Exit Through the Gift Shop

Exit Through the Gift Shop (Banksy, 2010)

Exit Through the Gift Shop: la street art al cinema – di Fausto Vernazzani.

Prima di scappare letteralmente per andare alla mia seconda serata del Napoli Film Festival, volevo scrivere qualcosa su un altro evento che sta avendo luogo, sempre in terra partenopea, in questo stesso momento al Teatro Augusteo: l’Artecinema, Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea. Che cos’è il festival lo dicemmo già in una nostra news passata (clicca qui per leggere) e proprio del film di maggior richiamo volevo parlare: Exit Through the Gift Shop.

Il film segna il debutto al cinema dello street artist di fama internazionale Banksy, di cui, a parte i suoi intimi, nessuno conosce l’identità. Se non sapete chi è cercate pure su Google e vedrete che già sapete di chi si tratta, se invece siete stati a Londra di sicuro non avrete potuto fare a meno di notare in tutti i Gift Shop stampe su stampe, magliette su magliette con le sue opere.

Una cosa un po’ ipocrita da parte della città britannica, visto che tutti i suoi lavori sono state cancellati dalle strade, e il “Banksy Tour” che una volta era un’attrazione turistica importante, ormai è un nulla di fatto. Tuttavia ci sono luoghi dove la sua firma è rimasta, se non fisicamente, nell’immaginario di tutti, ovvero quelle realizzate sul Muro di Gaza in Palestina, di cui tutti ricorderete la celebre bambina tirata verso il cielo da dei palloncini.

Il film

Di che parla Exit Through the Gift Shop? Essendo accettato in un festival di film documentari sappiamo che non è di finzione, ma parla infatti di un’artista di strada, o più che altro di una persona: Thierry Guetta. L’idea di questo film nacque a Banksy quando Guetta stesso gli propose di fare un film documentario su di lui – cosa che a quanto pare proponeva a tutti gli street artists che incontrava – ma la risposta fu diversa dalle aspettative e fu così che Banksy fece un documentario su Guetta.

Tutto questo è raccontato da Banksy stesso che si mette di fronte alla sua videocamera con affianco una  maschera da scimmia chiusa in una teca, mentre la sua faccia è completamente oscurata e la voce modificata per mantenere il mistero.

Guetta o Banksy? 

Ma chi è Guetta, dunque, per destare tanto interesse in un artista come Banksy? Guetta è un francese emigrato a Los Angeles. È un folle ossessionato dall’idea di riprendere ogni cosa, dal più misero e inutile momento della sua vita a quelli grandi spesi con i suoi figli, finché non incontra suo cugino, noto a tutti come l’artista Invaders – nome che gli deriva dal suo soggetto, ovvero i personaggi del mitico gioco Space Invaders riprodotti in formato mosaico e poi attaccati ovunque per strada.

Guetta comincia a seguirlo, a vivere la vita notturna di suo cugino e poi di altri street artists, sempre di più, fino a quando non arriva ad uno dei più famosi, il creatore dell’Obey scritto a caratteri cubitali sotto il volto del wrestler André The Giant: Shepard Fairey.

Oltre all’Obey c’è anche da dire che ha reso celebre Obama con il famoso poster dello “Yes We Can” che ha decorato la sua lunghissima campagna elettorale di 18 mesi. Dunque che accade? Succede che Guetta riprende ossessivamente ogni cosa con la promessa un giorno di creare il documentario fondamentale sull’arte di strada, così illegale, ma così eccitante e ribelle.

Ciò che manca a Guetta è il più famoso di tutti: Banksy. L’incontro avverrà quasi per caso quando ormai Guetta aveva perso le speranze, poiché avvicinare Banksy è un’impresa quasi miracolosa visto quanto l’artista ci tiene alla segretezza della sua identità. L’incontro sarà tuttavia di primaria importanza per Guetta: i due riusciranno insieme a vivere quasi in simbiosi, uno provocando e l’altro filmando filmando e filmando fino a quando … Guetta si trasformò in Mr. Brainwash!

Documento o mockumentary?

Qui comincia l’inghippo di Exit Through the Gift Shop. La trasformazione di Guetta in Mr. Brainwash è reale? Mr. Brainwash esiste davvero? Si tratta di un documentario reale oppure è un mockumentary, un’immensa presa in giro tipica di Banksy?

Forse ancora, potrebbe essere che Guetta è Banksy: del resto, nessuno sa se Banksy sia davvero inglese o no; potrebbe anche essere d’origine francese come il nostro protagonista. Il racconto già appassionante dello stesso Banksy, l’accattivante voce dalla marcatissima cadenza – chiaramente voluta – british del narratore Rhys Ifans, il personaggio curioso che fa da fulcro di tutto il film e da braccio di sostegno a tutti i fili del movimento degli street artists, fanno di Exit Through the Gift Shop un must per chiunque voglia saperne di più su queste persone che lavorano di notte per creare opere d’arte di valore monetario scarsissimo (o altissimo come per Fairey e MBW) e purtroppo effimere.

Di qualunque cosa si tratti, che sia un documentario o un mockumentary, Exit Through the Gift Shop di sicuro è un gran film che trascende la classificazione del genere, e deve essere visto da quanta più gente possibile per mostrare quello che secondo Banksy è il più grande movimento artistico underground dopo il Punk.

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