Perdona e dimentica (Todd Solondz, 2009)

di Roberto Manuel Palo.

In concorso con Dark Horse alla Mostra Cinematografica di Venezia 2011, Todd Solondz partecipò alla stessa anche nel 2009 con il film Perdona e dimentica, vincendo il premio per la migliore sceneggiatura.

La pellicola è una sorta di seguito di Happiness, suo film del 1998, e presenta la vita di alcuni personaggi del precedente film, ma interpretati da attori diversi. Si apre con Joy che ha dei problemi con il suo attuale marito, ex pervertito. Joy torna in Florida per chiedere il parere delle sue due sorelle: Trish, sposata con un pedofilo in carcere e con tre figli che credono il padre morto; e  l’altra sorella Hellen, la ribelle, attrice, che ha una parola su tutto e non si preoccupa di ferire le persone. Trish è alla ricerca della normalità che crede di trovare nel suo nuovo incontro amoroso. I suoi tre figli sono: Billy che frequenta il college in Oregon; la bambina più piccola che è già preda dei farmaci e il tredicenne Timmy che cerca di dare un senso alla vita. Bill, il marito di Trish, esce dal carcere e va alla ricerca del suo figlio maggiore Billy per assicurarsi che non sia diventato come lui.

Solondz usa sarcasmo e ironia per farci addentrare nel mondo pietoso della famiglia Jordan, e ne ha per tutti: famiglia, politica americana, 11 settembre, sentimenti. Un’apparente serietà culmina sempre in battute esilaranti, spesso in contrasto con la situazione rappresentata: un gran pregio della pellicola che, in questo modo, tiene alta l’attenzione ed elimina il rischio di cadere nella noia e nella ripetizione. Si ironizza anche sugli analisti di sistemi: molto buffo è, infatti, il personaggio di Mark, figlio di  Harvey, la nuova fiamma “normale” di Trish. Mark non frequenta nessuno perché è concentrato sulla Cina e parla con un linguaggio forbito che lo rende interessante come un sudoku di livello intermedio.

Ma, in fin dei conti, tutti i personaggi del film risultano buffi nonostante il loro essere. Facciamo ancora un esempio: il piccolo Timmy. Il ragazzo ha 13 anni e già si fa delle domande sulla vita. Il vedere Timmy che si cimenta, con tono deciso, in un discorso sul perdonare e sul dimenticare chiedendosi se si possano fare entrambe le cose oppure no,  o vederlo mentre chiede alla mamma come funziona lo stupro tra uomo e uomo, non può far altro che suscitare il riso. Ecco, far ridere quando non c’è nulla da ridere per me è la cosa più grandiosa nella quale un uomo possa riuscire.

See You Soon.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.