Robot (S. Shankar, 2010)

di Fausto Vernazzani.

Parlare di Enthiran (Robot il titolo internazionale) in India sarebbe come parlare di Avatar con chiunque, tutti lo hanno visto, nessuno è scampato. La differenza è che nessuno è corso alle sale facendosi decine di chilometri di pellegrinaggio per favorire il successo di Sam Worthington, mentre per Superstar Rajinikanth lo hanno fatto. Quando poi un attore ha il soprannome di Superstar qualcosa dovrebbe suggerirti che sia una persona con un po’ di successo, e se poi quel nomignolo viene usato persino nei titoli di testa per presentare il protagonista, vuol dire che siamo di fronte ad una sorta di Idolo da venerare. Non a caso infatti Rajinikanth è venerato e adorato quasi fosse un semidio, e quando cominci a leggere tutte queste cose la curiosità di vedere il film ti viene.

Come molti su questo pianeta, non avevo mai visto un film Indiano prima d’ora, su Bollywood si ascoltano storie e leggende, ma di quei film non ne arriva praticamente nessuno qui in Occidente, al massimo nei festival. Vi assicuro che se vi sedete sulla poltroncina massaggiante con pediluvio a idromassaggio a vedere Enthiran non vivrete un’esperienza unica, questo solo per il fatto che in Robot c’è tutto. Se siete in cerca di un film violento, Enthiran è la risposta.

Romantico? Enthiran. Simpatico? Enthiran. Avventuroso? Enthiran.  Musica? Enthiran. Sono 2 ore e mezza di pellicola che sembrano 10 anni, non perché noioso (un aggettivo estraneo a questo film come simpatico lo è da Colorado Cafè), ma perché si passa per una moltitudine di fasi interminabile come se si stesse guardando un film ad episodi con sviluppi sempre diversi.

Vaseegaran (Rajinikanth) è uno scienziato particolarmente dotato nell’ambito della robotica e dopo innumerevoli anni crea il suo capolavoro, un robot capace di qualunque cosa, tranne provare emozioni. Battezzato dalla madre di Vaseegaran come Chitti Babu (sempre Rajinikanth), il robot subito si conquista le simpatie di tutti, specialmente quella di Sana (Aishwarya Rai), fidanzata di Vaseegaran. Scopo di Chitti è quello di essere utilizzato dalle forze armate indiane per proteggere il paese, ma nella commissione che deciderà se utilizzarlo o no, c’è il vecchio mentore dello scienziato, il Dr. Bohra, un uomo che ha molto da nascondere, e sicuramente non è amore per la patria.

Parliamoci chiaro, non è un capolavoro, né un grande film, è un blockbuster esattamente come il succitato Avatar, con la differenza che questo è fatto espressamente per il pubblico Indiano e non per noi occidentali, sporchi e luridi della nostra abitudine ad un determinato modo di fare e vedere film. Il livello tecnico della pellicola di Shankar, per quanto sia la più costosa (e te credo se vai a girare fino a Machu Picchu in Perù) mai realizzata nella storia del cinema indiano, è scadentissima.

La fotografia è quasi assente, sembra che chi se ne dovesse occupare sia fuggito su Falcon insieme ad Atrey per continuare la storia infinita (eccovi la musichetta per aiutarvi ad immaginare), ma questo non ha neanche lontanamente danneggiato il successo del film (secondo per maggiori incassi nella storia indiana), ma lo stesso si può dire per la sceneggiatura banale e spesso di una simpatia berlusconiana – ridicola e stupida per intenderci.

Tuttavia niente di diverso da quello che noi ci godiamo come Io, Robot o simili, sicuramente film migliori, ma da non escludere come appartenenti allo stesso livello e stesso target. Ciò che c’è di diverso, e ciò che manca, è l’assenza di sesso in questo film, sicuramente dovuto ad una censura maggiore e infatti non si va più in là del dire che Sana ha dei fianchi sexy, mentre noi qui dei fianchi simili li avremmo subito schiaffati su una fotocopiatrice (The Spirit style con Eva Mendez) oppure un primo piano 3D come sicuramente vorrebbe fare il nostro amato Tinto Brass.

Ciò che invece c’è e che noi non abbiamo, sono le tipiche scene di canto e di ballo, che se da un lato fanno sorridere – nel senso “ma che minchia è?” – dall’altro sono una vera droga a cui difficilmente si può resistere, specie se realizzate dal premio Oscar A.R. Rahman che ci ha incantati e impallati al ritmo del suo ‘Je-yo’ del film The Millionaire di Danny Boyle. Quello che invece è unico in Enthiran è Rajinikanth, la Superstar, in un doppio ruolo che va dalla parte del buono a quella del cattivo, del freddo e impassibile a quella del geloso infuriato, un attore sicuramente sopra le righe e non eccezionale in questa pellicola, ma il cui carisma è effettivamente innegabile.

Per quanto ci sia diversità a palate nel modo di essere e di fare film, Enthiran è stato uno dei film più attesi del 2010, e quasi per rispetto a questo successo in India, dovremmo poterlo vedere anche noi poveri lobotomizzati occidentali, e sperare che dal grande successo possiamo arrivare alle produzioni più piccole e conoscere meglio la qualità che il cinema indiano, uno dei più prolifici al mondo, può offrirci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.