Skyline (Brothers Strause, 2010)

di Francesca Fichera e Fausto Vernazzani.

Viste le nostre più o meno dichiarate tendenze al masochismo, oggi abbiamo deciso di parlare del blockbuster del periodo: Skyline. E voi direte “Che culo”. Qui Francesca e Fausto, a voi indovinare chi è Francesca e chi è Fausto. (Vi do un suggerimento, io sono Fausto).
In primo luogo, sappiate che ha tante belle cose divertenti ma qualche controindicazione: a) non è un film adatto al torpore post-coito perché potrebbe indurre sonnolenza (quindi non guardatelo in compagnia del vostro partner ma con tanti rumorosi amici o da soli, se preferite); b) se avete problemi con Freud e affini (ergo, nel caso dei maschietti, con la visione dell’organo genitale femminile, lo direbbe anche il grande Elio), astenetevi: qui non ci sono alieni ma enormi vagine nere corredate di tentacoli.

Se i punti a e b non hanno suscitato in voi alcun turbamento, potete passare in rassegna assieme a noi le parti succulente del film (anche se definire succulente quelle “cose” lì fa decisamente schifo). Bene, dunque lanciamoci in quest’inno alla vaginite incatramata che vi farà dimenticare i vostri pruriti intimi e venire incubi su colate di catrame dalle vostre pudenda, mentre i maschietti potranno scordarsi di Denti (e conseguenti genitali staccati a morsi per sostituirli con cilindri di carne risucchiati insieme a tutto il resto dentro uteri giganti! E gli uteri mostruosi non son solo quelli alieni…
Sì perché Skyline non è soltanto un’ode al bitume, ma anche e soprattutto un invito alquanto ostentato alla procreazione. Fecondazione assistita? Problemi ormonali? Sterilità? Dimenticate tutto quel poco che sapete della vostra personale – qualora ne abbiate ricevuta una, e ce lo auguriamo – educazione sessuale: i fratelli Strause (autori di questa perla di pellicola, dopo i titoli di testa siate certi che non ve li scorderete più) dimostrano al mondo intero che si può portare avanti una gravidanza anche durante l’Apocalisse; che fa niente se la mamma ha una serie infinita di infarti del miocardio e corre su e giù saltando ostacoli come in un’infinito spot dell’olio Cuore: il piccolo fagiolo non sguscerà mai via! Giustamente, l’hanno messo al mondo per vederlo finire dopo neanche una settimana, ci pare una giusta ricompensa…

Ma ora, per chi, pover’uomo, non avesse visto questo film, è il momento di spiegare di che cosa parla. [Leggete in stile canzoncina dei Due Leocorni mi raccomando] Ci son 2 fidanzati ed un amico nero, una dolce meretrice, una baldracca reale e una sottospecie di macho latino che si trovano ad affrontare un’invasione aliena che distrugge tutto. Dove? Beh, pare che la moda inverno-primavera di quest’anno abbia scelto Los Angeles come teatro per le catastrofi da fine del mondo, visto che presto un’altra invasione romperà le scatole ad Aaron Eckhart in Battle: Los Angeles. Probabilmente in questo periodo la California è più glamour secondo gli esperti di catastrofi. Il paesaggio, lo skyline appunto, losangelesco si presta molto di più a un commento musicale privo di senso – che poi, mistero della fede, sparirà nella seconda parte del film per lasciar posto ai soliti tromboni da thriller: durante i primi 15 minuti circa vi sembrerà di ascoltare un juke-box con la sindrome border-line.

E col sottofondo degli UOOOOH dei 30 Seconds to Mars buttati lì come la rucola sui waffles, vediamo scorrere davanti a noi una storia che inizialmente ha tanto senso quanto la sua colonna sonora. Poveri spettatori siamo dunque costretti ad agganciarci solamente agli stereotipi classici che trovano conferma uno per uno senza pietà. Quindi se vi diciamo ‘baldracca’ e ‘meretrice’ avete già capito tutto. Se vi diciamo ‘fidanzati innamorati’ avete capito tutto anche di questo. E se vi diciamo ‘amico nero’ avete già capito che sulla sua testa scatta subito l’orologio della morte con i secondi che scorrono in attesa del momento fatidico (come nel videoclip dei Nickelback)! Ma cosa ancora più ridicola è che l’amico nero è il vecchio Donald Faison di Scrubs, a cui è stato assegnato proprio lo stesso doppiatore di Chris Turk, ed immaginarsi un’apparizione di Zach Braff a.k.a. John “JD” Dorian urlare “ORSO DI CIOCCOLATO NOOOO” è più che inevitabile.

Insomma, una volta stabilita la gerarchia di quelli che moriranno più o meno atrocemente avvinti a enormi-grandi labbra impeciate (vi ripetiamo gli indizi: meretrice, baldracca bionda e vissuta, uomo nero, extracomunitario), cosa rimane? La donna dall’utero inox 18-10 e la sua dolce metà, ergo: l’unico uomo vivente con il lato B più degno della faccia (Eric Balfour).
Mentre tutti gli altri sono esseri umani letteralmente dotati di morte scritta, segnata e decisa nel momento stesso in cui si presentano o aprono bocca per dar mostra degli eccezionali dialoghi che ti lasciano di sasso per la loro inutilità e insensatezza – eccezion fatta per un ‘Vaya con Dios’ degno della peggior americanata. Se c’è qualcosa che si può salvare è forse la regia, solo una volta parzialmente scremata da dei veri obbrobri quali le meravigliose scene in moviola che hanno lo stesso effetto di una frenata dopo una corsa a 150 km/h… cioè ti fanno vomitare tutto quello che hai in corpo, compreso stomaco e intestino, per quanto è orrenda. Ma l’effetto del “Oh Merda mi hanno preso” che compare lentamente sulle facce dei malcapitati dell’occasione, a quanto pare, attizza molto di più se visto al rallentatore… secondo loro. Solo Iddio sa perché. E solo Iddio sa perché un film del genere andrebbe visto, perché ve lo stiamo suggerendo e, soprattutto, perché noi stessi ci siamo macchiati di tale onta: il motivo è “grezzo è bello, ogni tanto” , “chi non ride mai non è una persona seria” e bla bla bla. In realtà è un pretesto come un altro per spegnere le sinapsi (tanto ci penseranno le vagine marziane a riaccenderle, con tanto di effetto luce al neon). E pure per fumare tante sigarette – non sappiamo per quale arcana ragione, ma solo a riparlarne in forma scritta le vene di Francesca reclamano alti dosaggi di nicotina.

Concludendo, Skyline NON fa bene alla salute proprio come un hot dog super-unto stracolmo di cipolline fritte. Però la sua ragione di esistere ce l’ha. Assumetelo come dogma.

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