La cosa più dolce (Roger Kumble, 2002)

La cosa più dolce non è come sembra.

A volte mi chiedo perché certa gente scelga un determinato tipo di film per auto-rappresentarsi. Tre metri sopra il cielo era il simbolo del sentimentale quando poi in realtà è una storia di corna e tradimenti e deficienti che si fanno chiamare Pollo. Ma chi è quel cretino che accetta Pollo come soprannome? Mi auguro nessuno dei lettori si faccia chiamare Pollo, in quel caso gli chiedo scusa e gli chiedo anche: ma perché? Non è orrendo?

Recentemente invece ho notato che La cosa più dolce viene usato per definirsi una ragazza disinvolta nei confronti dell’altro sesso. Alla fine di questo film, immediatamente rientrato nella classifica dei film più brutti che abbia mai visto – e vi assicuro che ne ho visti veramente centinaia e centinaia e centinaia – mi è sorta la domanda: ma qual è il problema?

Partiamo dalla trama così per com’è presentata. Christina (Cameron Diaz) e Courtney (Christina Applegate) sono due amiche che si confrontano con l’altro sesso in termini di do ut des (= tu dammelo che io te la do) e basta.

Un’altra loro amica, Jane (Selma Blair), ha invece l’abitudine di soffocare i suoi amanti con le sue mille attenzioni e i suoi mille bisogni da adolescente innamorata. Arrivata all’ennesima delusione ecco che le sue due amiche Christina e Courtney decidono di farla uscire con loro per trovarle il divertimento di cui ha bisogno, ma mentre la prima delle due adesca un uomo per Jane si rende conto di essersene immediatamente innamorata e deve far di tutto per averlo, persino correre al matrimonio di lui.

Detta così può sembrare la solita commedia romantica con delle ragazze un po’ più spigliate delle solite, stanche dei soprusi del maschio crudele ed egoista. Mettiamola così: il film sarebbe stato questo che ho appena detto se lei non avesse metaforicamente superato i 50 km/h con la sua macchina, ma invece ha voluto esagerare. Perché limitarsi ed andare con calma quando si può correre?

La cara Nancy va dunque a tavoletta fino a schiantarsi contro un autobotte carica di cherosene e disintegra in questo modo ogni possibilità di salvare quel poco che c’era di salvabile. La cosa brutta è che questa è solo una metafora. Come si fa a scrivere qualcosa di tanto stupido. Riuscire nell’impresa di affermare la libertà sessuale delle donne usando come impalcatura l’esatto opposto è qualcosa che nessun essere umano può riuscire a fare per il semplice fatto che è una grandissima [CENSURA].

La cosa più dolce è come una persona che mentre dice SI scuote il capo come a voler dire NO e se Cal Lightman, a.k.a. Tim Roth nella serie Lie to Me, ci ha insegnato qualcosa è che il linguaggio del corpo dice più verità delle parole.

E in base a questo io mi ripeto: come si può considerarlo positivo per quello che dice se dicendolo conferma l’esatto opposto? Si parla di disinvoltura, che secondo il vocabolario vorrebbe dire avere un atteggiamento sciolto e naturale, ma allora quando io passo per i vialoni la notte e vedo quelle donnine ai lati della strada chiamare o cercare di fermare le macchine sto vedendo delle donne disinvolte? A prescindere dalla situazione politico-sociale che c’è dietro quel fenomeno, sono disinvolte?

Eppure io le ho sempre chiamate con svariati nomi che sicuramente non iniziano per D. Cameron Diaz e Christina Applegate, e in seguito nel film anche Selma Blair, sono esattamente disinvolte come le suddette, con la differenza che non c’è pagamento in contanti, ma in carne di manzo al kg, capite a me.

La cosa più ridicola del film, che tra l’altro è diventata anche la scena più nota, è il momento musicale in cui le tre cantano It’s to big to fit in here (in italiano È  grosso e non ci entra) che sinceramente mi ha fatto venire la voglia di strapparmi gli occhi con le mie stesse mani e urlare anatemi, fatture e bollettini meteo contro il regista Roger Kumble che già aveva rischiato grosso con la sua versione moderna de Le Relazioni Pericolose, cioè Cruel Intentions.

In sintesi, La cosa più dolce parla di alcune ragazze che credono di non essere le classiche femminelle da film imbecille, ma poi verso il finale scoprono in realtà di essere delle emerite cretine e che in realtà una donna non è altro che una bestiola piagnucolante che ha bisogno di un uomo per sostenersi. Fine della partita.

Eppure tuttora viene considerato da alcuni un manifesto di libertà sessuale. Ora andate in pace e non guardatevi questo film.

Fausto Vernazzani

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