senza lasciare spazio ad interrogativi su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. La risposta è fornita nello svolgimento di un film che, ancora oggi, lascia l’amaro in bocca.

Nicola Palo

Voto: 5/5

2 pensieri su “Sacco e Vanzetti (Giuliano Montaldo, 1971)

  1. Grande periodo quello per il nostro cinema. Per quanto mi riguarda,reputo Volontè il nostro attore
    migliore,non solo a livello di recitazione ,ma per una sua coerenza di interprete.
    Questo film è senza ombra di dubbio uno dei massimi capolavori del genere,insieme a La Classe operaia va in paradiso e Indagine su di un cittadino.

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    1. Sono completamente in accordo con te. Volonté – al di là delle indubbie capacità recitative – è stato sicuramente il migliore, interprete di questa particolare stagione cinematografica italiana. Per me “Indagine su di un cittadino…” è un capolavoro assoluto, oltre che del genere: sicuramente uno dei miei film preferiti. Ma “Sacco e Vanzetti” è un film al quale sono particolarmente legato, in quanto è stato uno di quei film che mi ha avvicinato al cinema: tuttora rivederlo mi ha provocato le stesse emozioni che provai la prima volta. Davvero intenso.

      Nikolaj

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