3D Sex and Zen: Extreme Ecstasy (Christopher Sun Lap Key, 2011)

3D Sex and Zen: Extreme Ecstasy non arriva alla meta

Tinto Brass ai tempi di Avatar disse che avrebbe voluto realizzare il primo film erotico in 3D, ma sfortunatamente per il regista di Così fan tutte qualcuno a Hong Kong era arrivato prima: Christopher Sun Lap Key con il suo 3D Sex and Zen: Extreme Ecstasy.

Un film che fa un po’ da reboot e un po’ da quarto episodio della saga comico-erotica degli anni Novanta appunto intitolata Sex and Zen.

La trama

Protagonista è Wei Yangsheng, dinastia Ming, un giovane attraente di talento e con cervello da vendere che crede che la brevità della vita debba essere solo un incentivo a cercare il piacere in ogni modo possibile, finché ha un colpo di fulmine e si innamora di Yuxiang, figlia del ricco Tie Fei.

I due si sposano, ma tra la frigidità di lei e soprattutto il grave problema di eiaculazione precoce di lui c’è un blocco sessuale insanabile.

Per questo Wei ricerca il piacere altrove e riesce a entrare nella caverna delle meraviglie del Principe Ning, dove si trovano sia opere d’arte eccelse che donne che per fisico e abilità amorose sono dei capolavori esse stesse.

Tuttavia Wei ce le ha tutte, ed oltre ad essere veloce com’è veloce il vento, ha anche un immenso problema di dimensioni che lo mette in imbarazzo. Così si fa sostituire le sue parti inferiori con quelle di un asino, le cui misure sono rimarchevoli, ma questo segna l’inizio delle sue disgrazie – oltre a far crescere sempre di più la consapevolezza del sentimento nutrito verso la moglie Yuxiang, che nel frattempo è allo sbaraglio.

Non sarà un’avventura

Come la questione dell’asino vi avrà fatto immaginare, non si tratta della Tigre e il Dragone in versione erotica né di 2046, ma fondamentalmente di una commedia, anche se questo è vero solo in parte. 

3D Sex and Zen può essere diviso in due capitoli separati, racchiusi fra un ben delineato prologo e un degno epilogo.

Nella prima parte ci si addentra nelle avventure sessuali di Wei Yangsheng, e qui quello che lo spettatore di un film erotico sta cercando si trova in abbondanza.

Un piacere per gli occhi (degli uomini)

Scene di nudo in quantità industriale ma, come da tradizione orientale, le parti più esplicite del corpo umano sono pixelate o più finemente coperte da vasi ben piazzati, gambe, pali, rocce, fili di tessuto. Il pubblico che cerca donne nude ne troverà a vagoni, disinibite e interpretate da attrici esperte nel campo, trattandosi in certi casi di pornostar giapponesi come Saori Hara, Naami Hasegawa e Yukiko Suo.

La parte dell’occhio viene dunque soddisfatta ampiamente – almeno per il pubblico maschile, visto che quello femminile invece di una caverna delle meraviglie (metafora che non ha bisogno di spiegazioni) si ritrova con uno sparuto branco di uomini a malapena guardabili.

Fantasie di stupro

Se nella prima sezione del film si cerca anche di essere divertenti riuscendo a strappare solo qualche sorriso ed espressione di stupore – inevitabile quando vedi due far sesso quasi antropofago mentre si dondolano come Tarzan appesi a una protuberanza rocciosa dalla forma fallica – nella seconda si scivola nel drammatico.

Le scene di sesso lasciano spazio allo stupro, tra cui quello, semi-consenziente, di Yuxiang. Ma questo è l’unico stupro gentile visto che poi la povera Yuxiang, che non ne passa una buona, dovrà subire fustigazioni e torture, tutto questo per salvare il marito – che nel frattempo, oltre ad esserselo fatto grosso, l’ha anche fatta grossa.

Banalità al sangue

Ebbene, in questa seconda parte l’eccitazione cede il passo a smembramenti un po’ gratuiti e a spade e schizzi di sangue che, come da copione, col 3D van dritti verso lo spettatore.

Un dramma finale che serve a far capire al pubblico quanto il sesso non sia fondamentale quando l’amore c’è, cosa resa ancora più chiara da un finale piuttosto scontato (ma quando ti metti a vedere un film come 3D Sex and Zen di sicuro non ti puoi aspettare Ultimo Tango a Parigi).

Forme e colori

Se l’aspetto narrativo non soddisfa come Wei non soddisfa sua moglie, il lato visivo di 3D Sex and Zen (Zen che si è perso per strada, francamente parlando) è più che interessante; per nulla invece lo è la regia di Christopher Key, da dimenticare seduta stante.

Riguardo al resto e data l’impossibilità effettiva di vederlo con gli occhialini, a meno che i distributori italiani decidano di occupare le loro preziose sale per un film cinese, il 3D è possibile solo intuirlo.

Per quel che si può immaginare nella prima parte a stampo erotico, il 3D è usato in maniera corretta, non invadente e senza quasi mai mettere in eccessiva evidenza i corpi femminili.

Si può invece dire che è difficile non farsi prendere dai colori sgargianti, dai forti contrasti delle scenografie e dei costumi; qui va infatti un piccolo plauso al direttore della fotografia Jimmy Wong, che con un tantino di esperienza in più può riuscire a farsi avanti in qualità di discreto mestierante.

Fausto Vernazzani

Voto: 2/5

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.