1) E stata dura scegliere il “polpettone” da consigliare a voi lettori affezionatissimi (di CineFatti) e appassionatissimi (di cinema). È stato arduo per due motivi: il primo è che non vi si vuole far troppo del male (ma in questo caso, ahimè, dovrete dimostrare grande resistenza); il secondo è che tra “polpettone” e “chicca” il confine è sottile, e cè stata indecisione fino allultimo.
Il consiglio numero uno viene dalla Russia, ed è firmato Aleksandr Sokurov, autore capace di struggenti poesie visuali ma lontanissimo dal grande pubblico, addirittura invisibile se non fosse per quella vetrina notturna che il buon Enrico Ghezzi cerca di dargli a Fuori Orario oppure per un cult come Arca russa, film ormai antonomasia del piano-sequenza.
Madre e figlio del 1997 è la storia di un tragitto: un uomo che porta la madre morente dalla campagna alla loro casa, dove poi verrà trovata dipartita. Tutto raccontato con pesanti interventi sullimmagine fenomenica con filtri, obiettivi e addirittura pannelli di vetro con interventi pittorici. “Geniale, ascetico, intransigente nella su perfetta fusione tra etica ed estetica” (Morando Morandini). “Meticolosa tessitura dei rumori dambiente, paragonati a un affresco uditivo complementare alle immagini” (Paolo Cerchi Usai).
Vi resterà negli occhi e nel cuore per molto tempo.
2) Il secondo consiglio è un film danimazione gotico, dark e apocalittico, eppure dolce, delicato, girato dalla prospettiva di un pupazzetto. Anzi, nove pupazzetti. Il titolo è per lappunto 9, diretto da Shane Acker (che ha ampliato un suo corto animato del 2005 già candidato allOscar) e prodotto da Tim Burton (che per le musiche ha chiamato Danny Elfman) e Timur Bekmambetov. Fondendo Matrix, The road di McCarthy e Toy Story, racconta di nove pupazzi, creati da un scienziato, che devono fermare la tragica e devastante avanzata delle macchine che distruggono lambiente. Le voci sono di Elijah Wood, John C. Reilly, Christopher Plummer, Martin Landau. Il film è indimenticabile soprattutto a livello visivo, e gran merito è di una delle personalità di Burton meno conosciute, ma più decisive: quella del disegnatore. Una recente mostra al MoMA ha dato alla cosa degna rilevanza.
Perla del marketing: fu distribuito il 9/9/2009.
3) La “chicca” si intitola Baraka. Lo chiamiamo documentario, ma ha come obiettivo (riuscito) la trascendenza dellimmagine en plein air verso una dimensione soprannaturale, divina. Girato da Ron Fricke in 152 luoghi di 24 paesi del mondo: sono ripresi riti, cerimonie, località, fenomeni atmosferici, popolazioni di ogni religione, cultura e colore e non cè una sola parola di dialogo: la polverosa frase “le immagini parlano da sole” non vi sembrerà adatta a nulla più che a questo film. Il titolo significa, in diverse lingue, benedizione. Scoprirete perché, ma dovete essere aperti col cuore e con la mente.
Elio Di Pace

Ad ognuno la sua lista, e8 giutso cosec. Nella mia personale rientrano a pieno titolo, tra i primi in assoluto, Melancolia e Carnage. Mi permetto un solo appunto su the Tree of life, a mio modesto parere, un po’ sopravvalutato dal bravissimo cinefilo di questo blog. Ho amato Malick per altre pellicole, in alcuni casi, come nella sottile linea rossa, l’ho proprio ammirato. Ma nella sua ultima fatica, sinceramente, in quei primi interminabili minuti di vaneggiamento alla Kubric (che se lo poteva permettere con 2001 perche9 rientrava a pieno titolo nell’amalgama dell’intera opera), al di le0 del messaggio, ho avvertito puro e cerebrale esercizio di stile. Se poi penso che addirittura Super 8 e8 stato preferito ai due che ho citato innanzi, mi rendo conto proprio che de gustibus non sputandum est.Buone feste a tutti.
"Mi piace""Mi piace"