Global Metal (Sam Dunn, Scot McFadyen, 2008)

Global Metal: anche il growl unisce i popoli, e questo documentario lo dimostra – di Roberto Manuel Palo.

Parto col dire una cosa: questo è un documentario coi controcazzi. Da far vedere a tutte le menti ottenebrate dai pregiudizi. Global Metal prova a rispondere ad una domanda: il metal può essere considerato uno strumento di globalizzazione? Sam Dunn e Scot McFadyen cercano di rispondere visitando i luoghi di tutto il mondo. Dal Brasile a Pechino, da Jakarta a Dubai fino a raggiungere Israele e l’India.

Dunn dimostra con le sue interviste sia l’importanza che il metal ha rivestito e riveste in alcuni paesi, sia i suoi problemi di diffusione. Ad esempio in Cina il metal si è diffuso grazie alla vendita di CD illegali. In India il governo e le autorità religiose condannano questo genere di musica perché molto restii ad accogliere le novità, in nome delle tradizioni. In Iran ci sono le restrizioni più decise: oltre ad essere vietata la vendita dei CD di musica metal, viene arrestato chiunque abbia qualcosa di metallaro nell’abbigliamento. Dai capelli lunghi fino alle maglie con i loghi dei gruppi.

Da ciò si ricava una cosa molto chiara. Oltre ai pochi fan di questi paesi che amano il metal e devono scaricare obbligatoriamente la musica da Internet, si capisce che questo tipo di musica fa paura ai governi più rigidi. E non perché è “satanica”, come può pensare (sbagliando) la maggior parte della gente. Sono i testi che fanno paura, perché rappresentano una valvola di sfogo per i giovani.

Non solo rumore

Global Metal convince il pubblico anche attraverso le interviste ai numerosi protagonisti della scena metal. Il metal è una fonte di globalizzazione molto efficace. Con questo non vuole dire che solo il metal è in grado di unire le popolazioni di tutto il mondo. Anzi, siccome è la MUSICA che unisce i popoli, Dunn dimostra che il Metal è musica, non solo rumore.

Ovviamente ha dovuto documentare anche i vari incidenti che possono accadere ai concerti, durante i momenti di pogo. Però ciò non intacca la sostanza e la validità della conferma che la risposta alla domanda iniziale è assolutamente un sì

Vero, durante un concerto metal la gente può farsi male, bere, drogarsi. Ma qualcuno mi dimostri che durante l’Angelus della Domenica non c’è nessuno che, oltre a pregare, non si fa male, non beve e non si droga. Ci sono anche i preservativi a terra, figuriamoci. Non facciamo troppo i perbenisti che, vedrete, fra qualche anno, durante gli Angelus, si inizierà anche a pogare al grido del Papa.

Nel frattempo si è già cominciato con i preti che compongono musica metal.

See You Soon!

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