Sul Mare (Alessandro D'Alatri, 2010)

di Francesca Casella.

Tratto dal libro In bilico sul mare scritto dalla sceneggiatrice e scrittrice Anna Pavignano (ha scritto con Massimo Troisi tutte le sceneggiature dei suoi film, compresa quella de Il Postino per il quale è stata anche candidata all’Oscar per la migliore sceneggiatura), l’ultimo film di Alessandro D’Alatri racconta la storia di Salvatore (Dario Castiglio) un ragazzo normalissimo, quasi anonimo che non ha internet e non ne sente il bisogno, non aspira ad avere una macchina o una motocicletta ma vive una vita da ‘materasso’: ha un lato invernale e uno estivo. Vive a Ventotene, l’isola che non ha quattro stagioni, bensì due: durante il fuori stagione, con l’inverno, lavora come operaio nei cantieri (quasi sempre in nero!) in attesa che arrivi l’estate. E durante l’Estate lavora come barcaiolo portando in giro i turisti che da Pasqua in poi iniziano ad affollare l’isola. Ciò di cui si nutre Salvatore è il Mare e la sensazione di Libertà che ne consegue. Ma proprio durante la stagione estiva conosce Martina (Martina Codecasa), ragazza delicata e borghese, seducente e sporcata da una realtà verso la quale ha troppe aspettative ma troppa poca voglia di reagire. Il protagonista è di una purezza unica, rude fuori ma decisamente ingenuo: dopo anni di femminismo e di battaglie sull’uguaglianza, a soffrire per amore è proprio un ragazzo che con sua immensa sorpresa scopre dentro di se una sensibilità quasi femminile.

Film sicuramente poco brillante ma estremamente coraggioso. Il regista affida il ruolo dei protagonisti a due attori sconosciuti, presi dal teatro ed entrambi con grandi capacità espressive e importanti curriculum; naturale e scanzonato Dario Castiglio e più sensibile ed intensa Martina Codecasa. Ma vera protagonista è l’isola Ventotene, calda e colorata, custode di valori e di persone ‘incontaminate’ e pure ben lungi dalle realtà metropolitane e urbane cui ci hanno abituato le commedie adolescenziali tanto in voga in questo periodo.

Una storia d’amore, sicuramente. Ma questo silenzioso prodotto cinematografico tocca anche temi molto importanti ed estremamente attuali, contraddizioni della nostra epoca: dalla disoccupazione al lavoro in nero, dall’immigrazione allo snaturamento di un’identità sociale. Un film on the road o, meglio, on the sea, come dichiara il titolo stesso. E proprio per le difficoltà che il mare ha tirato fuori, il regista ha deciso di girare il tutto in digitale, utilizzando una macchina da presa Sony X3, full HD che ha permesso di ultimare il film in meno di un anno e di sperimentare nuovi mezzi tecnici, di cui il cinema (soprattutto quello italiano) ha estremamente bisogno. Un frullato di tematiche da neorealismo italiano e amore da film adolescenziale più leggero, unito allo sperimentalismo di un regista sapientemente rumoroso.

 

Annunci