Mr. Beaver (Jodie Foster, 2011)

Mr. Beaver, il pupazzo che salvò Mel Gibson – di Roberto Manuel Palo.

Mel Gibson è ormai giunto a un punto della sua carriera, tramite sue colpe e accuse pubbliche, che non lo vorrebbero a Hollywood neanche per fare da lustrascarpe. Jodie Foster, sua grande amica, gli ha chiesto di fare il protagonista del suo terzo film da regista, Mr. Beaver. Foster e Gibson si conobbero sul set di Maverick nel 1994 ma da allora non hanno più avuto l’opportunità di lavorare insieme.

La cura per la depressione

Walter Black (Gibson) è titolare di una ricca industria di giocattoli e ha la classica famiglia del mulino bianco, ma cade in depressione e come conseguenza l’azienda sta per fallire e il nucleo familiare ne esce distrutto.

Tenta il suicidio senza riuscirci e, uscito per strada, in un cassonetto dell’immondizia trova un castoro di peluche indossabile sul braccio e il giorno dopo si risveglia con manie da ventriloquo, chiama il peluche Mr. Beaver e sarà colui che lo aiuterà a riottenere la propria vita.

Walter rivuole la fabbrica e la famiglia, ma Mr. Beaver diventa fin troppo “umano” e Walter, parlando di nuova terapia per distruggere la depressione, lo utilizza per i suoi scopi. Ma è Walter che agisce o Mr. Beaver ha preso realmente vita?

Un’ispirazione brechtiana

Come Shen Te che chiede aiuto al cugino immaginario Shui Ta per farsi aiutare a non essere sopraffatta dalla cattiveria dell’uomo nell’Anima buona del Sezuan di Brecht, così Walter Black chiede aiuto all’autorevole e autoritario Mr. Beaver per salvarlo dalla malattia e mettere a posto i tasselli della sua vita.

Shen Te e Shui Ta sono la stessa persona, Walter e Mr. Beaver sono la stessa persona. Ma ognuno ha il carattere opposto dell’altro, sono l’anima nobile e l’anima malvagia che si completano a vicenda e diventano fondamentali per la sopravvivenza dell’essere umano e, in mancanza dell’una o dell’altra, l’uomo soccombe.

Mr. Beaver prende il comando di tutto, diventa il nuovo titolare dell’azienda facendola ritornare ai vecchi fasti, riesce a far riavvicinare la famiglia a Walter. Dei due figli solo uno è restio al perdono: il maggiore, Porter (Anton Yelchin), desideroso da piccolo d’esser come lui e poi deluso dall’improvviso abbandono.

Porter è innamorato di una ragazza, Norah (Jennifer Lawrence). Infatti le chiede 500 dollari per un discorso di diploma e la fa arrestare per maltrattamento in luogo pubblico in quanto cerca di convincerla a disegnare su un muro, ma lei rifiuta e fa disegnare lui e la polizia sopraggiunge mentre i due discutono.

Attori e registi di tutto rispetto

Un finale scontato non rovina una pellicola sicuramente non originale, ma molto buona dal punto di vista registico, di sceneggiatura e, soprattutto, interpretativo. Mel Gibson può parlare di rinascita, questo potrebbe essere il suo The Wrestler personale. Una interpretazione di un personaggio molto complicato davvero buona e convincente.

La Foster, si sa, è una grande attrice e tre Oscar possono parlare per lei. I due giovani Anton Yelchin e Jennifer Lawrence hanno dimostrato ciò che di buono hanno fatto di recente e sentiremo sempre più parlare di loro, possiamo starne certi.

Anche se ho visto il nome di Yelchin nel cast del film dei puffi. Spero sia solo un incidente di percorso e che, essendo giovane, non può ancora permettersi di fare una scelta tra le varie sceneggiature che gli vengono proposte.

Se il film è ancora nelle sale delle vostre città, vi consiglierei di andare a dare uno sguardo.

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