Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

di Fausto Vernazzani.

Spesso si parla è più eloquente il silenzio delle parole. Nell’affermazione non fatta si nasconde un dialogo più vasto, ed è quello a cui siamo davvero abituati a (non) sentire al giorno d’oggi, ma non è ciò che pensano i protagonisti del film Confessions. Le confessioni dei vari personaggi sono sincere, brutali, di una crudeltà a volte infinita. Confessare è del resto l’atto di ammettere di aver commesso un peccato, un atto percepito come un’azione positiva a cui dovrebbe seguire il perdono. La prima delle confessioni è di Yuko Moriguchi (Takako Matsu), ma quel che desidera non è il perdono, è vendetta.

La Moriguchi una giovane insegnante, madre single di Manami, bambina di soli 4 anni morta affogata pochi mesi prima nella piscina della scuola media in cui lavora. Almeno queste sono le apparenze, ma lei ha scoperto tramite le confessioni degli studenti, chiamati ‘A’ e ‘B’ (Yukito Nishii e Kaoru Fujiwara) che non si è trattato di un incidente, bensì di un omicidio perpetrato da due ragazzini di 13 anni. Dire di più sulla trama di Confessions sarebbe ingiusto, è necessario fermarsi a La Sacerdotessa, primo capitolo del romanzo di Kanae Minato da cui il film di Tetsuya Nakashima è tratto, dove la Moriguchi/Matsu (straordinaria interprete) ci introduce alla vicenda da cui nasce l’intero sviluppo. Al termine della prima mezz’ora di rivelazioni, una sequela di colpi di scena imprevedibili avrà inizio.

Confessions

L’accezione di ‘psicologico’ dovrebbe essere concessa solo alle produzioni orientali, gli unici che realmente riescono a dare un senso a questo termine, non solo perché i personaggi sono spesso tendenti alla follia, ma perché si avvicinano in un territorio di sentimenti ed emozioni nascosti ben sotto la superficie. Tetsuya Nakashima, fattosi già conoscere e amare con Memories of Matsuko, riesce in questo senza sbagliare un colpo.

Ci riesce con l’arte di fare cinema, con un modo generoso di narrare, perché il discorso della mente, le parole che muoiono dentro prima d’aver vissuto l’aria sono le più sincere e pregnanti, sincerità in cui si cela la reale cattiveria di ogni essere umano, e la gioventù giapponese pare essere imbevuta nella innocente malvagità. Loro non abbracciano la farfalla, la stringono nel pugno per studiarne il meccanismo, protetti dalla legge che ancora li giudica incapaci di intendere e volere come un adulto, ma in Confessions il confronto tra le età è drastico, sanguinario, mentalmente degenerante, è, appunto, sincero.

Da ascoltare però non ci sono solo le confessioni, ma anche una colonna sonora toccante e a tratti disturbante come tutto il resto del film. Musiche originali e non, come il bellissimo brano dei Radiohead, Last Flower, che ci fanno scivolare nell’umore e nei dolori dell’animo e del cuore. Un viaggio infernale tra le fila di un esercito spaccato dalla perdita e dall’abbandono, un esempio di vita quotidiana immersa nell’evoluzione di un desiderio primordiale mai assecondato e poi divenuto realtà. Una realtà difficile da digerire, ma spettacolare all’occhio.

3 pensieri su “Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

  1. chiaramente uscirà in pochi cinema e chiaramente non vicini a casa mia,anzi anche se fosse tanto poi chi viene a vedere il grande cinema ?No,meglio l’evasione spicciola e al massimo qualche dramma ombelicale alla ozptak,ma proprio se andiamo sul “pesante”.
    Ecco la necessità di fare cinema,di esprimersi in modo totale e radicale,la passione assoluta anche nel film di intrattenimento…Questo è il cinema che ci viene da una parte dal nord europa e dall’altra dall’asia. Credo che ogni cinefilo debba guardare da quelle parti e questo film chiaramente l’ho messo in lista

    Mi piace

    1. Uscirà in pochissime sale, ma questo perché la Tucker Film è ancora piccola, un miracolo nel panorama distributivo italiano. Io sono dell’idea che è meglio poco che niente, anche se mi dispiace non avere l’occasione di vedere uno dei miei film preferiti in assoluto su un grande schermo, ma so che qualche compatriota ne avrà l’occasione, lassù, nel profondo Nord. Perché noi qui siamo ancora il terzo mondo, purtroppo. Poi ci sarà un DVD, c’è stata una proiezione in prima serata su Rai4 per il ciclo Missione: Estremo Oriente, che è già qualcosa! E aggiungerei che se un cinefilo non si dà al Nord Europa e all’estremo Oriente, o anche quello più vicino come l’Iran ad esempio, allora non può chiamarsi cinefilo!

      Fausto

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.