Bianco e nero (Cristina Comencini, 2007)

di Roberto Manuel Palo.

Oggi, a Venezia, oltre al film di Abel Ferrara, è il turno di Quando la notte di Cristina Comencini. L’anteprima per la stampa è stata una autentica bocciatura con pochi applausi e tanti fischi. E non stento a crederlo: le sue storie sono trite e ritrite piene di luoghi comuni e di stereotipi. Non l’aiutano neanche gli sceneggiatori che, in ogni suo film, andrebbero semplicemente essere defenestrati.

Uno di questi film è Bianco e nero,  pellicola successiva a La bestia nel cuore. Se ne La bestia nel cuore si parla di abusi sessuali padre-figli in maniera molto superficiale e noiosa, in Bianco e nero la Comencini parla di razzismo in forma di commedia. Per i primi tre minuti sembra realmente una commedia simpatica e divertente; ma appena giunti al terzo minuto si scopre che sarà la solita e noiosa solfa degli amori impossibili. E cominciare ad annoiarsi al terzo minuto in una pellicola che ne conta 100 non è positivo.

Elena (Ambra Angiolini) è una mediatrice culturale tra le istituzioni africane e quelle italiane, Carlo (Fabio Volo) è il marito, tecnico dei computer che si sente a disagio ad accompagnare la moglie alle sue riunioni perché si sente fuori luogo e a disagio nell’ascoltare i discorsi sui bambini del Burundi. Fino a quando incontra Nadine (Aissa Maiga) che lavora per l’ambasciata senegalese ed è la moglie di un collega di Elena.

Già al termine di questa descrizione potreste uccidermi perché avete capito il finale, eppure tutto questo succede nei primi tre minuti. Qui non si parla di razzismo, piaga ancora ampiamente radicata nella nostra società, ma della solita storia d’amore problematica… E che palle! Se vuoi trattare un tema noto, fallo in maniera originale. Tutto ciò che viene rappresentato nel film  l’avrete visto un milione di volte e, peraltro, fatto molto meglio. Per non parlare dei dialoghi, di una banalità così ridicola che anche nelle scene drammatiche scappa la risatina.E là dove non si ride, l’attenzione cala in maniera critica.

Ambra Angiolini si cala perfettamente ed egregiamente nella parte dell’attrice che non sa recitare e lo fa con tale bravura che lo spettatore alla fine si chiederà: “Ma fa finta o davvero recita così?”. Fabio Volo è la prima volta che lo vedo recitare e, per essere un attore non professionista, non se l’è cavata malissimo. A recitare molto bene sono i personaggi secondari, come Anna Bonaiuto e Katia Ricciarelli: della prima, grandissima attrice teatrale e cinematografica, lo si poteva anche prevedere, al contrario della bella (ma piccola) sorpresa della Ricciarelli. E visti questi precedenti, per Quando la notte le aspettative sono pari allo zero.

See You Soon.

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