Paranormal Activity (Oren Peli, 2007)

ovvero: Paranormal Activia.

di Francesca Fichera e Fausto Vernazzani.

Il titolo di questo nostro spreco di tempo dovrebbe già dirvi tutto. Ma i vostri Fran e Fausto, invece di lasciare letteralmente carta bianca a un eventuale critico coglione, hanno deciso di sacrificare un sabato sera e una parte del pomeriggio domenicale per parlarvi di Paranormal Activity, ovvero “come farsi venire sonno (ed altri stimoli fisiologici) guardando due persone dormire per un’ora e venti”.

La storia di questo film è appunto quella su descritta, due persone che dormono a cui si aggiunge una terza che si dà al voyeurismo. Perché si, Paranormal Activity è  un film basato solo su questo. C’è Micah che avendo appena scoperto che la sua ragazza Katie è perseguitata da un demone – avesse detto che aveva i pidocchi si sarebbe preoccupato di più – decide di piazzare una videocamera con la scusa di riprendere quanto accade mentre loro dormono (sempre), ma più di una volta caccia fuori il suo vero intento chiedendole di fare uno strip-tease, di lasciare la telecamera accesa mentre fanno le cose sporche e altro ancora. Il problema del film è che l’unico ad avere AZIONE è proprio il demone, a noi restano solo persone che dormono. O che si lavano i denti, rispettando il cliché del genere amatoriale secondo cui il protagonista non si spoglia, non mangia quasi mai, MA SI LAVA I DENTI VENTI VOLTE NELL’ARCO DI 24 h e, soprattutto, parla mentre lo fa. Cambiando tono di voce – che i meravigliosi doppiatori italiani hanno saputo rendere alla perfezione, per la serie: non solo la sincronizzazione dell’audio è una cosa che si mangia, bisogna anche saper trasformare i personaggi del film in perfetti bambolotti col frasario registrato su disco, tipo quella Barbie anni Novanta che riusciva a dire fino a 100 parole diverse (uau). Parlando di dialoghi vorrei portarvi all’attenzione la magnifica sceneggiatura di questa pellicola riportando uno dei più significativi:

Micah: Oh Cazzo!
Katie: Oh mio dio!
M.: Oh Cazzo!
K:. Oh mio dio!
M.: Oh Cazzo!
K.: Oh mio dio!
M.: Compriamo una tavola Ouija!
K.: Micah, ma che cazzo dici?
M.: Oh Cazzo!
K.: Oh mio dio!

E direi che questo è più che sufficiente per farvi capire l’alto spessore del testo che sta dietro il film che ha fatto vomitare tutti gli Stati Uniti. Il che mi fa anche sorgere questioni esistenziali: ma sono io che ho perso completamente sensibilità oppure a un americano basta fargli vedere una porta che si sposta di 20 cm per farlo cominciare a vomitare? Perché se è così ho paura di andare negli USA che chiunque potrebbe vomitarmi addosso se solo gli chiedessi di sorpresa “Che ore sono?”. I grandi MAH della vita.

In conclusione – perché già ci stiamo investendo troppo del nostro tempo vitale – sia benedetto il marketing se un paraculo come Oren Peli (non faremo battute ovvie perché di demenza ne troverete già a palate nel suo film) è riuscito a ricavare da Paranormal Activity una quantità di soldi proporzionale alla marea di vomito che ha allagato i cinema statunitensi. Con un budget insignificante e due interpreti che vi augurerete, tra una dissolvenza e l’altra (quelle dissolvenze sono quasi più detestabili della protagonista con lo spazzolino da denti in bocca), di vedere morti. Nulla accade in un film che secondo Peli si discosta dalle classiche scene dell’horror, ma questo perché lui stesso ha deciso praticamente di annullare qualunque cosa in favore di un’ora e venti di tensione – almeno secondo lui – che finisce di essere teso e diventa noioso già dopo i primi venti minuti di nulla totale. Nulla è la parola esatta per descrivere questo film che vi spaventerà al  massimo perché tanto se n’è parlato e troppe parole buone vi sono state spese. Costruite un castello di carte invece di guardare Paranormal Activity sarà molto più appassionante.

Dottor Faust passa e chiude.

Frannie sbatte la porta (“ODDIO, HAI SENTITO?!”)

(“OH CAZZO”)

Fin
Francesca Fichera e Fausto Vernazzani

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